L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 15/16 - 7 agosto 2004

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Ferragosto a Villa Scirca

Manifestazioni popolari d'altri tempi


Una volta il Ferragosto era un giorno molto speciale per i Sigillani, un momento di vera e propria festa contraddistinto da una particolarità che lo distingueva da altre ricorrenze festive dell’anno: infatti il 15 di agosto il paese era sostanzialmente deserto, in quanto tutti si riversavano nella Villa Scirca, dove si tenevano grandi festeggiamenti in onore dell’Assunzione della Madonna, perché "tutte le Madonne so’ Madonne, ma quella del Ferragosto è la più grande".

 

Il fermento che trascinava l’intera popolazione, desiderosa di onorare la Vergine, aveva inizio già tre giorni prima, con il triduo: per tre giorni i fedeli si trovavano presso la chiesetta di Villa Scirca, dedicata all’Assunta, recitando canti e preghiere in Suo onore. Il giorno della vigilia gli Scircanti, accompagnati dal parroco, andavano a piedi a Sigillo per prendere la statua della Madonna Assunta, dal momento che non ne possedevano ancora una propria. La statua era portata a Scirca in processione ed è importante sottolineare che era sorretta dai soli Scircanti, mentre i Sigillani seguivano il corteo: "Pe’ la Madonna Assunta prima che fosse fatta la statua questa qui, s’andava a prende a Sigillo, c(i)’andavo anch’io, sa quando uno è giovane ... l’andavamo a prende la sera avanti a piedi e dopo ‘n processione la portavamo qui ala Scirca, venivano anche quelli de Sigillo e se riportava ‘l giorno dopo." (Teresa Simonetti).

 

Raggiunta Villa Scirca la processione continuava per le vie del centro e terminava nella chiesetta, dove era officiata la messa in onore della Madonna. La maggior parte dei fedeli che partecipavano era composta da donne, poiché gli uomini erano impegnati nei lavori nei campi, soprattutto nella battitura. L’indomani però, il giorno di Ferragosto, era immancabilmente sospesa ogni attività lavorativa, in quanto era considerato di pessimo auspicio lavorare il giorno dell’Assunta: "... l’giorno de Ferragosto eran tutte le trebbie ferme, n’batteva nessuno e anche ‘l giorno de Sant’Anna, c’erano le trebbie ferme." (Igino Riso).

 

Il giorno dell’Assunzione quasi tutti i Sigillani raggiungevano Villa Scirca, o a piedi o con il somaro, portando l’occorrente per fare la merendella: una coperta e varie vivande, tra le quali il pollo cotto sulla padella con un pò di rosmarino ed il vino: "Andà ala Scirca a magnà ‘na fetta de cocomero era qualche cosa de soprannaturale, per nojaltri ch’eravamo piccoli. Quelli che ce potevano andà co’ la cavalla o col calesse, o anche co’ la cacciatora, era ‘na vettura chiamata la cacciatora, montavano su cinque o sei, la famija, e se portavano ‘l mangià per tutto ‘l giorno." (Francesco Monacelli).

 

Giunti a destinazione i fedeli si recavano prima alla messa e alla processione per le vie di Scirca; dopo queste celebrazioni religiose aveva inizio la fase laica della festa, l’aspetto più "pagano" ed in un certo senso più divertente: alle bancarelle, allestite per l’occasione, si acquistavano i cocomeri, mangiati per tradizione durante la merendella. Prodotti caratteristici del giorno di Ferragosto erano anche la cedrata, fatta al momento mettendo un pò di cedrato in polvere in un bicchiere d’acqua, ed il gelato.

 

Si organizzavano giochi d’intrattenimento, come l’albero della cuccagna, le bocce, il gioco delle brocche, il tiro alla fune, la corsa nei sacchi, il tiro a segno e la corsa con le brocche; giochi tradizionali che facevano divertire moltissimo sia chi si lasciava coinvolgere nella "competizione" sia chi faceva solo da spettatore. Il più apprezzato era l’albero della cuccagna, un palo molto alto in cima al quale erano appesi dei premi, come salami, prosciutti, confezioni di pasta ... Gli uomini dovevano salire fino in cima per vincere un premio, o per lo meno ci provavano, dal momento che l’impresa non era semplice, in quanto il palo era o insaponato o cosparso d’unto: "L’albero de la cuccagna era bello, era ‘n palo altissimo, che dopo ce mettevano ‘l sapone per fà scivolà e sopra c’era capace ‘n capocollo, ‘na lonza, qualcosa e se doveva cercà d’arivà da cima e de spiccallo, ma non ce se riusciva, tanti non ce riuscivano, adoperavano la cenere, ma...erano pochi quelli che ce riuscivano." (Corrado Guidubaldi).

 

Anche il gioco delle brocche (o pignatte) aveva un gran successo: al protagonista, accuratamente bendato, veniva dato un bastone con il quale doveva spaccare delle brocche appese ad un filo, all’interno delle quali poteva esserci un premio, generalmente qualche soldo, ma anche acqua, cenere o segatura. Nel caso in cui il partecipante riusciva a rompere la brocca, era inevitabile che si sporcasse con ciò che vi era contenuto, e qui stava il divertimento, soprattutto per coloro che assistevano allo spettacolo: "Quello de le pignatte ‘nvece bendavano, davano ‘n palo e mettevano ‘n direzione e se questo era furbo sentiva col palo dov’è che erano ‘ste pignatte, ma ‘n lo poteva fa e alora colpiva e se le rompeva dentro qualcuna c’era l’acqua o la cenere, dentro qualcuna i soldi e tutte queste cose e la gente si divertiva a vede perché se dentro c’era l’acqua ..."(Corrado Guidubaldi).

 

Si svolgeva anche la corsa con le brocche, che prevedeva una partecipazione esclusivamente femminile, e durante il quale le concorrenti dovevano correre con una brocca piena d’acqua in testa: colei che arrivava prima aveva diritto ad un premio. Erano poche però quelle che riuscivano ad arrivare al traguardo con la brocca in testa: "... le donne mettevano ‘na brocca piena d’acqua su la testa e correono, dovevi fare la coroja, ‘na specie de straccio, d’asciugamano, l’argiravi e ce mettevi sopra la brocca: Se amucchiavano per arivà prima e se toccavano e le brocche via giù per terra". (Francesco Monacelli).

 

Dopo aver assistito o partecipato a questi giochi decisamente divertenti arrivava per tutti l’ora della merendella: si stendevano le coperte in terra e si mangiava e beveva in allegra compagnia. Il pasto si concludeva con un’immancabile fetta di cocomero messo al fresco nelle acque del torrente Scirca: "Più de tutto se mangiava ‘l cocomero, ‘l cocomero era quello che se mangiava de più. Se compravono ‘sti cocomeri e se andava ... però anche altri cibi, diciamo, ma quello più de tutti era ‘l cocomero ... c’era sempre tanta gente e ‘l monte era sempre pieno per quel giorno." (Linda Casagrande).

 

Infine chi ne aveva voglia ed aveva il permesso dei genitori, partecipava alla festa da ballo all’aperto:"... se faceva la festa da ballo al’aperto: chiappavano un sonatore come Giulio de la Bagiana, Ficosecco, questi qui che c(i)’avevano quej’organettini, e sonavano quele marcette, quele mazurchette. E te cominciavi ad avventurà nei balli fori, non era cosa da tutti i giorni andà a balla fori ..." (Francesco Monacelli, intervista n. 9).

 

Altrimenti si tornava a casa e l’indomani era un altro giorno ... di duro lavoro!

 

Dott.ssa Barbara Riso

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