L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 10 luglio 2005

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Rubrica di

Carlo Catanossi

Inaugurare va sempre di moda


Se non vado errato è la quarta volta. Mi riferisco alla inaugurazione della Rocca Flea che sta ancora al centro dell’attenzione visto che è stato aperto al pubblico, appunto con una inaugurazione, il parco che la circonda. E' vero che definirlo parco è effettivamente esagerato, ma le dimensioni non possono comunque sminuire la qualità di un intervento che il monumento meritava. La storia del giardino è un po’ tormentata e non serve ripercorrerla ora ritornando sull’uso antecedente e sulla acquisizione da privati che l’Amministrazione ha fatto. Sta di fatto che la sistemazione proposta, a mio avviso, è veramente bella: buona l’idea proposta di utilizzazione di un terreno particolarmente scosceso, ben riusciti i percorsi, straordinaria la scelta delle essenze vegetali e la loro posa in opera.

Spero che regga la civiltà dei cittadini e che la manutenzione sia all’altezza ... Allora arrivederci al prossimo numero e complimenti a chi se li merita ...

E invece no! Sentite questa.

Ero stato invitato a questa nuova inaugurazione ma io, come spesso mi accade, avevo dimenticato l’impegno ed avevo fatto passare il tempo inutilmente. Mi trovavo pertanto in piazza, verso mezzogiorno di quel sabato, quando l’incontro con una persona mi ricorda l’evento. Anche se tardi, scelgo di andare a vedere e prendo, ovviamente, la via più breve o, se preferite, quella che avrebbe preso un qualsiasi turista (merce rara e maltrattata) che si fosse trovato nelle condizioni di salire al colle partendo dal centro: via della Rocca ovvero le scalette del Reggiaio. Non ho fatto cento metri quando mi trovo la strada bloccata da una grande auto del tipo che oggi va di moda: un tempo l’avremmo chiamato gippone ma si chiama fuoristrada. E' parcheggiato in mezzo alla via grazie a chi ha trasformato le scale in strada asfaltata al servizio di non si sa cosa, visto che non ci sono garage fino a quel punto.

Faccio fatica a passare, devo stringermi verso un muro e prendere in braccio mio figlio per non farlo sporcare. Faccio altri cento metri e, mentre la mia mente sta per allargarsi partendo dallo sfondo delle montagne e del monumento sull’idea di ciò che mi appresto a vedere, il mio sguardo è costretto davanti a me da un recinto in cui un cumulo di macerie occupa tutta la piazza di fronte all’arco di Casalvento. Potrei quasi pensare che ci sia un valore simbolico in tutto ciò ma la piccola ruspa parcheggiata sopra il cumulo di macerie (alto oltre due metri, per chi non l’avesse visto) sta a ricordarmi che è solo questione di un cantiere aperto da oltre due anni per ricostruire due delle tante strade che dovranno essere rifatte nel post terremoto.

Andando poco più avanti, proprio a fianco del cancello d’entrata del giardino, vedo una delle due vie: un fondo di cemento è in attesa di decisioni su quale materiale dovrà ricoprirlo (torneranno le pietre di prima o ci sarà un catrame sicuramente più brutto ma forse più economico?) Ma non è finito perché proprio a fianco della strada che costeggia la Rocca è stato abbattuto un muro per poterlo consolidare con tanto di palificazione in cemento armato (in parte realizzata) ma anche questo sta li da lunghissimo tempo senza che ci sia cura e in perfetta solitudine.

Quando poi, dopo la visita, mi sposto sulla parte dell’ingresso principale della Rocca le cose non migliorano molto. Intanto l’area sopra la casa di riposo è un altro deposito di macerie a cielo aperto ed un tracciato di strada sta a ricordare un’ipotesi di viabilità che qualcuno aveva immaginato in un certo modo e che non si sa che fine abbia fatto.

Senza contare che qui mi viene in mente che se fossi venuto in auto avrei avuto il serio problema del parcheggio visto che tranne lungo la via non ci sono alternative di sosta, nel tornare verso il centro noto l’ultima cosa: un bell’impianto di illuminazione parte da terra e si innalza verso le mura ma dal centro della strada che costeggia i vecchi giardini la Rocca non si vede.

Penso che sia proprio venuto il momento di togliere almeno una delle due file di lecci che delimitano il viale facendo una comoda ombra a chi usa la strada come parcheggio, ma limitando notevolmente la visibilità e la grandiosità del monumento.

E’ vero: il giardino è bello ma tutto ciò che c’è intorno lascia a desiderare. A meno che il contorno scadente non sia un effetto voluto proprio per far risaltare uno spazio pregevole ... ma non mi pare il nostro caso.

Sono uscito da questa passeggiata un po’ sconsolato e non mi ha sollevato il sentir parlare dell’allargamento dell’area fino a realizzare un vero e proprio parco. Credo che non sia sufficiente la cura dei particolari, ma che serva anche il loro inserimento nel contesto. Va benissimo lanciare ancora avanti l’obiettivo, ma penso necessario definire una progettualità complessiva che sia di grande respiro e realizzare degli stralci di lavoro in tempi certi e dichiarati. Il sistema museale che è stato immaginato non potrà attendere molto tempo per la sua realizzazione e questo servirà allo sviluppo della città in una direzione piuttosto che in un’altra.

Vista la situazione qualche problema forse l’abbiamo.

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