L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 14 - 24 luglio 2005

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Il personaggio Luciano Calcabrini

"da Cisterna a Sigillo ... con amore"


14lcalcabrini0514.jpg (8120 byte)Siamo ormai giunti nel tempo in cui ogni lettore ha il diritto di chiedersi: "Chi è Calcabrini?". Non poniamo la domanda per il semplice gusto della battuta, ma perché siamo convinti che la nostra è l’epoca in cui le interpretazioni hanno sostituito le opere. I Sigillani, sempre e in ogni occasione, sono accusati d’eccessivo campanilismo perché, portando alle stelle il loro paese, suscitano l’invidia di chi li ascolta; è stato coniato persino il nome di una malattia, che più o meno colpisce tutti gli abitanti: "la sigillite".

 

Perché si parla sempre di Sigillo? La risposta è facile: "è il più ridente e grazioso di tutti i paesi limitrofi". Ma c’è anche un altro aspetto di Sigillo che fa breccia in ogni cuore: "nulla dice al viandante che passa, solo, forse, se stanco e randagio, un desiderio improvviso d’asilo". Fin dall’antichità dei tempi, quando Sigillo iniziò la sua vita alle falde di Montecucco, sempre ha avuto i suoi amanti ed appassionati cantori. Luciano detto "Lucianino", è uno dei tanti amanti; arrivato a Sigillo tramite la famiglia Generotti (del Chiascio), cugino del famoso pugile Calcabrini, campione europeo, rimase "estasiato" dal verde intenso dei monti e delle valli, che per un amante della caccia sono un’oasi di tranquillità e di pace, e fu così che decise di trasferirsi da Cisterna (Latina) a Sigillo, precisamente Villa Scirca, dove iniziò l’attività nel settore edile.

 

Ben lungi dall’essere la "città d’oro", Sigillo, per i suoi caratteri di nobiltà, per il vasto agglomerato la cui planimetria è un autentico capolavoro, per i suoi eleganti campanili e la piazzetta, vero palcoscenico del paese, può ben andare orgoglioso e felice di essere tra i pochissimi superstiti centri attraversati dalla Flaminia il cui traffico dà soffio di vita, rompendo la monotonia di tutti i giorni.

 

Lucianino arrivò al santuario di Scirca, si fermò, guardò dentro, lo vide affrescato di nuovo, sereno, accogliente ed accostò le mani al viso. Rise: "di un riso cattivo che gli fece male". Rivide tante cose della sua fanciullezza e si sentì meno triste. Una lacrima brillò sul suo ciglio. Ed ora, anche Luciano, nelle tiepide notti d’estate, vagola ancora a tarda ora per le strade, e chiacchiera e scherza e ride, è proprio un "Sigillano verace". Forse ci si può accusare d’essere troppo sentimentali o dei "patiti", affetti da sigillite acuta, ma è un fatto che l’amore per Sigillo è molto sentito e suscita pensieri e ispira perfino poesie, talune delle quali raggiungono un alto grado di lirismo, come quella che inneggia a Sigillo "terra di passion che accende il petto".

 

Luciano Calcabrini detto Lucianino, è un classico esempio di uomo che trova nella terra di Sigillo quell’amore e quella tranquillità che cercava da sempre, un sogno, un desiderio esaudito, grazie a questa nostra terra sigillana.

 

Giuseppe Pellegrini

SIGILLO

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