L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 23 ottobre 2005

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Come sta Baumgarten?


Correvano gli anni 70’, e, sui muri dei padiglioni del Policlinico Umberto I° di Roma, s’inseguivano proclami e scritte di vario contenuto e tenore, che raccontavano il clima di lotta e contestazione che si viveva allora, non solo lì. Ricorrevano, in particolare, due nomi, quelli di Daniele Pifano e ... Baumgarten (non ricordo più il nome). Erano due lavoratori dell’ospedale: uno infermiere e l’altro tecnico di radiologia, esponenti del "Collettivo" del Policlinico, appartenente all’area dell’Autonomia, che aveva nel vicino "Collettivo di via dei Volsci" il centro ispiratore. Si esaltavano le loro iniziative, che li avevano condotti in carcere, e si chiedeva, con forza, la loro liberazione. Erano gli anni di piombo, con i cortei dell’Autonomia, dei Collettivi, delle formazioni "extraparlamentari". Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Potere operaio, e subito dopo le Brigate Rosse.E lì vicino, alla Sapienza, Luciano Lama allora segretario della CGIL, fu preso a sassate, mentre teneva un comizio nella piazza della Minerva.

 

Tanti di noi, giovani di allora, ci sentimmo, con la mente e il cuore, dalla parte della contestazione. Ma la maggior parte rimase in disparte, fiancheggiatori moderati, od opportunisti, o repressi, per troppi anni di parrocchia, o i forti legami parentali, o semplicemente per vigliaccheria o buon senso. Come quella volta a Perugia, quando muovemmo dalla Casa dello studente, per una manifestazione contro un comizio d’Almirante, ed improvvisamente comparvero catene di ferro, caschi, fionde e sampietrini, e il corteo diventò guerriglia, con la polizia che caricava con le camionette: scappammo per vicoli per evitare lo scontro. Ma questa è un’analisi difficile e noiosa e qui non interessa.

 

Il collettivo del policlinico si segnalava per la durezza e la radicalità della lotta che conduceva contro le istituzioni e lo stato. In particolare nel policlinico ad essere preso di mira era il potere dei baroni, contro il quale, come nelle fabbriche, si voleva costruire il potere degli operai e dei proletari. Poi questa domanda è stata accolta dai partiti "parlamentari", che ne hanno fatto un’altra cosa: ma questa è proprio un’altra storia. Le scritte sui muri per Pivano e Baumgarten sopravvissero per anni. Ad ogni nuova tinteggiatura degli edifici, mani nostalgiche o irriducibili rinnovarono le frasi cancellate, finchè il tempo non ha vinto le ultime resistenze.

 

Il mare Ionio, che bagna le coste della Locride in Calabria, è subito profondo, l’acqua fredda e limpida, la spiaggia sassosa. Pochi turisti a prendere il sole, solo d’Agosto. Emigranti che tornano ai paesi d’origine, dove si sono costruiti brutte case in cemento, con i piani alti da finire, quando ci saranno i soldi. Sopravvivono poche case ad un piano, splendide nelle loro semplice povertà, vecchie, di prima della guerra, fatte dei sassi levigati delle fiumare vicine. Questi paesi a mare sulla statale ionica, si sono sviluppati negli ultimi decenni. Erano propaggini marine dei paesi posti sulle colline intorno. Alle loro spalle le alte montagne della dorsale appenninica, che in questo tratto prende il nome di "le serre", subito dopo il selvaggio massiccio dell’Aspromonte e prima dei contrafforti della Sila. Sono paesi ormai abbandonati, la gente si è trasferita sulla marina, a cercare migliori condizioni di vita, o a prendere il treno che li porterà al nord. Bovalino, Riace, Monasterace, Stilo, Guardavalle, Caulonia, e verso Reggio i centri più grandi di Roccella e Locri.

 

Questi insediamenti sull’altura, furono costruiti dopo il collasso dell’impero romano d’occidente. Gli abitanti comprendevano gli antichi conquistatori greci, e la popolazione autoctona, tutti ormai amalgamati dalla dominazione romana. Si allontanarono dal mare verso l’interno per difendersi dai barbari, e poi dagli arabi. Nuovi greci, i bizantini, intervennero, per contendere all’islam il dominio di queste terre, con alterna fortuna, sino al ritiro definitivo. Però sono rimaste le loro chiese: nella Stilo di Tommaso Campanella, a Bivongi, dove celebrano ancora messa monaci greco-ortodossi.

 

Da qualche anno, l’estate, vado alcuni giorni al mare laggiù. In paese sto per conto mio, ma qualcuno conosco per scambiare parole. Il profumiere è uno di questi, lo chiamano così per via di un negozio di profumi che aveva il padre, ma lui vive, come tanti in Calabria, di un lavoro statale. Fa il segretario delle scuole medie. Però si propone come libero pensatore, un po’ l’intelletuale del paese. Racconta sempre dei suoi trascorsi rivoluzionari in gioventù, e adesso si dichiara vicino alle posizioni dei comunisti di Cossutta. Questi trascorsi dichiarati e la confermata fede comunista sembra esauriscano il suo impegno civile, che, l’impressione che dà, è che non vorrebbe cambiare nulla della sua vita attuale, né mostra rimpianti dei sogni di gioventù. La potenzialità esaustiva e indipendente dall’azione, parlare e non fare, così comune in tanti di noi, ma forse, più evidente in questi epigoni della magna Grecia. Anche quest’anno abbiamo scambiato qualche parola, poi ci siamo salutati perché il giorno dopo sarei ripartito. Mi ha stretto la mano e mi ha detto: tu che vai spesso a Roma, sai come sta Baumgarten? Se lo vedi salutamelo.

 

Quel nome in terra di Calabria, trent’anni dopo. E il profumiere che ne sapeva? L’aveva veramente conosciuto, come la frase sibillina lasciava intendere, oppure ne aveva sentito solo parlare, ed il nominarlo dava attendibilità al suo passato rivoluzionario? Quel nome sui muri del policlinico non c’è più, e chi sa cosa ne sarà stato di Baumgarten, della sua vita dopo il carcere, se ne ha avuta un’altra? Ho pensato che per noi, di allora, e per lui, fosse giusto non parlarne più.

 

Marcello Paci

COSTUME E SOCIETA'

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