L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 18 settembre 2005

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La piazza: cuore e vita del paese

 

di Giuseppe Pellegrini


Quando nell’anno del Signore 1274, i perugini comprarono in più volte, porzioni di terra, più o meno estesa, edificata o edificabile, per erigere quell’unità giurisdizionale ed amministrativa chiamata "Castrum Sigilli", il luogo era una collina scoscesa, facilmente difendibile, dove il torrente San Martino rappresentava una difesa naturale, quasi un vallo di difesa.

 

Una simile posizione ed una strada consolare chiamata Flaminia, non poteva che mettere ben presto tale abitato in rapporto con i centri maggiori sino a che divenne un municipio retto da un castellano nominato da Perugia:"SUILLUM, Umbriae oppidum, fortasse ubi nunc "Sigillo" cuius incolae "Suillates". Tradotto vuol dire: "Suillum, castello dell’Umbria, forse dove ora sorge Sigillo, i cui abitanti sono chiamati Suillates" (Dal Glossarium Italicum di Fabretti, 1827 col. 1724).

 

Nasceva così il municipio di Sigillo intorno alla Pieve di Sant’Andrea Apostolo, proprio nel sito dell’attuale agglomerato urbano; successivamente, chiese, monasteri e confraternite fiorirono nella nostra terra, tanto che, in una cronaca di Perugia di Giulio di Costantino (1533), si dispone di dare un aiuto economico "alle Compagnie de Sogello" (era il nome medievale di Sigillo).

 

Che la piazza sia il cuore della città è una di quelle considerazioni così consuete ed ovvie che non escludono una profonda verità e cioè che la città si organizza intorno ad uno spazio comunitario, inteso com’estensione comunitaria la quale può radunare fisicamente una moltitudine d’uomini legati dal vincolo dell’umana convivenza. In piazza c’era un pozzo, lo dice il libro dei verbali consiliari, conservato nell’archivio comunale. La notte del 6 marzo 1819, ruinò e divenne una voragine, che, sul momento, fu tamponata con trenta travi di legno.

 

La relazione del pievano dell’epoca don Feliciano Aleandri, molto circostanziata, principalmente ci fa conoscere: che detto pozzo si trova nella pubblica piazza- che la ruina è dannosissima perché trattasi di pozzo antico quanto è antico il paese- che la piazza è la stazione di tutti quei legni (mezzi da trasporto) che si fermano per la muta dei cavalli di posta, o per rinfrescare, o per albergare nelle due locande adiacenti e contigue alla detta piazza e pozzo- che la piazza ed il pozzo costituiscono ornato pubblico. Non avendo disponibilità economiche tali da permettere la riparazione del pozzo e dopo aver chiesto sussidi per la riparazione al governo pontificio, ed avendo, per tutta risposta, ricevuto lettera di rifiuto, il municipio di Sigillo fece chiudere il pozzo nell’anno 1820.

 

Il palazzo comunale sorge nella piazza. La facciata neoclassica è di linee sobrie ed armoniose, con porticato, terrazza e torre campanaria, elementi architettonici che contribuiscono a formare un insieme elegante e monumentale è stata rinnovata nel 1802; mentre le logge furono lastricate nel 1900. La piazza del Comune, che in genere è chiamata "la piazza" ha avuto vari nomi, in ordine di successione: Piazza Napoleone, Piazza del Comune, Piazza Umberto I e Piazza dei Martiri. Nel 1835 fu edificato, come lo vediamo oggi, il palazzo e loggiato prospiciente il palazzo comunale. Come ben si comprende, tale intervento era teso alla normalizzazione razionale e prospettica della piazza. Aspirazione indubbiamente coraggiosa, culturalmente aggiornata e perfettamente in sincronia con la volontà di pianificazione dell’agglomerato urbano. Il 27 giugno 1869 la strada corriera taglia la piazza in due tronconi lasciando sotto il portico del palazzo municipale una residua parte destinata ad uso pedonale. Nel 1954 il comm. Teofilo Mariani, di Collina di Purello, dona per ornato pubblico, le piante di lecci che ancora oggi ammiriamo.

 

Nel 1957-59, lo sventramento toglie alla piazza la parte sotto il loggiato, lasciando, (cosa obbrobriosa) il municipio senza spazio antistante e cosa peggiore innalzato a busto monumentale. Il 1993 ha restituito ai sigillani la piazza come spazio per adunare fisicamente una moltitudine di uomini e, con la piazza, i resti dell’antico pozzo, che erano stati custoditi dal comm. Aretini Bonafede Giuseppe. Si tratta delle pietre circolari dell’orlo del pozzo e non della base, che si sono salvate dal crollo del pozzo. Potremmo discutere molto sulle tecniche e sui materiali adoperati ma una cosa è certa: la bellezza della città è dovuta alla piazza.

SIGILLO

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