L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 9 ottobre 2005

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Rubrica di

Carlo Catanossi

Panem (acqua) et circenses


Dopo una lunga vacanza estiva (vacanza solo dallo scrivere queste note e non dalla quotidianità del lavoro) mi ritrovo nel pieno dei festeggiamenti patronali che, per tutti, chiamiamo Giochi delle Porte.

Avevo già in mente una riflessione, che mi sembrava opportuna, circa il rapporto tra i giochi, lo spettacolo, il divertimento offerto al popolo insieme al pane quale mix per tenere saldo il potere già nell’antica Roma (da qui il titolo proposto che forse non è corretto nella lingua di Cicerone ma è sicuramente comprensibile).

Pensavo già a questo, dicevo, quando mi imbatto nelle locandine dei quotidiani locali di questa vigilia di festa. C’è un titolo che campeggia e che raccoglie la mia attenzione: "Cassa integrazione alla Rocchetta". Resto attonito.

L’azienda su cui si è divisa la città ancora una volta (acqua si o acqua no) non ha quelle prospettive rosee di cui si diceva, ma versa in condizioni tali da richiedere la cassa integrazione. Non so se farmi questa domanda o trasformarla in difficile affermazione. Un sospetto mi intriga: sarà forse un modo per forzare la mano alle istituzioni che devono decidere?

Ho già espresso il mio parere favorevole alla concessione dell’acqua alla società d’imbottigliamento (a determinate condizioni non legate alle promesse di occupazione), ma se questa mossa fosse stata fatta a questo scopo sarebbe tutto da rivedere e annuncerei il mio ripensamento. Un giovane economista italiano che va oggi per la maggiore negli Stati Uniti, Luigi Zingales, parlerebbe, in casi come questo, di uso dei lavoratori come ostaggi da parte delle aziende.

Il caso, che tuttavia è da manuale, non può distoglierci dalla considerazione necessaria su come conciliare tempi di crisi e grandi manifestazioni corali di festa, di allegria, di esultanza. Saranno momenti di liberazione (sarei portato a dire di alienazione) oppure momenti di recupero di identità? Potranno costituire spazi per trovare e o rinsaldare rapporti umani o soltanto attimi di chiusura in se stessi per non pensare ed essere lieti? Come solito non si può essere manichei e dire che è valida solo una delle ipotesi: in questo caso direi che in ciascuna affermazione c’è un po’ di verità e che ciascuno riesce a trovare uno spazio per ritrovare innanzi tutto se stesso e trasmettere agli altri un po’ del suo essere.

Certo il "potere" oggi ha qualche problema in più: se è facile infatti distribuire giochi per tutti (notti bianche comprese) è sempre più impegnativo riuscire ad assicurare il pane per tutti e, mi pare, che anche per l’acqua (che pure non rientrava nel detto latino) ci sia qualche problema.

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