L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 18 - 18 settembre 2004 | |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||
Pecore ed economia pastorale Ricordi e nostalgie degli anni '20 ...
di Luigi "Gigino" Barboni La memoria, in età avanzata, fa dei brutti scherzi, ci si ricorda tanto nitidamente di immagini, sapori, odori, suoni di un tempo ormai molto lontano, quanto sbiadisce e a volte cancella eventi anche molto recenti. I ricordi della mia infanzia mi tornano in mente chiari come se fossero appena vissuti ... e ci si sente ancora bambini ...
Ogni giorno, noi piccoli venivamo svegliati dal suono lontano di una trombetta che qualcuno, per strada, suonava ... (eh sì la vita frenetica e chiassosa appartiene solo al presente; allora negli anni venti, bastava una trombetta perché tutto il paese fosse avvertito ...)
Era il pastore che percorreva la lunga salita che dalla Flaminia risaliva il paese, mentre le
La sera lo stesso itinerario si percorreva a ritroso. Il ritorno delle pecore era uno spettacolo stupendo ed eccitante. Si vedeva arrivare il gregge composto da più di 500 capi! Era come una fiumana in movimento e la cosa più stupefacente per noi bambini era vedere come ogni pecora riconoscesse il proprio ovile, o la propria stalla e vi si infilava soddisfatta. Solo le più giovani ed inesperte avevano qualche difficoltà e allora noi bambini entravamo in azione, felici di renderci utili. Con qualche briciola di pane in mano le aspettavamo per convincerle ad entrare nella stalla.
Il passaggio delle pecore lasciava sulla strada bianca evidenti i segni dei loro escrementi, così che appariva come un lunghissimo nastro a pois. In quel periodo il paese contava più animali che uomini perché, oltre alle pecore, nelle stalle dei paesani si potevano trovare un ventina fra muli, somari e cavalli nonché una trentina tra vacche e mucche; era una popolazione numerosa!! Erano tutti animali che servivano nel lavoro dei campi ... La maggior parte degli abitanti erano piccoli coltivatori diretti (a quei tempi possedere un pezzo di terra significava assicurare il sostentamento alla propria famiglia) e coltivavano grano, granturco, erba medica e trifoglio, poi c'era la vigna, qualche pianta da frutto, e l'orto per le verdure. Dal grano si otteneva la farina per fare il pone e la posta. Il granturco, con la sua farina a volte ci si faceva la polenta, ma soprattutto era l'alimento principale degli animali da cortile: polli, galline, oche. anatre, tacchini. Con l'erba medica e il trifoglio invece si faceva il fieno per gli animali che in inverno rimanevano nella stalla, conigli compresi.
Mentre muli, somari, cavalli e vacche erano impiegati nel lavoro dei campi, le pecore, le vacche e le mucche erano apprezzate per il latte. Le mamme e le nonne erano addette alla mungitura: tutti i giorni, al mattino e alla sera. Il latte veniva conservato in ambienti freschi e a giorni alterni si faceva il formaggio. Quando la mamma preparava il callaio sul fuoco del camino, tra noi bambini c'era uno sguardo d'intesa: quella mattina avremmo fatto colazione con la paniccia (in un piatto si mettevano dei pezzetti di pane bagnato con il siero del latte e sopra vi si sbriciolava la ricotta). Era una colazione poco nutriente perché tutto il nutrimento del latte era nel formaggio ma comunque era gustosa.
Amavamo le pecore e le rispettavamo: erano gli animali meno imponenti degli altri ... più alla nostra "altezza". Mentre con le galline, anatre ed oche ci giocavamo spesso, verso le pecore avevamo un nonsochè di affetto reverenziale. Forse perché eravamo consci dell'aiuto che davano a tutta la famiglia. La loro lana serviva per vestirci, il latte ci nutriva e ogni tanto, quando c'era un agnellino, si poteva vendere e con quel poco denaro, comprare scarpe o quant'altro fosse necessario. Rappresentava, questa della vendita dell'agnello, una delle poche entrate in denaro, altrimenti tutto si basava ancora sul baratto. La mamma mi dava quattro uova e mi diceva di andare dalla Cencio a comprare il sale e qualche sigaretta per il babbo.
Oppure ci mandava sulla bottega e questa volta con dieci uovo portavamo a casa qualche fetta di mortadella e qualche alice sotto sale. Quanto erano importanti per noi le pecore!! Il nostro affetto e soprattutto il nostro rispetto era conscio di quanto ci fossero indispensabili.
Nel linguaggio corrente spesso si usa l'esempio della pecora in modo dispregiativo, quale animale stupido e senza carattere, ma chi ha vissuto come me quella vita agreste apprezza la pecora per il contributo al sostentamento di intere famiglie e addirittura di generazioni. | COSTUME E SOCIETA' | |||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||