L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 10 luglio 2005

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Angelo Valentini, sigillano doc

 

di Giuseppe Pellegrini


Nel numero 20 di PORTHOS, ribelle - nobile - disperato. scopriamo un interessante "Incontro con Angelo Valentini" a cura di Sandro Sangiorgi e Juan-Pablo di Gangi con la collaborazione di Daniela Arletti. Dodici pagine "La diplomazia della passione", in cui Valentini racconta, dal punto di vista biografico, le diverse tappe della sua vita: "studio, lavoro e conquista sociale" che hanno caratterizzato il cammino del personaggio Valentini, con l’azione purificatrice e rasserenante dell’arte, in quanto libera l’animo dalle passioni con il superamento di un conflitto interiore attraverso la rievocazione dei traumi che l’hanno causata.

 

Angelo Valentini nasce a Sigillo Umbro, una ridente cittadina ai piedi di Montecucco, figlio di commercianti di vino, dopo la guerra decide di intraprendere gli studi d’agraria certo "che l’unica chance per trovare una posizione nel mondo del lavoro fosse la terra". Racconta a lungo, senza nostalgia, del primo periodo in cui si trovò giovanissimo a condurre diverse grandi tenute in Toscana, del suo desiderio di esplorare, di sperimentare e di misurarsi sempre con nuove sfide. Ricorda dei cavalli, della caccia, dell’arrivo delle prime macchine agricole, "dei mediatori con i grandi cappelloni" che il giovedì s’incontravano a Grosseto, dei pranzi della trebbiatura, "dei contadini maremmani infingardi che non pianterebbero mai una pianta per il solo piacere di farlo". Agli inizi degli anni ’60 lascia la Maremma per recarsi in Emilia, dove lavorerà per sette anni con la famiglia Giacobazzi. Qui è folgorato dalla forte personalità manageriale della proprietaria, che gli permette di fare grandi investimenti in zootecnia senza porgli alcun limite. In Emilia, tra vacche, pecore e maiali aveva impostato una delle stalle più moderne d’Italia; utilizzava le prime mungitrici e aveva importato il bestiame dall’estero.

 

Valentini racconta che nel ’67 lasciò l’azienda della famiglia Giacobazzi, ma, s’innamora di due cose: "della moglie e dell’aceto balsamico". Ora mi definiscono oxologo; l’oxologia è la scienza che studia gli aceti. Io continuo a farlo poiché ho ereditato da mia moglie una batteria con già 20-25 anni di vetustà ed è costituita da sette barili di legno diverso. Nel 1982 arriva alla Lungarotti dove cura l’organizzazione commerciale. Dice Valentini: "la cosa più gratificante di quell’epoca, è stata fare il sommelier del Santo Padre: gli dissi Santo Padre accetta di essere nominato sommelier onorario? E lui mi rispose con il suo accento polacco: ma cosa significa sommelier? Fu emozionante ed avemmo anche la gratificazione di un francobollo ufficiale dalle poste svizzere!".

 

La necessità di migliorare le condizioni di vita e lo spirito audace e operoso della nostra gente, ha spinto sempre i sigillani ad emigrare dovunque vi fosse una prospettiva di lavoro pur di guadagnare da vivere. Ebbe così inizio il fenomeno veramente notevole dell’emigrazione dei sigillani in cerca di lavoro, emigrazione che non ha avuto, in genere, per fine il trasferimento definitivo, ma quello temporaneo, preludio di un anelato ritorno in patria. Ad Angelo Valentini non difetta certo l’attaccamento al paese nativo, anche se i sigillani troppo spesso dimenticano il valore delle persone, mentre a Gubbio, Gualdo e Fossato, tanto per citare luoghi a noi vicini, Angelo è famoso per le sue doti di agronomo, erborista, enologo, exologo, enobibliofilo, e tante altre virtù, a Sigillo! ... Il punto d’unione fra noi e coloro che vivono sotto altri cieli, è rappresentato dalla chiesetta dell’Emigrante Sigillano, dedicata al poverello d’Assisi, prova palpabile della nostra fede e sicura testimonianza dell’attaccamento e del ricordo che nutriamo per la terra nativa. Grazie Angelo per aver portato il nome di Sigillo agli onori nazionali ed esteri. Grazie.

SIGILLO

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