L'ECO del Serrasanta

 

N. 21 - 6 novembre 2005

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Letture

Le fiabe di nonna Mirella

La casa delle streghe

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Percorrendo un tratto di strada in mezzo a verdeggianti colline, dove predominano querce e pini, si scorge a lato una grande casa con le persiane scure ed un portoncino troppo piccolo in confronto alla casa che da lontano fa una certa impressione. I muri, un tempo di un bel colore celeste, sono stinti e scorticati. Nei pressi della casa c’è un piccolo cimitero, anch’esso trascurato; le lapidi illeggibili, le fotografie sbiadite, e tutto intorno erba incolta e sterpaglie. Insomma tutto appare abbandonato ed assume un aspetto misterioso. La gente, che per andare al lavoro è costretta a passare davanti, ormai la conosce, ma nessuno si ferma vicino perché, dicono, quella è "la casa delle Streghe".

Certo, l’aspetto spettrale aumenta nelle grigie giornate di inverno o quando durante i temporali notturni i lampi e le saette la illuminano a sprazzi; il piccolo cimitero fa proprio paura con i pipistrelli che ci svolazzano sopra.

Paolino, che faceva la strada di mattino e di sera per tutti i giorni lavorativi della settimana, era attirato ed incuriosito e nello stesso tempo timoroso nel transitare davanti. Per tanti ani non aveva mai visto nessuno abitare in quella lugubre casa. Ma un bel giorno, come per incanto, la casa si animò. Con sua grande sorpresa si accorse che le persiane erano aperte e sul davanzale della finestra ci stava una piantina di gerani. Da lontano già si sentiva la musica di una radio accesa e delle voci di bambini che ridevano e si rincorrevano nel prato che circonda la casa. Alla sera si scorgevano fioche luci che tuttavia davano conforto e che rendevano la casa finalmente animata. Paolino fu proprio contento di ciò e lo raccontò a sua moglie che fu altrettanto felice nel sapere che nella grande casa viveva una famiglia.

Questa cosa durò pochi mesi perché all’improvviso, così come era venuta, la famiglia se ne andò e tutto ritornò come prima. A Paolino sembrò ancor più triste e tetra e gli prese lo sconforto nel vedere di nuovo tutto abbandonato. Dopo averci pensato più volte, una sera Paolino disse a sua moglie di volere andare a vedere la casa da vicino. Spiegò che era giunto il momento di verificare se la storia delle streghe era vera o esisteva solamente nelle fantasie degli uomini. Prese una grossa pila, si fece coraggio e piano piano si avvicinò a quella casa con timore. Ogni tanto sentiva dei rumori, ma forse era la sua immaginazione. Una civetta cantava sull’ albero dietro la casa. Arrivato sotto la finestra del primo piano, la illuminò e dalle fessure delle persiane mezze sgangherate intravide una figura nera, con gli occhi rosso fuoco che sembrava avere le braccia lunghe due metri e ... sentì un urlo terrificante ... ahhh ... ahhh ... ahhh ... A Paolino si rizzarono i capelli per la paura e si mise a correre così velocemente che sembrava avere le ali ai piedi. Con le mani tremanti aprì lo sportello della macchina e tornò da sua moglie raccontandole ciò che era successo.

In paese si sparse la voce dell’avventura di Paolino, tutti erano timorosi e nello stesso tempo incuriositi. Cosicché in una notte di luna piena gli abitanti più coraggiosi del villaggio si misero d’accordo per andare a verificare ciò che Paolino aveva raccontato. Si armarono tutti di grosse pile e si incamminarono verso la grande casa. Quando furono nei pressi, apparve loro uno scenario da brividi. La luna piena illuminava la zona circostante, le piante apparivano animate, il piccolo cimitero abbandonato pieno di sterpaglie che si muovevano alla leggera brezza notturna sembrando streghe danzanti, la casa ancor più scolorita e scalcinata da sembrare quelle dei film dell’ orrore. Tuttavia si fecero forza ed arrivarono sin sotto la sciagurata finestra del primo piano. Un omome alto e coraggioso disse: "Adesso voglio vedere io!" Alzò la grande pila accesa verso le persiane, aguzzò gli occhi per vedere meglio tra le fessure e, come a Paolino, gli apparve la stessa figura nera, con gli stessi occhi rosso fuoco, con la bocca spalancata ed i denti lunghi ed aguzzi e con le braccia alzate come artigli pronti a ghermire.

L’urlo fu ancora più terrificante ... ahhh ... ahhh ... ahhh.

Bisteccone, così lo chiamavano gli amici, si sbiancò in viso dalla paura e si mise a gridare: "E’ vero, è vero!!! Ci sono le streghe!!!" Corse via e dietro a lui tutti gli altri che lo avevano seguito. Per dormire si fecero fare dalle proprie mogli una camomilla. Il mattino successivo i famosi coraggiosi, compreso Bisteccone, si ritrovarono sulla piazza del villaggio e raccontarono quella terribile serata.

In un angolo della piazza c’era un signore anziano, curvo, appoggiato al suo bastone, incuriosito e silenzioso ascoltava tutti quei discorsi. Dentro di se pensava: "Quante sciocche storie ho sentito stamattina!" Chiamò attorno a sè Bisteccone, Paolino ed i loro amici e disse loro: "Domani portate anche me alla grande casa, perché vi devo raccontare una storia." Questa volta andarono di giorno tutti insieme, compresi anche i bambini del villaggio. Quando arrivarono alla grande casa, il vecchietto si sedette sugli scalini ed incominciò a raccontare.

"Sapete, cari amici, questa casa anni fa era una casa cantoniera e ci abitavano marito e moglie con due bambini. Ci vissero felici per parecchi anni, ma quando i figli crebbero, i genitori si stancarono di vivere così isolati pensando anche che per i loro figli in quel posto non c’era avvenire. Decisero quindi di abbandonare la casa per andare a vivere in una città. Poi, rivolto a Paolino: "Tu per qualche tempo hai visto la casa aperta è vero, perché un figlio con la sua famiglia era tornato con i suoi bambini a far vedere loro dove aveva vissuto tanti anni fa da piccolo con i loro nonni. Ora entriamo che vi faccio vedere cosa c’è dentro." Dalla tasca dei pantaloni tirò fuori una chiave ed aprì il portoncino. Entrarono con timore, ma il vecchietto li tranquillizzò: "Entrate, non abbiate paura!" Spalancò tutte le porte e, quanto aprì la porta della stanza del primo piano, quella con le persiane sgangherate, uscì fuori un vecchio gatto nero spelacchiato e spiritato. "Ecco - spiegò il vecchietto - questo è quello che avete visto dalle fessure delle persiane, un gatto! Voi che temevate di trovare vecchie streghe!!! Con le pile accese lo avete spaventato, mentre se ne stava a dormire tranquillo e per difesa spalancava gli occhi ed aguzzava gli artigli miagolando furiosamente. Vedete, cari amici - concluse il vecchietto - la suggestione cosa ci fa credere e pensare e, spesso, fa apparire giganti anche le piccole cose!!!"

Se ne tornarono tutti a casa, sorpresi da quella storia, tranquilli e soddisfatti dalle spiegazioni che il vecchietto aveva dato. Sono passati tanti altri anni da quel giorno e la casa è rimasta tale e quale, anzi, più diroccata. Quando passano là davanti i forestieri e vedono quella casa , scolorita, scorticata ed il piccolo cimitero abbandonato anche a loro viene spontaneo dire: "Sembra la Casa delle Streghe!"

Mirella Ragni - nonnamirella28@libero.it - http://digilander.iol.it/nonnamirella28/

 

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