L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 6 novembre 2005

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FATTI E MISFATTI

Rubrica a cura di

Riccardo Serroni

 

Farmacia, che tormentone!


In questi ultimi numeri, sulle pagine di questo giornale, a proposito della futura nuova ubicazione della farmacia comunale (in piazza Mazzini) ne abbiamo lette di cotte e di crude.

 

Sappiamo già tutto circa le motivazioni che hanno spinto l’amministrazione comunale ad optare per la scelta suddetta. E sappiamo già tutto anche sulle argomentazioni di chi si oppone a questa scelta. Non entro quindi nel merito di queste questioni (anche se non mi convince l’opinione di chi afferma che la farmacia comunale, perché pubblica, non debba avere come obiettivo quello di chiudere in attivo il proprio esercizio commerciale. Se dovesse chiudere in rosso evidentemente non sarebbe più molto frequentata dai cittadini perché, ancora evidentemente, non offrirebbe più un buon servizio). Ritengo opportuno, invece, intervenire su altri due aspetti messi particolarmente in rilievo da chi si oppone a questa scelta.

 

Il primo riguarda le motivazioni, diciamo così, affettive e la necessità di restare fedeli alle volontà di mons. Roberto Calai, colui che donò l’odierna farmacia comunale all’ospedale.

 

L’eredità del Calai

 

Si è paventata un’eventuale azione legale degli eredi per rientrarne in possesso nel caso in cui ne fosse cambiata l’ubicazione in via definitiva.

 

L’iniziativa sarebbe, a mio avviso, legittima, ma può riguardare soltanto la destinazione dei locali. Come ci è stato spiegato, infatti, con la riforma sanitaria gli ospedali non possono più possedere farmacie esterne e la titolarità della "Calai" è passata al comune. I locali che ospitavano la farmacia in piazza Martiri (così mi è stato spiegato, ma non ho documenti a suffragio) appartengono a tre proprietari: l’EASP (ex IRR) è proprietaria della parte inerente la vetrina adiacente il negozio Zuccarini; l’ASL nr 3 della parte corrispondente alla vetrina della porta d’ingresso; il resto è della famiglia Rosi. Mons. Calai aveva donato la porzione che attualmente è diventata di proprietà della Asl nr 3 (e non si capisce perché non sia passata alla Asl nr 1 insieme all’ospedale). Nell’atto di donazione di Mons. Calai c’è specificato che nel caso in cui il locale suddetto non fosse più destinato ad un’opera di beneficenza e carità (come la farmacia, appunto), esso deve tornare in mano agli eredi Calai, i quali, a loro volta, non potrebbero disporne a loro piacimento, ma sarebbero obbligati a destinarli ad opere di beneficenza e carità. Quindi, stando ai fatti, mi pare che l’eventuale contenzioso riguarderebbe esclusivamente la proprietà dei locali e la loro destinazione. Problema che investe anche la parte originaria dell’ospedale (anch’esso donato da Mons. Calai). Ma qui il problema non si pone perché, secondo gli accordi, ad ospedale trasferito, nel "Calai" dovrebbero trovare ospitalità parte del centro anziani e servizi di recupero.

 

La fedeltà ai programmi

 

Il secondo argomento è l’opportunità di restare fedeli o meno ai programmi con cui la maggioranza che guida il comune di Gualdo si è presentata agli elettori. Su questa tematica non si può dire tutto ed il contrario di tutto. In campagna elettorale vogliamo sapere, da chi si candida a governare, che cosa intende fare. Se non lo facesse lo accuseremmo di superficialità e mancanza di idee. Il progetto delle palazzine in piazza Mazzini, con la loro destinazione d’uso, è stato presentato agli elettori dalla coalizione che appoggiava Scassellati in tutte le salse, compreso un plastico. Ed era uno degli elementi portanti del programma del centro sinistra. Volenti o nolenti gli elettori hanno dato fiducia all’attuale sindaco anche sulla base di quel progetto. Rispetto al quale, peraltro, non ricordo che ci siano state, all’epoca, particolari critiche. Per carità, non è Vangelo, sulla base di nuove valutazioni critiche si può anche cambiare, ma la fedeltà ad un programma trasparentemente illustrato agli elettori non può essere gabellata per arroganza, bensì è rispetto per gli elettori stessi.

 

I diritti dei commercianti

 

Questo indipendentemente dal fatto che i commercianti del centro storico hanno il diritto di essere tutelati perché la loro permanenza (e naturalmente con un’ attività sufficientemente redditizia) è fondamentale per far rimanere in vita il centro città. Fanno bene, quindi, ad avanzare richieste, è nel loro diritto. Sbaglierebbero, però, a fossilizzarsi su unico obiettivo. La crisi del centro storico è complessa ed ha molte madri e padri; per risolverla, o per lo meno alleviarne i sintomi negativi, occorre una strategia complessa che punti in diverse direzioni. Non esiste, cioè, una soluzione unica del problema. Ed a mio avviso il complesso aggregativo (poste, farmacia, studi medici) previsto in piazza Mazzini, cioè comunque nel centro storico, costituirà un bell’assist anche per tutte le attività commerciali del centro città.

 

E’ ovvio, però, che entro il 2006 dovrebbe essere tutto ultimato.

GUALDO TADINO

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