L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 15/16 - 7 agosto 2005

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Renzo Megni, pittore e ceramista


03rmegni.jpg (8138 byte)Renzo Megni è stato uno di questi personaggi che hanno contribuito in modo sostanziale alla crescita tecnica e artistica della ceramica a Gualdo Tadino, lasciando indelebile nella storia gualdese e della ceramica l’orma del suo passaggio.

 

Nasce a Dudelange (Lussemburgo) il 28 maggio 1914 da Arnaldo e Margherita Clementi; allo scoppio della prima Guerra Mondiale il padre decide di rientrare in Italia e lui giovanissimo inizia a lavorare come apprendista pittore presso la ceramica "Luca della Robbia" diventando ben presto allievo prediletto del pittore pescarese, ma romano d’adozione, Antonio Piermatteo. Passerà poi, come hanno fatto quasi tutti i ceramisti di Gualdo, in altre fabbriche arricchendo ulteriormente il suo bagaglio tecnico-artistico-pittorico.

 

Di carattere estroverso, nella giovinezza è preso da molteplici interessi, ama lo sport, specialmente il lancio del giavellotto e studia musica, il clarinetto, il violino e altri strumenti. La musica sarà l’altra gran passione della sua vita. Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale lo vede impegnato come sergente del corpo dei Granatieri di Sardegna nelle campagne di Grecia e Albania e il 2 luglio 1942 è incaricato dal comandante di dirigere la banda del suo reggimento in un concerto ad Atene.

 

Finita la guerra ritorna a Gualdo Tadino dopo due anni di prigionia in Germania e riprende il suo lavoro di pittore con la Cooperativa Ceramisti, passa poi alla "Mastro Giorgio" e infine all'I.C.A.D.O. di Osvaldo Dolci, suo cognato, avendo questi sposato la sorella Felsina. L’altra sorella, Dina sposata con Bruno Pistacchi, era emigrata in Svizzera.

 

Nella fabbrica di suo cognato si dedica alla pittura di paesaggi su piatti ricavando con poche pennellate risultati immediati, freschi, vivi, pieni di colore. L’esaltazione del colore nella maiolica, usato con lo stesso splendore della pittura ad olio, era lo scopo finale dei suoi lavori e, per raggiungere questo risultato, qualsiasi mezzo tecnico gli era concesso. Inizia a fare pannelli ceramici di più grandi dimensioni dopo l’orario di lavoro, approntando in casa propria uno studio e utilizzando poi, per la cottura, il forno dell’amico Lamberto Paoletti, titolare di una fabbrica per la produzione di pavimenti e rivestimenti.

 

Nel 1966 realizzerà il primo importante lavoro, "Il trasporto di Cristo al sepolcro" tratto da Antonio Ciseri. Esso si trova nel cimitero civico di Gualdo Tadino, nella cappella Paoletti-Bassetti. L’anno successivo, nell’ambito del IX° Concorso Internazionale della Ceramica di Gualdo Tadino, presenta "Gesù in croce" tratto da Antonio Van Dych, riportando un riconoscimento incredibile sia di pubblico che di critica giornalistica.

 

Nel 1975, pensionato dalla ceramica I.C.A.D.O., inizierà una collaborazione piena con la stessa ceramica Paoletti, che gli metterà a disposizione mattonelle, colori, smalti, forno e un ambiente per lavorare nella fabbrica. Inizia allora a dipingere rivestimenti per bagni di sua elaborazione, come "La marina", "La palude", ottenendo per la ditta con cui collaborava un ottimo risultato commerciale.

 

Nel frattempo la sua produzione artistica diventa più varia, disegna nudi su cartoncino nero, dipinge a tempera, con il gessetto, si arricchisce ulteriormente con riproduzioni di nuove opere, come la "Madonna col bambino" dal Murillo, l’"Ecce Homo" da Guido Reni, la "Monna Lisa" da Leonardo, "San Sebastiano" da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, varie "Nature morte". Nel 1976 dipinge "La terrazza" da Hubert Robert, il cui originale si trova nel museo di Baltimora, nel 1978 un "Paesaggio"; una sua personale rappresentazione raffigurante appunto un paesaggio con un cielo stupendo, pieno di nuvole che sembrano sospinte dal vento, una strada alberata con dei viandanti a cavallo. Il tutto ottenuto con colori vivi, splendidi, sulla tonalità dell’autunno incipiente.

 

Per il Municipio di Gualdo Tadino nel 1980 dipinge due pannelli di notevole grandezza, l’uno "Paesaggio con ponte" (cm. 140 x 120) dal Cignaroli, collocato lungo i corridoi del comune, l’altro "L’allegoria della giustizia e della pace" (cm. 140 x 120) dal Tiepolo, nella sala udienze della ex pretura. Per l’allora Banca Popolare Cooperativa di Gualdo Tadino, oggi dell’Etruria e del Lazio, esegue due capolavori come "Nettuno offre a Venezia i doni del mare" dal Tiepolo (cm. 90 x 180) (scala di ingresso della banca), l’altro "Le spigolatrici" dal Millet, (cm., 160 x 120) (salone sportelli per il pubblico).

 

Nel 1988 venne insignito dal sindaco Di Benedetto di una targa ricordo per i suoi cinquanta anni di attività di pittore ceramista.

 

Renzo Megni muore il 31 maggio 1991, consumato da un male incurabile, lasciandoci come testamento le sue stupende opere ed uno scritto dal titolo "Esperienze di pittura classica sulla ceramica", pubblicato postumo per volontà della sorella Dina e del marito Bruno, dove vanta l’uso del colore nella ceramica come nella pittura ad olio e l’uso, solamente per il cielo, per i panneggi e per gli incarnati, dell’aerografo. Impiego dell’aerografo che va inteso esclusivamente come mezzo per stendere il colore, più colori, dieci, dodici, sovrapposti gli uni sugli altri, secondo una gradazione, una tavolozza insita in lui che solo lui sapeva manifestare ma che ha voluto esternare nella sua pubblicazione come documento per le future generazioni. Da quei colori piatti, insignificanti, ricavava poi con pennelli asciutti cieli carichi di nuvole, volgenti alla pioggia o che lasciano intravedere i raggi del sole, nuvole che sembrano muoversi come trascinate dal vento. Solo il nostro amico Renzo era capace di suscitare queste sensazioni.

 

Concludo con un’affermazione del prof. Enzo Storelli sull’opera di Renzo Megni: "Il Megni più autentico è per noi in quei paesaggi, dove la terra, il cielo, il verde, i toni autunnali, i corsi d’acqua sono portati sulla maiolica con sentita partecipazione, tradotta nel valore del colore, della luce ottenuta mediante il colore, nel profondo lontanare dei piani, nell’ampiezza spaziale, nella valorizzazione cromatica degli aspetti più importanti della scena: il tutto espresso con quel tratto estrosamente sfrangiato nella costruzione degli elementi compositivi, con l’uso esperto del mezzo tecnico".

 

Mario Becchetti

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