L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 14 - 24 luglio 2005

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito

peluovo.jpg (22890 byte)

Rubrica a cura di

Carlo Petrozzi

 

Ma dove sono finiti i forestieri?


Ma ve li ricordate i "forestieri"? Sì, quelli che una volta (mica tanto lontano) affollavano Gualdo in questi periodi e vi dimoravano fino a Ferragosto, portando colore, allegria e genuinità.

Del forestiero classico oggi non se ne hanno più tracce, salvo gli irriducibili che hanno magari una piccola casetta in centro e quello che rimane dei nostri emigrati che, sempre con meno frequenza, ritornano al paesello. Dobbiamo dire che in un discorso generale, il turismo (specie quello stanziale e non occasionale) ha subìto a Gualdo, in Umbria ed in Italia un calo notevole a causa della crisi economica e ne è testimonianza il fatto che anche molte famiglie gualdesi non vanno più al mare o, se lo fanno, preferiscono i fine settimana o solo pochi giorni di mezza pensione.

Malgrado questo, i forestieri di una volta ci mancano, così come tutte quelle manifestazioni "di piazza" che ci vedevano tutti coinvolti, dalla cocomerata alla spaghettata, dalle tombolate ai balletti, dalla Piattaforma alla Capannina e persino quelle feste di partito in Piazza Soprammuro con la classica lotteria finale. A parte la nostalgia, il problema turismo a Gualdo è purtroppo una realtà. Anche qui, come è nostra abitudine, vorremmo analizzare le cause negative che hanno portato a questa situazione, ma anche le cose positive che sono state fatte e che potrebbero essere ripetute o riorganizzate. Perché si veniva a Gualdo? Una canzone diceva "per l'acqua, l'aria bona, il vino e il pane" ed era proprio così. A Gualdo il clima d'estate era meraviglioso, così come l'acqua fresca delle fonti e infine, si mangiava come in nessun altro posto. E poi le passeggiate in Pineta, a Valsorda, a Santo Marzio; e la sera si godeva il fresco ai giardini o in Piattaforma, alla Rocchetta e a San Guido.

Poi, via via, è cambiato tutto. Gualdo si è decentrata e il proliferare delle sagre ha portato ad un impoverimento della vita cittadina. I luoghi ameni quali Valsorda hanno perso il loro fascino (ma lo sapete che "a monte" non ci vanno più nemmeno i gualdesi?) e non si sono create strutture adeguate per ricevere i turisti, non sono stati fatti investimenti né pubblici né privati e così la montagna sta via via morendo di trascuratezza. Rimane il solo ristorante "da Clelia" che ancora riesce a dare un'immagine di qualità e di professionalità con grandi sforzi personali. Quanto sarebbe stato bello avere a Valsorda villette o bungalov nascosti nel verde, altri punti di ristoro, parchi gioco per bambini, maneggi per cavalli, campi da tennis, da calcetto: insomma un villaggio turistico in piena regola. E da qui prevedere stupende passeggiate, a piedi o a cavallo, da far invidia a molte località alpine e appenniniche.

Anche la ricettività ha avuto una parte determinante in questo lento declino. Dire che a Gualdo non ci sono più alberghi non è purtroppo un eufemismo, ma è realtà. Anche qui il terremoto ha dato il suo segnale negativo, specie nel centro storico. Ma proprio da questa terribile esperienza si sarebbe dovuti ripartire per ricreare le nuove strutture ricettive alberghiere e crearne di nuove. Invece rimane ancora tutto abbandonato a distanza di anni e la sola struttura del Verde Soggiorno, che noi riteniamo peraltro validissima, non riesce a soddisfare tutte le esigenze del vecchio e nuovo turista.

Anche la crisi dello sport locale ha portato ad aggravare questa situazione. Ma ve li ricordate i tornei nazionali estivi di basket o il fasto del ritiro estivo del Gualdo Calcio in C1? Vedere in piazza giocatori e allenatori più o meno famosi, atleti e personaggi che si affezionavano alla nostra città e ne erano parte integrante; ormai tutto questo è solo un bel ricordo.

E infine l'abbandono di posti che erano il nostro fiore all'occhiello. Vogliamo brevemente parlare di San Guido e della Rocchetta, che nonostante i grossi sforzi di chi vi gestisce le attività ricettive, hanno perso il loro fascino, anche per il disinteresse delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute in questo ultimo quarto di secolo. Ma due posti così dove li troviamo in Umbria? Perché sono stati volutamente abbandonati?

L'affermazione dei Giochi de le Porte sembrava aver dare vigore ad un turismo nuovo (anche se temporaneo), avendo riportato a Gualdo in questa occasione centinaia di persone e di famiglie da tutta Italia. Ma, ci sembra, che anche questa situazione si sia via via affievolita. Abbiamo avuto modo di constatare, in questi ultimi anni, un regresso deciso di presenze turistiche nei giorni dei giochi (anche se il tempo nelle ultime tre edizioni non ci è stato d'aiuto), anche nell'ambito umbro marchigiano. Ma qui dovremmo aprire una parentesi purtroppo negativa su quelli che sono stati gli indirizzi dell'Ente Giochi che ha colpevolmente abbandonato la politica della promozione turistica della festa. Il risultato è che i Giochi non rientrano nei calendari e nelle guide turistiche nazionali e quindi, se non c'è pubblicità, non c'è turismo.

Ma ci sono stati anche tentativi di rilancio. E qui dobbiamo dare atto che alcune iniziative hanno avuto un largo riscontro, come la mostra su Matteo da Gualdo, organizzata dall'Amministrazione Comunale a cui va il merito di aver creduto nel rilancio della pittura gualdese. È il segno che se c'è qualcosa di valido, con una programmazione attenta, i risultati non possono che essere lusinghieri. Aver avuto migliala di visitatori (per lo più estimatori competenti) da tutta Italia è un fatto che spinge a creare nuove iniziative e lanciare nuove idee.

Anche altre due manifestazioni, ultime in ordine di tempo, quali i raduni del CAI e delle auto d'epoca, fatti dalle locali sezioni, hanno avuto un largo successo con espressioni di favorevole ammirazione sia per i paesaggi gualdesi che per i monumenti, da parte dei turisti intervenuti.

Ed è su questo che bisogna muoversi, coinvolgendo tutte le forze esistenti e volenterose di rivedere a Gualdo quello che era il nostro fiore all'occhiello: il turista. E parallelamente bisogna ricreare le strutture ricettive per accogliere le presenze in città, studiando un piano di rilancio di medio-lungo termine. Siamo ancora in tempo.

Nel prossimo numero tratteremo della situazione economica a Gualdo e degli scenari tutt'altro che rosei che sono all'orizzonte.

GUALDESITA'

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito

montecamera5.jpg (12241 byte)

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione