L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 23 ottobre 2005

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Istoria dè fossili del Pesarese ...

 

di Giuseppe Pellegrini


"Istoria dè fossili del Pesarese e d’altri luoghi vicini", autore Giovanni Battista Passeri, è un grazioso volume nel qual è riportata una lettera del patrizio eugubino Girolamo Gabrielli, nella quale descrive tutto ciò che osservò nelle Grotte del Montecucco.

 

L’esplorazione di quel meraviglioso mondo sotterraneo, così come è narrato, ci fa vivere l’emozione, lo stato d’animo e le sensazioni provate da chi, tanto tempo fa si avventurò nelle sue viscere. L’interessante documento, molto particolareggiato, è del 1720, e dice: "Io ero fin da fanciullo prevenuto dalle grandi meraviglie racchiuse nelle sotterranee spelonche del Monte Cucco che è il più alto dei nostri Appennini che s’innalzano fra questa nostra città di Gubbio e la Scheggia, dove fu trovata, negli anni addietro un’antica basetta di marmo di un qualche ... coll’iscrizione di Giove Appennino (è il primo Eugubino che racconta, anche se in modo aleatorio, di una donazione fatta al Comune di Gubbio, di un’iscrizione venuta dal tempio di Giove Pennino, in località Scheggia), queste grotte, al dir delle nostre vecchierelle, erano un albergo di fate ed un aggregato di tesori; ma nell’età mia più grave mi venne in pensiero che invece di quelle favole, avrei potuto discoprirci qualche meraviglia della natura. Giunti con buona guida a quel monte che sorge in forma di cono, osservammo che questa grotta talora era così vasta e la sua sommità a me parve che in qualche luogo il vano non fosse minore della cupola di S. Pietro in Vaticano. Le nostre guide, pratiche del luogo, ci riferirono esser fama costante fra loro, che in altri tempi, altri, più risoluti di noi, fossero penetrati, laggiù e avessero trovato non solo un altro piano di grotte egualmente sterminate, ma altre voragini che forse conducevano a un terzo piano.

 

Osservammo con diligenza da per tutto se v’era orma di miniera e concludemmo che no. Cercammo se in alcun luogo si vedesse opera d’umano lavoro e neppure questo ci venne fatto di osservare: onde io conclusi per me che la stessa provvida natura, avesse spalancato quello spiraglio per il quale scendemmo".

 

Monte Cucco per noi Sigillani è come il Cupolone per i romani, la Madonnina per i milanesi, il Vesuvio per i napoletani. E quale senso di fierezza e di protezione insieme ci dona questo monte, celebre per le sue caverne. Nelle notti serene la stella polare palpita sopra la sua Croce di Ferro, mentre le Orse biancheggiano nel Piano della Scirca. La Croce di Ferro è stata posta da mani sigillane nel 1900; la proprietà di Monte Cucco non è soltanto del Comune di Costacciaro, ma la parte più vasta appartiene al Comune di Scheggia-Pascelupo che, partendo dal confine con Costacciaro, arriva a Perticano. Sono nel territorio di Scheggia-Pascelupo: l’Abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli, l’Eremo di Monte Cucco o S. Girolamo; l’Eremo e Abbazia di Santa Maria di Sitria, mentre l’Abbazia Benedettina di S. Andrea de Insula Filiorum Manfredi cade nel territorio di Costacciaro, invece i ruderi di dell’antica Abbazia di San Pietro Orticheto cade nel territorio di Sigillo-Fabriano.

 

Assumendo i debiti raffronti, il "dilettoso monte" appartiene, per una misura consistente al Comune di Scheggia-Pascelupo, poi per una parte minore all’Università degli Uomini Originari di Costacciaro ed infine, per una piccolissima parte al Comune di Sigillo, comune che, da millenni, vanta la strada d’accesso alle magnifiche grotte.

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