L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 6 novembre 2005

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Spiragli per la Merloni

Il programma di rilancio industriale all'esame di sindacati, amministratori e forze politiche


01merloni1.jpg (18710 byte)Un posto alla Merloni ... fino a qualche tempo fa era il massimo cui si poteva aspirare in questa zona dove aveva trovato sbocco l'imprenditoria fabrianese, trasformandola in uno dei poli economici più vivaci dell'intera regione: il numero delle maestranze aveva raggiunto le 1.800 unità, soddisfacendo le richieste di impiego di un hinterland sempre più vasto.

 

Poi le cose sono cambiate; colpa della globalizzazione, colpa del mercato,,esigenze di una nuova organizzazione aziendale ... i motivi si sono intrecciati ed accavallati e sono cominciati i motivi di ansia e preoccupazione; per i lavoratori che hanno visto in pericolo il loro posto di lavoro, per i politici e gli amministratori che, di punto in bianco, vedono in pericolo la situazione di tranquillità e lo stato di relativo benessere del territorio. Licenziamenti? Cassa integrazione?

 

Si aprono nuovi spiragli per l'azienda che presenta nuovi programmi di rilancio che sono al vaglio dei sindacati e delle amministrazioni locali.

 

PRIMA PAGINA

 

LAVORO

 

Un'iniziativa di Rifondazione Comunista

   CRISI ALLA MERLONI  

Il piano industriale c'è ed induce all'ottimismo

Inevitabile la cassa integrazione straordinaria di due anni per ristrutturazione per il 30% dei dipendenti (circa 400 di Gaifana) - Ancora incerte le modalità di attuazione della cassa integrazione: i sindacati chiedono un controllo

 

Riccardo Serroni


04merloni.jpg (10938 byte)Finalmente sappiamo qualche cosa di concreto. Dopo mesi di si dice, di supposizioni, di ipotesi più o meno verosimili, il nuovo amministratore della Antonio Merloni Spa ha presentato alle organizzazioni sindacali il piano industriale del gruppo. Ed il lupo non è così cattivo come qualcuno temeva. Ci sono fondate speranze per un futuro ancora roseo, ancora pieno di certezze anche se le preoccupazioni non mancano ed i dubbi non sono stati dissipati del tutto. Ma la situazione internazionale è difficile ed è da apprezzare lo sforzo del gruppo Antonio Merloni e le prospettive che sono state tracciate. L’accordo è stato sottoscritto dall’azienda, dall’Assoindustria di Ancona e dalle organizzazioni nazionali, regionali, provinciali ed RSU dell’Umbria e delle Marche. Perché l’accordo sia reso operativo dovrà superare un altro scoglio. Il 10 novembre verrà discusso presso il Ministero delle Attività Produttive.

 

Il piano industriale

 

Ed allora cerchiamo di capire quali prospettive ha tracciato la nuova dirigenza per il prossimo futuro:

  • Risanamento finanziario del gruppo Antonio Merloni nel prossimo biennio con investimenti per 122,5 milioni di euro: 52,5 in Ucraina e 70 negli stabilimenti di Gaifana e Fabriano; dal 2007, se tutto andrà secondo le previsioni, l’azienda avrà risanato i suoi bilanci ed avrà tracciato una nuova prospettiva di sviluppo;

  • Mantenimento dei siti produttivi in Italia;

  • Il calo delle vendite (a Gaifana 1500 pezzi al giorno in meno, a Fabriano 2200) avrà come conseguenza inevitabile una riduzione del personale ma gli esuberi ipotizzati sono stati trasformati in cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per un periodo di 2 anni per il 30% dei dipendenti. Considerando che a Gaifana lavorano circa 1300 dipendenti, la cassa integrazione dovrebbe interessare all’incirca 400 lavoratori. In tutto il gruppo lavorano 3570 persone e globalmente il provvedimento dovrebbe quindi riguardare un migliaio di maestranze.

Le positività dell’accordo

 

Per Luciano Recchioni, Gianfranco Mascolini e Fausto Chiocci, sindacalisti della CGIL, l’accordo contiene alcuni aspetti positivi e confortanti: "L’investimento di 70 milioni di euro in Italia nei prossimi due anni e la volontà dell’azienda di progettare, produrre e realizzare in Italia è senza dubbio da accogliere con grande attenzione. La strada della cassa integrazione, pur destando ovviamente tutte le preoccupazioni che si possono immaginare, appare come il male minore rispetto al paventato pericolo dei licenziamenti".

 

I motivi di preoccupazione

 

Non è assolutamente il caso, però, di cantare vittoria con eccessivo entusiasmo. I dubbi e le incertezze restano:

 

"Ormai la trattativa si trasferisce presso il tavolo del Ministero delle attività produttive e del lavoro dove si dovranno stabilire i tempi e le modalità della cassa integrazione. Successivamente alla firma dell’accordo, presso il Ministero, nella stessa giornata, verranno coinvolte le istituzioni delle Marche e dell’Umbria.

 

Rispetto alla modalità di attuazione della cassa integrazione noi abbiamo chiesto che essa coinvolga a rotazione tutti i dipendenti, non soltanto alcuni. E chiederemo una commissione di verifica e controllo sulla gestione del personale in questi due anni".

 

C’è inoltre una certa incertezza a livello di produttività:

 

"La produzione che verrà realizzata in Ucraina, su dichiarazione dell’azienda, sarà prettamente legata al recupero delle quote di mercato dei paesi dell’Est legata soprattutto alla produzione di lavatrici. Ma questo non cancella un’altra nostra preoccupazione. Già da oggi le multinazionali non producono più frigoriferi in Italia. A produrre frigoriferi nel nostro paese è rimasto soltanto lo stabilimento di Gaifana".

 

Facilmente comprensibile è il perché di questa considerazione. Se le multinazionali non producono più frigoriferi in Italia significa che hanno trovato altre strade più redditizie. In tale ottica la produzione di Gaifana avrà un futuro? Noi tutti, naturalmente, ci auguriamo di sì, ma è difficile entrare nelle logiche di un mercato mondiale così impazzito. Quindi non è sufficiente la stipula dell’accordo. Occore qualche sinergia in più:

 

"La situazione critica può essere superata - dice Giovcanni Ciani della CISL - migliorando le infrastrutture viarie; un passaggio indispensabile per migliorare la competitività delle aziende del nostro territorio". Mentre Roberto Silvestri della UIL punta sulla politica: "Occorre un rilancio dell’azione politica per elaborare una legge regionale sulle politiche industriali e regolare i momenti di crisi aziendale e di settore che al momento sta investendo anche altri settori come la ceramica, il tessile e l’agricolo-tabacchifero".

Il parere dei sindaci Scassellati e Petruzzi


I sindaci dei comuni di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, i più diretti interessati alla crisi della Merloni, stanno seguendo con legittima trepidazione l’evolversi della situazione. Non sono entrati direttamente nella fase della trattativa aziendale ed i loro primi commenti non possono che avere un carattere prudente:

 

"Prendo atto dell’impegno che azienda e sindacati stanno profondendo - dice Antonio Petruzzi, sindaco di Nocera Umbra - per delineare i contenuti del nuovo piano aziendale della Antonio Merloni Spa. L’incontro del 26 u.s. sembra aver individuato un percorso che contiene molti segnali positivi. Il comune di Nocera Umbra e gli altri comuni interessati hanno anche recentemente confermato la propria disponibilità a dare, per quanto di loro competenza, il massimo sostegno in ogni sede, perché la vicenda abbia uno sbocco positivo nell’interesse dei lavoratori occupati e a difesa dell’economia di una vasta fascia di territorio regionale sempre a rischio di emarginazione".

 

Il sindaco di Gualdo Angelo Scassellati ha appreso per via indiretta i contenuti dell’accordo: "E' chiaro che questa intesa deve essere oggetto di attenta riflessione da parte di tutti i sindaci e di tutte le istituzioni. Ho chiesto personalmente all’azienda un tavolo di concertazione che veda presenti l’istituzione regionale, provinciale ed i comuni in modo tale che il percorso futuro sia unanimemente condiviso. Ufficialmente ancora il piano aziendale non ce l’abbiamo, ma non mancano le preoccupazioni ed i punti interrogativi su quali saranno gli scenari futuri e le garanzie di tutela per i lavoratori".

 

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