L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 4 settembre 2005

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  CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (105)  

Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino


Un'estate tutt'altro che anomala

Può sembrare strano, ma tutto rientra nella media. Tranne le previsioni allarmistiche di certi americani.


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Ombrello o ombrellone ... questo il problema

 

Sarebbe dovuta essere l’estate più rovente degli ultimi anni, almeno secondo le rivelazione di alcuni climatologi americani. Ricordate con quanto clamore la notizia circolò per i mezzi di informazione? Be’, trascorsa ormai l’estate - che termina meteorologicamente il 31 agosto - si può dire che, a parte una dozzina di giorni piuttosto caldi, questa previsione è stata drasticamente smentita: le prime due decadi di giugno e di luglio, nonché gran parte del mese di agosto, sono risultati, in effetti, tutt’altro che roventi, con temperature anche al di sotto delle medie. E non solo in Italia. L’unico problema, in certi paesi, è stata l’aridità (vedi Portogallo), in altri l’eccessiva quantità di piogge (vedi India e Cina). Da noi, anche se ci sarà ancora spazio per il caldo, magari fino a metà settembre, questa non sarà quasi sicuramente un’estate anomala. Anzi, i dati di Gualdo Tadino confermano che si tratta di un’estate esattamente nella media, fino ai decimali.

 

I numeri tornano

 

La temperatura media di questi tre mesi (giugno, luglio e agosto) è stata di 21,2°C e di 21,2°C sarebbe dovuta essere. Non un decimale di più e non uno di meno! Certo, la media non significa che tutti i giorni hanno avuto la stessa temperatura: giugno ed agosto hanno avuto medie rispettivamente di 20,3 e 20,0°C, mentre luglio è risultato più caldo del normale con ben 23°C, ben lontano comunque dai valori record toccati nell’estate del 2003. Anche la temperatura massima più alta che si è toccata a fine luglio (37,1°C) è un valore che non batte nessun primato per la zona. Eppure, a dire il vero, ho sentito qualcuno dire: "Caldo come quest’anno non è mai stato!". Questione di memoria corta. Nel 1983, a Gualdo, la temperatura andò ben oltre i 40°C e nel 2003 ci fu un arrosto che durò più di 40 giorni! Analogamente temperature minime inferiori ai 10°C - come quelle registrate nel mese di agosto - non sono poi tanto eccezionali per le nostre zone. Fece più freddo nell’estate del 2002, quando a luglio la temperatura scese a 6°C o a 3°C nel successivo mese di settembre.

 

Altre coincidenze

 

Ma altri dati combaciano alla perfezione. Ad esempio la quantità di pioggia. Anche se giugno e luglio sono risultati più aridi del normale, agosto è stato abbastanza piovoso, per cui i conti tornano: dei 203 mm di pioggia che sarebbero dovuti cadere, ne sono arrivati 193; solamente 10 in meno, quindi. Nel complesso il 2005 si conferma ancora un anno record per la quantità di pioggia (e neve) caduta, con valori che superano le medie ancora del 30%. Altra curiosa coincidenza riguarda il numero dei giorni di pioggia: le medie dicono che in tutta l’estate dovrebbero essere 19 e proprio 19 sono stati in quest’estate. Insomma: niente di anomalo sotto il sole, almeno per quest’anno.

 

Un’estate quasi come doveva essere

 

Proprio così, del resto, dev’essere l’estate: non una successione infinita di giorni di sole e di aridità, ma un’alternanza più o meno simmetrica e regolare di ondate di caldo e di periodi freschi e piovosi. Il nostro clima, per quanto influenzato dal Mediterraneo, non è completamente mediterraneo e riceve influenze più o meno marcate dal vicino Altlantico. Chi dice: "Un tempo l’estate era diversa!" si ricorda male. La nostra estate è stata pressappoco sempre così. Certo, un agosto non sfavillante ma nemmeno tanto balordo come in altre zone d’Italia, anche non troppo lontane da Gualdo. Figuratevi che l’agosto 2005 è stato il più piovoso degli ultimi 30 anni a Perugia e Città di Castello, con oltre 200 mm!

 

Una riflessione

 

Apriamo, allora, una breve riflessione. La previsione allarmistica di un’estate rovente (elaborata la scorsa primavera da una équipe di meteorologi e climatologi americani) si inserisce pienamente in un dibattito che dura ormai da un decennio: quello sull’effetto serra causato dall’immissione smodata di anidride carbonica all’interno in atmosfera a seguito dell’utilizzo di idrocarburi fossili come carbone, petrolio e gas naturale. Com’è tipico della mentalità americana, che è bipolare in ogni aspetto della vita, anche per quanto riguarda le questioni ambientali si sono formati due partiti, di idee diametralmente opposte che lottano a suon di proclami, necessariamente estremistici in un senso o nell’altro. Il primo partito è formato da quelli che sostengono l’esistenza dell’effetto serra e pronosticano sconvolgimenti climatici futuri più o meno catastrofici; il secondo nega decisamente la sussistenza di questo fenomeno. Entrambi gli schieramenti pongono a sostegno delle loro tesi argomenti paleoclimatici (riguardanti il clima della preistoria), storici, fisici, chimici e fanno abbondante uso della stampa e dell’editoria: da qui numerosi saggi, di idee diametralmente opposte che utilizzano gli stessi fatti, e persino romanzi e fiction cinematografiche e televisive. Questo scontro epocale si è esteso, poi, a tutto il globo, dividendo gli scienziati e l’opinione pubblica, anche in Italia.

 

Ubi veritas?

 

Ma la domanda resta sempre una: dov’è la verità? La risposta non è semplice, come in tutte le cose, e si finisce inevitabilmente per trovarla a cavallo fra i due partiti l’un contro l’altro armati.

 

Quello che ci sembra evidente e innegabile è questo: l’effetto serra causato dall’uomo non è una fandonia. Che, quindi, da due secoli in qua la temperatura media del pianeta sia aumentata anche per effetto delle attività industriali umane non può essere più negato, anche se non possono essere enfatizzati gli effetti causati dall’uomo nel nostro ecosistema. Quello che, però, non è possibile fare, allo stato attuale delle conoscenze umane sul funzionamento del clima e dell’atmosfera, è pronosticare esattamente quali saranno gli esiti futuri di questo riscaldamento. Dobbiamo capire che il meccanismo esatto con cui funziona quella macchina complessa chiamata "atmosfera" è in gran parte chiarito, ma non del tutto: basta quest’ombra, questo gap cognitivo - anche minimo - per impedire una previsione reale e oggettiva dello sviluppo futuro della situazione.

 

Allo stato attuale, dunque, siamo solo al livello di ipotesi. Alcune di queste, che anche noi riteniamo sensate, ve le abbiamo di volta in volta esposte in questa rubrica. Le previsioni stagionali, poi, in base a nuovi modelli fisici dell’atmosfera, sono ancora all’inizio. A volte ci prendono, come lo scorso anno, a volte no, come quest’anno. E' preferibile in ogni caso premettere gli avverbi "forse" o "probabilmente" a simili affermazioni. E' questione di semplice buon senso e, nel nostro caso, di corretta divulgazione scientifica.

 

Pierluigi Gioia

 


METEO

 

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Temperature massime e minime dei 92 giorni dell'estate meteorologica

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