L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 19 - 9 ottobre 2005 | |||||
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Il calendario di Frate Indovino nasce a Gualdo Tadino A colloquio con il direttore padre Mario Collarini: "Il ricavato va quasi tutto in beneficenza e questa è la mia grande gioia".
Il convento dei capuccini di Gualdo Tadino
Come Gualdesi abbiamo, oggi, anche un motivo in più per volergli bene. Probabilmente lo sanno in pochi, ma il calendario di Frate Indovino nasce a Gualdo Tadino, presso il convento dei frati cappuccini. Il direttore responsabile, infatti, è il nostro padre Mario Collarini.
"Tra le altre cose che mi sono capitate nella vita si fa anche questa-dice- Un giorno si spande il letame, un giorno si piantano le patate, un altro si fa una predica o una conferenza ... e così va la nostra vita"
Da quanto tempo lavori per il calendario di Frate Indovino?
"E dal 2003 che sono il direttore responsabile. Naturalmente non sono solo a portare avanti questa grande attività. Cè una presidenza, poi un equipe in cui ognuno ha il suo compito specifico, dal direttore amministrativo al direttore tecnico, ecc ... In tutto siamo una ventina"
Quante copie ne vengono stampate?
"Diciamo parecchie. Va in tutto il mondo".
Quindi è stampato anche in qualche altra lingua?
"No, soltanto in italiano perché è destinato soprattutto ai milioni di italiani che sono in tutto il globo".
I contenuti da dove li attingi?
"Un po dalla vita, dallesperienza ed anche dalle pubblicazioni. Il 2006, per esempio, è dedicato ai proverbi. Proverbi per sorridere ed anche per riflettere. Li ho scelto leggendo circa 40 mila proverbi".
Cè quindi un lungo lavoro di preparazione. Quanto tempo ti porta via?
"Non è possibile quantificarlo perché quando uno si sveglia la notte e riflette risolve i problemi che non è riuscito a risolvere durante il giorno. Già sto pensando al calendario 2010. Il 2007 è già in lavorazione. Il 2008 ci sto pensando intensamente. Per il 2009 cè la ricorrenza dei 100 anni della missione in Amazzonia e verrà dedicato a questa grandiosa opera".
Quindi attualmente, possiamo dire che il calendario di Frate Indovino nasce a Gualdo Tadino:
"Sì, è così".
Ci sono tante persone che consultano Frate Indovino per le previsioni del tempo a lungo termine. Alcuni dicono che ci azzeccate. Come è possibile fare previsioni per un anno intero?
"Mio nonno era un lettore affezionatissimo di Frate Indovino. Quando gli dicevano - Frate Indovino non ci ha azzeccato, questa volta - Lui rispondeva: - Ma è il tempo che non gli ha addirizzato - Ma al di là di queste curiosità è da cogliere il messaggio che corre sotto alle vignette, ai disegni, alle poesie, al grillo sparlante, alle varie rubriche. Cè questo messaggio di serenità, di solidarietà, di bontà, di ottimismo ... e anche, naturalmente, di fede".
I proverbi del 2006 sono stati illustrati da Alberto Fremura, che sta lavorando ora anche al 2007. Qual è quello che ti ispira di più?
"Tra i più simpatici è quello di luglio: calzoni tanti, ma uomini pochi. E qualcuno diceva che le donne a forza di trovare pantaloni vuoti hanno cominciato ad indossarli loro. Poi cè quello di dicembre: a chi porge un dito allinfelice, Dio porgerà tutta la mano. Una chiusura dellanno nel segno del messaggio francescano".
Voi avete spedito il calendario a tantissime famiglie. Chi non lavesse ricevuto dove può trovarlo?
"Può inviare il suo indirizzo a Frate Indovino richiedendo il calendario e lo riceverà sicuramente. Poi lo si trova in alcune edicole, in quelle che ce lo hanno richiesto per la distribuzione. La strada più semplice, infine, è quella di recarsi presso un convento francescano".
La pubblicazione del calendario di Frate Indovino è una fonte finanziaria importante per il movimento francescano:
"Sì, ma quasi tutto il ricavato va in beneficenza. Ed è questa la mia grande felicità, ciò che alimenta il mio entusiasmo nel lavorare per questa realizzazione".
| PRIMO PIANO
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E' stato ospite di Gualdo Tadino nei giorni scorsi il noto vignettista Alberto Fremura; ha soggiornato presso il convento dei Cappuccini con i quali collabora nelle attività tipografiche ed è venuto a contatto con le manifestazioni del settembre gualdese. Per i nostri lettori lo ha intervistato Alberto Cecconi che ha tratto dal colloquio questo quadretto del personaggio.
"L'umorismo? Nasce dalla malinconia, dai fatti che maneggi ogni giorno, e che per lo più sono negativi. Ed allora ci scherzi sopra, quasi in maniera liberatoria. La battuta smonta, sdrammatizza i problemi. Io sono ottimista, ma vedo tutto nero: ed allora si supera il disagio con un motto di spirito". E' il pensiero di Alberto Fremura, uomo di cultura, pittore rinomato, vignettista di primo piano, presente a Gualdo Tadino in occasione del Convivio Epulonis; che ha molto apprezzato; e ne è scaturita la possibilità la di un possibile incarico a dipingere il Palio di San Michele Arcangelo di una prossima edizione dei Giochi delle Porte.
Una carriera alle spalle: iniziò al "Travaso", poi al "Borghese", quindi al "Telegrafo" e l'approdo a "La Nazione" ed al "Resto del Carlino". "Allora ero solo come vignettista - racconta - e spedivo tramite fuori sacco, in qualche caso col taxi, non esisteva il fax. Io ho sempre lavorato a Livorno, non nelle redazioni dei giornali. Il direttore Sensini voleva vignette per la prima pagina, su problemi concreti".
Chiamato da Indro Montanelli al "Giornale", ebbe finalmente il fax. Ha collaborato con tante altre testate, anche inglesi, con diffusione persino in Giappone ed in Australia. Apprezzamenti a iosa. Una risata l'ha strappata a tutti. Ed ha fatto anche informazione. "L'editore Monti mi diceva - riferisce con un pizzico di fondata soddisfazione - che una vignetta valeva più di tre articoli di fondo".
Adesso Fremura è in pensione, ma continua a lavorare in una torre sul mare: è lì che ha una storia d'Italia da riordinare, tutta cartacea, nata dall'informazione, dal riscontro diretto con la gente, dalla fantasia, dalla creatività e dall'intelligente sensibilità, oltre che da un pregevolissimo pennino all'inchiostro di china. "Ci sto bene nella torre - dice - peccato che sia pisana!". Parola di livornese.
Alberto Cecconi
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