L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 14 - 24 luglio 2005 | |||||
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La lezione del pallone I giorni canicolari di luglio sono stati caratterizzati da vari eventi di rilevanza, uno dei quali merita un approfondimento, visto che ha toccato anche la realtà gualdese: lesplosione del bluff dellItalia pallonara.
Ai limiti cui è giunto il fenomeno calcio, fino a quanto esso può essere considerato uno sport e quanto sia invece un coacervo di interessi di altra natura che con lo sport hanno poco o nulle in comune? E ancora, mentre la pratica sportiva espressione di dilettantismo deve essere incoraggiata ed apprezzata, fino a che punto è giusto camuffare per sport altre attività speculative, bruciandovi risorse che sarebbe più proficuo destinare ad altri aspetti della società civile?
Niente di personale contro lo sport, ed in particolare contro il calcio, tuttavia una società che si dice organizzata con leggi che regolano la civile convivenza non può reggersi sullantinomia fra chi le regole le rispetta ed i furbi che le eludono; così non è stato bello scoprire che almeno una trentina di società non avrebbero i numeri per essere annoverate nel calcio professionistico e che anche lUmbria non è esente dal fenomeno.
Tuttavia anche in questo campo non cè stato nulla di nuovo sotto il cielo: chi guarda le cose correnti con un minimo di apertura mentale sa da tempo che certi lussi non possiamo permetterceli.
In Umbria, con 800.000 abitanti, due squadre ambiscono al Gotha della serie A (Perugia e Ternana), due-tre squadre (Gualdo, Gubbio ed ora anche Foligno) navigano in serie C; se spostiamo la nostra attenzione su Roma con oltre 3.000.000 di abitanti, troviamo due squadre già in difficoltà a tenere il passo con quelle del nord Italia, ed una presenza poco più che simbolica in serie C: è evidente che fra 800.000 e 3 milioni cè una differenza notevole, senza mettere nel conto che nella capitale hanno interessi grandi gruppi finanziari, mentre dallUmbria tutto ciò che cera di grande è emigrato da tempo sotto altri cieli (le Acciaierie di Terni, la Perugina, la Banca dellUmbria e via dicendo fino alla Faber); e, poiché il calcio professionistico assorbe risorse ingenti, i nodi vengono al pettine fino ad imporre impietose decisioni come quella assunta dalla Tagina che ha responsabilmente fatto una scelta forse impopolare e dolorosa, ma ha chiuso con il calcio professionistico.
Panem et circenses (pane e divertimenti) era il motto su cui i governanti dellantica Roma basavano la loro popolarità; a venti secoli di distanza è ancora di attualità ma, in un momento in cui si dibatte sulla chiusura o conservazione di ospedali ed altri servizi, anche la massa degli sprovveduti e più accaniti dello sport non esita a mettere in secondo piano i circenses. Per cui ben venga il ritorno alla pratica sportiva, quella vera, basata su agonismo ed entusiasmo, e non quella degli ingaggi astronomici, delle false fidejussioni, dei mercanteggiamenti con la giustizia sportiva, con il fisco, con la magistratura, senza illudersi di continuare a creare artifizi fidando nei miracoli di qualche paperone di turno.
Valerio Anderlini
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