L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 17 - 4 settembre 2005 | |||||
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Gli incendi estivi della pineta Migliorare le attività di prevenzione della Comunità Montana e della Forestale Sono troppe le proteste urlate e gli inviti a dargli voce tramite la stampa, perché non si faccia orecchie da mercante sullincendio che per tre giorni ha devastato la pineta di Cima Mutali. Probabilmente un piromane (tre focolai in unora, strategicamente appiccati) ha compiuto il disastro ecologico-ambientale, mandando in fumo decine ettari di pineta, ma non bisognava essere facili profeti per prevedere che prima o poi sarebbe accaduto. Anzi il vento non ha infierito, consentendo di limitare i danni perché lincendio si è sviluppato soprattutto nel sottobosco e molti esemplari saranno recuperati, ma il disastro ecologico per la flora e la fauna resta comunque notevole.
Il problema è il solito: è inutile spiegare tutto il baraccone mediatico-spettacolare dei Canadair, degli elicotteri attrezzati per versare quintali di liquido sulle fiamme, dei mezzi in dotazione alle organizzazioni preposte ed alle associazioni di volontariato, che pur sono importanti, se non si cerca razionalmente di prevenire. Da queste colonne qualche anno fa cè stata una polemica con il Corpo Forestale dello Stato e la Comunità Montana sulle misure di prevenzione antincendio proprio in questa zona, ma non cè stato alcun riscontro. E prevenire in questo caso significa limitare i danni, significa governo dei boschi e del territorio montano e collinare.
Cosa che facevano i nostri antenati con i loro mezzi e le loro concezioni limitati e che ora non si fa più, perché luomo moderno fugge dalle aree marginali e così avulso dal suo ambiente è assalito dallinsana mania della conservazione dello stato naturale, del "paesaggio", ammaliato dalle campagne della pseudocultura fondamentalista delle associazioni "verdi", che hanno generato lobbyes, insediatesi come tumori nelle istituzioni pubbliche che avrebbero il compito di governare il territorio. Sono le lobbyes che hanno prodotto la legge regionale 9/95 sullistituzione dei Parchi ed il Consorzio Obbligatorio del Parco del Monte Cucco e la L.R. 28/2001 e il successivo regolamento dapplicazione n.7 del 2002, che togliendo di fatto la possibilità di qualsiasi intervento umano nel governo del territorio, espropriano le popolazioni montane dellutilizzo del proprio habitat.
Ma riprendendo il ragionamento sulla prevenzione, si pone il quesito: è meglio correre il rischio di vedere distrutto dallincendio tutto lhabitat dei boschi oppure agire preventivamente con lavori di manutenzione sistematica, sezionandoli in piccoli comparti, interrotti da fasce antincendio e frequenti strade di penetrazione, anche a scapito di un impatto visivo non proprio ortodosso? Con i mezzi attuali luomo può tutelare il patrimonio boschivo salvandolo dalla distruzione degli incendi, ma per prima cosa deve essere chiaro che lintervento delluomo e lo svolgimento delle attività e degli interessi umani è la garanzia di protezione principale.
LAppennino non è la sterminata foresta amazzonica e tropicale, inospitale ed impenetrabile: il rapporto uomo-ambiente è sempre stato di interazione, di scambio e di vita per entrambi; rompere questo rapporto con divieti normativi e vincoli ideologici non significa tutela dellambiente, ma è la prima pietra della distruzione ambientale e linizio di ogni forma di degrado. Lespansione dei boschi da qualche decennio rende più alto il rischio dincendi sia per la crescita delle opportunità dovute ad errori casuali o dolosi sia per la dimensione del danno. Boschi troppo estesi funzionano da amplificatore dellincendio e creano anche difficoltà per le attività di spegnimento; se non si interviene scientificamente programmando il governo dei boschi, il fenomeno diventerà sempre di maggiore gravità mettendo in pericolo gli abitati e le città, come spesso avviene negli Stati Uniti.
Dunque per prevenire gli incendi debbono essere messi al centro luomo moderno e le sue attività con i mezzi e le risorse che lesperienza, la programmazione e la tecnologia mette a disposizione per operare sul governo dei boschi: taglio colturale, penetrazione viaria, opere antincendio.
Per lo spegnimento di questo incendio per esempio è stato compiuto un intervento di emergenza con mezzi meccanici, una strada attraverso un prato, che costituisce una ferita allambiente. Ebbene questi interventi di manutenzione sulle strade possono essere compiuti sistematicamente e con metodo per limitare limpatto visivo, i danni degli incendi e favorire la percorribilità della montagna. Occorre ripristinare poi quelle zone cuscinetto, fra il bosco e labitato, che hanno sempre funzionato da fascia protettiva, dove luomo ha da sempre svolto le sue attività economiche e che ora sono abbandonate. Ma queste cose cozzano con la visione "romantica" della natura, con la "poesia del paesaggio", che le lobbyes "verdi" cercano di imporre sulla razionalità delluomo moderno.
Il vero disastro ecologico non è limpatto visivo del paesaggio, ma la distruzione degli habitat basati sullantropizzazione del territorio ed i fenomeni di degrado e di abbandono; è lespulsione delluomo dalla natura e la sua impotenza ad intervenire. E non parliamo soltanto dincendi. Tanto per ritornare a noi, il danno dellincendio di Cima Mutali poteva essere di gran lunga limitato, controllato e programmato, se solo si fosse usata laccortezza di preparare un piano preventivo sulla base degli argomenti prima esposti. Naturalmente, senza dimenticarsi di ripulire annualmente i bordi delle strade e le fasce antincendio esistenti con i mezzi e le attrezzature in dotazione.
Ma è lecito chiedersi se è opportuno che gli enti preposti, più che elaborare statistiche sulla diminuzione e sulle percentuali degli incendi rispetto ad altri territori per dimostrare una loro funzione, intervengano operativamente per salvare il patrimonio affidato alla loro tutela.
(O.G.) | FOSSATO DI VICO
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