L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 23 ottobre 2005

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Salvare gli affreschi

 

di Giuseppe Pellegrini


Sant’Anna al cimitero è un’antichissima chiesa che sorge sull’antica consolare Flaminia. Ha un magnifico portale in pietra con rosone e due finestre, opera pregevole dell’anno 1507. Nella parte alta c’è un dipinto in affresco del Ferri. La chiesa risale al 1400. Nel 1633 fu aggiunto un portico antistante, a tre navate, con colonne, che ha nascosto la primitiva chiesa. Nel 1922 fu restaurato l’atrio e la facciata, che da sul piazzale.

 

L’interno della piccola chiesa è un autentico capolavoro d’arte, vi si conservano (il termine è improprio giacché conservare significa salvare, mantenere, preservare - sarebbe corretto dire: gettar via, perdere, sciupare, guastare) pitture di Matteo da Gualdo, del figlio Girolamo e del Ferri, che rappresentano immagini sacre che vanno dalla titolare della chiesa S. Anna, alla Madonna, San Rocco, S. Antonio, S. Sebastiano, il mistero dell’Annunciazione, le stimmate di S. Francesco e, particolare interessante un S. Antonio Abate, assiso in seggio e avente ai piedi un bifolco con bove, nel cartiglio si legge: "Bifulci castri Sigilli fecerunt fieri ex voto 1487 ... iul...").

 

La cultura occidentale, caratterizzata dal disinteresse per il sapere pratico, ha raramente conservato la memoria dei lessici legati alle attività manuali e all’abilità artigiana, o ne ha dato una trascrizione ideale, inconsapevole del rischio di perdere un patrimonio di lemmi (e quindi d’oggetti, avvenimenti, tecniche) la cui sopravvivenza è legata al fenomeno che li aveva prodotti. Ogni intervento di restauro, per quanto consapevole, è, infatti, espressione di una cultura storicamente circoscritta; l’urgenza di un’indagine che riordini il patrimonio delle arti figurative, anche sotto il profilo delle tecniche artistiche e della conservazione, è già avvertita in molti comuni umbri, mentre Sigillo, pur disponendo di un patrimonio lessicale delle arti figurative notevole, non possiede quella cultura fondamentale che è poi, il fondamento che caratterizza un popolo. La produzione di un linguaggio è il primo indizio d’aggregazione e d’identificazione di un qualsiasi gruppo sociale e la prima espressione formale della storia che esso produce nello spazio e nel tempo. Nella sua inadeguatezza o nella sua complessità esso esprime in ogni modo il livello di crescita di un ambiente omogeneo dotato di una funzione accentratrice: "Oggetti, fatti, azioni si susseguono e si sovrappongono, a loro sono attribuiti dei nomi, i nomi sono destinati a formulare il linguaggio proprio di quell’ambiente". Così, ogni attività culturale, sociale, economica, artistica esprime un lessico tecnico specifico, che ne rispecchia le consuetudini con una fedeltà che non è possibile ritrovare nelle sue trascrizioni letterarie o iconografiche.

 

Imparare a decifrare il linguaggio prodotto ed usato entro i confini di una tranche sociale, culturale e professionale, aiuta perciò a comprenderne in maniera più consapevole le caratteristiche e a percepirne le sfumature, oltrepassando le accezioni convenzionali tramandate dalla storia: "Conoscenza del patrimonio da salvare, attenzione conservativa e gusto amatoriale, sono conoscenze strettamente legate". Anche l’apparente silenzio si fa voce e documento per noi, per questo mi rendo conto del rischio di deludere i lettori che s’interessano in maniera specifica di una qualsiasi di queste discipline, ma spero che il solo fatto di averne ancora parlato possa offrire ad altri l’occasione di svolgere un lavoro più approfondito.

SIGILLO

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