L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 15/16 - 7 agosto 2005 | |||||
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La storia di un fucile venuto da oltreoceano
di Nicola Miriano Domenico non amava svelare facilmente ed a chiunque il mistero del suo fucile. Alle domande degli amici sulle singolari caratteristiche dell'arma, il funzionamento, la provenienza; durante gli incontri allo spaccio vicino alla sua casa da poco costruita, rispondeva evasivamente o magari solo con un silenzioso sorriso che accentuava le rughe che ormai gli ornavano il volto, contribuendo alla serenità e pacatezza dell'espressione: sia perché gli faceva piacere un po' di curiosità nei suoi confronti e sia perché vi era ben poco di misterioso in una storia di emigrante.
La foto è di Michele Lucarelli, armiere, armaiolo e fotografo di Gualdo Tadino
Domenico aveva visto la luce nel 1880 in territorio di Gualdo Tadino, nella zona fra Poggio Sant'Ercolano e Case Ribacchi. Suo padre, Eliseo, era il capo di una famiglia di mezzadri, di cui facevano parte i due nonni paterni e cinque figli, due femmine e tre maschi, dei quali Domenico era il più grande d'età.
Il podere, con relativa casa colonica, era sulla collina medio-alta del territorio di Gualdo Tadino. Domenico, come tutti i suoi fratelli, sin dall'infanzia era stato introdotto nel ciclo produttivo della famiglia mezzadrile, come del resto era naturale e necessario in quel tempo: il terreno coltivato con alternanza di frumento e granoturco, con la presenza di ulivi, di una piccola vigna e di poche altre colture appena sufficiente per la quota padronale ed il consumo familiare, consentiva alla famiglia la soddisfazione, in maniera non certo sfarzosa, dei bisogni più elementari. Né si poteva attendere di più dallo scarso bestiame da lavoro e da cortile che le risorse del podere consentivano.
Il lavoro era duro, doveva essere duro per il miglior sfruttamento della terra, tenuto anche conto dell'assenza completa di moderne tecnologie e degli opportuni investimenti da parte del proprietario che dava destinazioni più redditizie alle proprie risorse economiche. Conseguentemente gli svaghi erano scarsi, limitati a qualche festa paesana ed a poche altre occasioni di socializzazione. Per la caccia le cose erano diverse. Era, è vero, un modo di procurarsi il cibo oppure qualche lira per la vendita della selvaggina, ma era pur sempre un'attività affascinante, prima praticata da Domenico insieme al padre e poi da solo, che lo faceva sentire più libero, più uomo.
Dal padre gli era stato affidato un fucile ad avancarica, ad una sola canna, con la raccomandazione di non sprecare polvere, piombo e quant'altro: in pratica l'obbligo di sparare solo alla lepre che dava maggiori soddisfazioni alimentari ed alle starne, ma, a queste ultime, mai in volo e mai quando si trovavano isolate, per il pericolo di un carniere troppo modesto o, addirittura, di nessuna consistenza. Il fucile era vecchio e mal ridotto, ma per Domenico era quanto di meglio potesse capitare.
Al ritorno dal servizio militare, prestato in Africa orientale dove l'Italia aveva avuto le prime esperienze coloniali, conobbe Anna e poco dopo la sposò, introducendola nella casa patema. Le condizioni di vita della famiglia non erano certo migliorate. Le esigenze fondamentali erano soddisfatte di misura; tuttavia una pur modesta contrarietà, un raccolto sfavorevole per le cattive condizioni metereologiche o per altro era sufficiente ad alterare gli equilibri. Ciò che, in ogni modo, forse più delle dure condizioni materiali, metteva in crisi il modello di vita tradizionale, non era tanto o, comunque, non solo, il desiderio di migliorare la qualità del quotidiano, ma il rifiuto dei vecchi valori e la sempre maggiore consapevolezza dei nuovi. In particolare, Domenico, aumentati i contatti con il mondo esterno per effetto delle migliorate condizioni di comunicazione, della leva militare e del lento diffondersi dell'istruzione, veniva sempre più attratto dal modello di vita urbana. Inoltre, per le sue mutate valutazioni, la struttura delle radici e l'accettazione di parte della cultura del paese straniero.
Fondamentale per il superamento dei problemi materiali e psicologici della piccola famiglia fu la solidarietà dei connazionali emigrati, e in particolare degli Umbri, che l'avevano preceduta: basti pensare alla "Società Umbra di Mutuo Soccorso" già operante in Jessup e, sotto altra visuale, alla "Corsa dei Ceri" per la quale gli originari di Gubbio lottarono contro le compagnie minerarie per ottenere il riconoscimento della relativa festività del 15 maggio, divenuta in seguito festività cittadina con il nome di "Corsa dei Santi".
Il desiderio del ritorno nella terra d'origine non abbandonò tuttavia né Domenico né Anna ed il denaro che si poteva risparmiare aveva quel traguardo. Non estraneo a questo fu l'acquisto di un fucile da caccia, non tanto per praticarla in quei giorni ed in quei luoghi, dove mancava tutto ciò che Domenico associava alla caccia (l'ambiente, i cani, la selvaggina, i colori, gli odori, i sapori ed altro), ma al suo ritorno sui colli e sui monti di Gualdo magari intorno alla casetta che si sarebbe costruita.
Aveva visto l'arma nella vetrina di un armiere, forse l'unico di Jessup, e più volte era tornato ad esaminarla. Poi aveva trovato il coraggio di chiedere informazioni sulle caratteristiche e sul prezzo. Ciò che di più l'aveva colpito era il sistema a retrocarica ed il numero della cartucce che poteva contenere, ben diversi dal vecchio fucile di suo Padre con il quale aveva realizzato i primi carnieri. Anche il sistema di ripetizione a pompa era insolito, ma assai diffuso ed utilizzato negli Stati Uniti e del quale gli avevano detto assai bene. La situazione era pronta per l'acquisto che avvenne verso il 1920, dopo un accordo per il pagamento rateale.
Passarono altri anni. Cominciava a farsi sentire il peso dell'età e l'eco di pronostici di guerra. Prima che questa scoppiasse Domenico, Anna ed il fucile fecero ritorno in Patria. Non così fu per i figli, ormai cittadini americani. Eliseo e Luigi, chiamati alle armi, presero servizio nell'U.S. Army, facendo così parte del milione e duecentomila giovani italo-amencani, il 10% delle forze armate americane, che parteciparono alla seconda guerra mondiale in tutti i teatri del mondo.
Il fucile - Si tratta di un fucile a ripetizione a pompa (slide action), a funzionamento classico, prodotto tra il 1903 ed il 1913 dalla Union Fire Arms Company di Toledo, Ohio, U.S.A.. La fabbrica fu attiva dal 1902 al 1917, quanto fu acquistata dalla più importante Ithaca Gun Company. Il fucile ha due grilletti. Di tale versione furono prodotti 3 modelli: il Modello 24 (Standard slide action), il Modello 25 (Impareggiabile) per amatori, il Modello 25 A, (per tiro al piccione). Il fucile qui presentato è il Modello 24. Il doppio grilletto, come è evidente, non è usuale. Il primo grilletto, quello più avanti, arma e disarma il percussore ed è utilizzabile quanto viene posta una cartuccia nella camera, in presenza o senza o le altre cartucce nel serbatoio. Il secondo, quello più indietro, aziona il percussore e produce lo sparo. L'espulsione del bossolo dopo lo sparo avviene dalla parte destra della struttura mediante azionamento manuale della pompa.
I primi esemplari dei fucili descritti presentavano un inconveniente pericoloso. Infatti, quando il carrello tornava indietro fino alla cresta del calcio, per espellere il bossolo dopo lo sparo, arretrando troppo ed in maniera assai violenta, talvolta urtava la mano del tiratore e poteva provocare ferite. Il problema venne risolto, nella produzione più recente, accorciando il carrello, apponendovi un fermo e rendendone il profilo meno vivo. La produzione totale dei fucili descritti fu di circa 17.000 unità.
| EMIGRAZIONE | |||||
Le caratteristiche dellarma tipologia: fucile a ripetizione slide action (a pompa); calibro: 12; camera: mm. 70 canna: mm. 768, liscia; capacità di fuoco 5 colpi nel serbatoio ed 1 in canna sistema di scatto 1 grilletto tradizionale per lo sparo ed uno per armare e disarmare il percussore; strozzatura fissa 7/10 di mm. (due stelle: 18,2 - 17,5); materiali: acciaio speciale; calciatura: a pistola, in noce; stesso materiale per il manicotto; finitura: brunitura esterna.
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