L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 21 - 6 novembre 2005 | |||||
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Spiragli per la Merloni Il programma di rilancio industriale all'esame di sindacati, amministratori e forze politiche
Poi le cose sono cambiate; colpa della globalizzazione, colpa del mercato,,esigenze di una nuova organizzazione aziendale ... i motivi si sono intrecciati ed accavallati e sono cominciati i motivi di ansia e preoccupazione; per i lavoratori che hanno visto in pericolo il loro posto di lavoro, per i politici e gli amministratori che, di punto in bianco, vedono in pericolo la situazione di tranquillità e lo stato di relativo benessere del territorio. Licenziamenti? Cassa integrazione?
Si aprono nuovi spiragli per l'azienda che presenta nuovi programmi di rilancio che sono al vaglio dei sindacati e delle amministrazioni locali.
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LAVORO
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CRISI ALLA MERLONI Il piano industriale c'è ed induce all'ottimismo Inevitabile la cassa integrazione straordinaria di due anni per ristrutturazione per il 30% dei dipendenti (circa 400 di Gaifana) - Ancora incerte le modalità di attuazione della cassa integrazione: i sindacati chiedono un controllo
Il piano industriale
Ed allora cerchiamo di capire quali prospettive ha tracciato la nuova dirigenza per il prossimo futuro:
Le positività dellaccordo
Per Luciano Recchioni, Gianfranco Mascolini e Fausto Chiocci, sindacalisti della CGIL, laccordo contiene alcuni aspetti positivi e confortanti: "Linvestimento di 70 milioni di euro in Italia nei prossimi due anni e la volontà dellazienda di progettare, produrre e realizzare in Italia è senza dubbio da accogliere con grande attenzione. La strada della cassa integrazione, pur destando ovviamente tutte le preoccupazioni che si possono immaginare, appare come il male minore rispetto al paventato pericolo dei licenziamenti".
I motivi di preoccupazione
Non è assolutamente il caso, però, di cantare vittoria con eccessivo entusiasmo. I dubbi e le incertezze restano:
"Ormai la trattativa si trasferisce presso il tavolo del Ministero delle attività produttive e del lavoro dove si dovranno stabilire i tempi e le modalità della cassa integrazione. Successivamente alla firma dellaccordo, presso il Ministero, nella stessa giornata, verranno coinvolte le istituzioni delle Marche e dellUmbria.
Rispetto alla modalità di attuazione della cassa integrazione noi abbiamo chiesto che essa coinvolga a rotazione tutti i dipendenti, non soltanto alcuni. E chiederemo una commissione di verifica e controllo sulla gestione del personale in questi due anni".
Cè inoltre una certa incertezza a livello di produttività:
"La produzione che verrà realizzata in Ucraina, su dichiarazione dellazienda, sarà prettamente legata al recupero delle quote di mercato dei paesi dellEst legata soprattutto alla produzione di lavatrici. Ma questo non cancella unaltra nostra preoccupazione. Già da oggi le multinazionali non producono più frigoriferi in Italia. A produrre frigoriferi nel nostro paese è rimasto soltanto lo stabilimento di Gaifana".
Facilmente comprensibile è il perché di questa considerazione. Se le multinazionali non producono più frigoriferi in Italia significa che hanno trovato altre strade più redditizie. In tale ottica la produzione di Gaifana avrà un futuro? Noi tutti, naturalmente, ci auguriamo di sì, ma è difficile entrare nelle logiche di un mercato mondiale così impazzito. Quindi non è sufficiente la stipula dellaccordo. Occore qualche sinergia in più:
"La situazione critica può essere superata - dice Giovcanni Ciani della CISL - migliorando le infrastrutture viarie; un passaggio indispensabile per migliorare la competitività delle aziende del nostro territorio". Mentre Roberto Silvestri della UIL punta sulla politica: "Occorre un rilancio dellazione politica per elaborare una legge regionale sulle politiche industriali e regolare i momenti di crisi aziendale e di settore che al momento sta investendo anche altri settori come la ceramica, il tessile e lagricolo-tabacchifero". | ||||||
Il parere dei sindaci Scassellati e Petruzzi I sindaci dei comuni di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, i più diretti interessati alla crisi della Merloni, stanno seguendo con legittima trepidazione levolversi della situazione. Non sono entrati direttamente nella fase della trattativa aziendale ed i loro primi commenti non possono che avere un carattere prudente:
"Prendo atto dellimpegno che azienda e sindacati stanno profondendo - dice Antonio Petruzzi, sindaco di Nocera Umbra - per delineare i contenuti del nuovo piano aziendale della Antonio Merloni Spa. Lincontro del 26 u.s. sembra aver individuato un percorso che contiene molti segnali positivi. Il comune di Nocera Umbra e gli altri comuni interessati hanno anche recentemente confermato la propria disponibilità a dare, per quanto di loro competenza, il massimo sostegno in ogni sede, perché la vicenda abbia uno sbocco positivo nellinteresse dei lavoratori occupati e a difesa delleconomia di una vasta fascia di territorio regionale sempre a rischio di emarginazione".
Il sindaco di Gualdo Angelo Scassellati ha appreso per via indiretta i contenuti dellaccordo: "E' chiaro che questa intesa deve essere oggetto di attenta riflessione da parte di tutti i sindaci e di tutte le istituzioni. Ho chiesto personalmente allazienda un tavolo di concertazione che veda presenti listituzione regionale, provinciale ed i comuni in modo tale che il percorso futuro sia unanimemente condiviso. Ufficialmente ancora il piano aziendale non ce labbiamo, ma non mancano le preoccupazioni ed i punti interrogativi su quali saranno gli scenari futuri e le garanzie di tutela per i lavoratori".
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