L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 10 luglio 2005

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   LE MERAVIGLE DI SAN PELLEGRINO  

Tornano alla luce gli affreschi dimenticati

Fra le scoperte anche delle opere di Matteo da Gualdo


01spell0513.jpg (15991 byte)Sono iniziati in questi giorni gli interventi per il recupero degli affreschi conservati nella chiesa parrocchiale di San Pellegrino, finanziati a suo tempo dal ministro Urbani; fin dai primi interventi sulla struttura sono emerse delle piacevoli realtà sconosciute e che potrebbero fare della chiesa di San Pellegrino un autentico scrigno di opere d’arte. Mentre procedono i lavori si pone da subito l’esigenza di ulteriori finanziamenti poiché i fondi stanziati appaiono inadeguati all’importanza della scoperta.

 


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ARTE E CULTURA

SAN PELLEGRINO: NUOVE IMPORTANTI SCOPERTE IN QUELLA CHE E' STATA RIBATTEZZATA "LA CHIESA DELLE MERAVIGLIE"

Tornano alla luce capolavori dimenticati

Oltre a raffigurazioni cinque-secentesche, emergono anche altri tre preziosi affreschi di Matteo da Gualdo


03spell0513a.jpg (23518 byte)La storia di san Pellegrino e quella di San Pellegrino, della sua chiesa piena di capolavori d’arte, della visita del ministro Urbani, del finanziamento di 350.000 euro per il restauro dei suoi affreschi non ancora riportati al loro antico splendore non è finita. E tutto grazie ad un colpo di scena - a dire il vero non del tutto inatteso - avvenuto proprio in questi giorni.

 

Un passo indietro

 

Ma ricominciamo daccapo, rievocando gli eventi trascorsi. Già parzialmente restaurati grazie ad un iniziale finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, alla fine del 2003, gli affreschi della chiesa parrocchiale di San Pellegrino continuavano ad aver necessità di piano di recupero globale, che comprendesse anche la struttura della chiesa, messa a dura prova dagli eventi sismici del 1997 e 1998. Così il parroco, don Luigi Merli, coinvolse direttamente il Ministero dei Beni culturali, con una lettera all’allora ministro Giuliano Urbani. Grazie anche all’interessamento del senatore Asciutti, il ministro venne di persona a constatare le condizioni della chiesa e comunicare l’entità del finanziamento: oltre 300 mila euro, in tre anni. Giunta la prima tranche della somma, ecco i lavori iniziare. Sembrava la fine di una bella storia. Ma ecco la sorpresa.

 

Colpo di scena!

 

Sotto l’intonaco bianco, steso nel XVII secolo, non c’erano soltanto semplici strutture murarie ma altri notevoli affreschi, malamente ricoperti di calce e, in parte, devastati per restauri poco rispettosi dell’originale struttura della chiesa. Questi affreschi hanno lentamente iniziato a fare la loro ricomparsa sotto le mani degli stupiti restauratori ed oggi, benché il lavoro di rimozione dell’intonaco sia ancora lontano dal concludersi, hanno già restituito all’edificio sacro una fisionomia ben diversa. Vediamo, nel dettaglio le scoperte finora - sottolineo: finora - effettuate, ma che saranno ben presto seguite da altre, forse più importanti ancora.

 

I nuovi affreschi

 

03spell0513b.jpg (19217 byte)Entrando in chiesa, fra una selva di impalcature, troviamo subito alcune novità. A sinistra del tabernacolo, sulla parete di fondo, subito al di sotto degli spioventi, è venuta alla luce parte di una raffigurazione di argomento ancora non ben precisato, probabilmente cinquecentesca, nella quale sono visibili due figure: una vergine Maria (foto in alto), di fattezze nel complesso simili alle altre raffigurate in almeno altre sette zone della chiesa e, ancora a sinistra, probabilmente un san Giuseppe. Il lavoro dei restauratori svela, di giorno in giorno, altri particolari della raffigurazione che risulta, benché scalpellinata forse nel XVII secolo, ancora ben conservata. Probabilmente entro un paio di settimane sarà possibile stabilire con esattezza anche il contesto architettonico all’interno del quale si situa la raffigurazione. Altra sorpresa è venuta alla luce sulla parete della seconda campata, dove la rimozione dell’intonaco ha svelato un affresco tardo cinquecentesco o secentesco, con due putti che reggono un pesante tendaggio rosso, che tentava di situare in un contesto spaziale definito i sottostanti affreschi già esistenti all’epoca della sua realizzazione.

 

E c’è anche Matteo da Gualdo

 

Ma sorprese ben più importanti vengono dalle pareti della terza campata e da quelle dell’ingresso della chiesa, al di sotto del coro e dell’organo. Qui, infatti, sono venute alla luce almeno tre raffigurazioni che esperti hanno subito attribuito a Matteo da Gualdo, datandole alla seconda metà del XV secolo. Si tratta di scene in parte rovinate dai lavori (che forse sarebbe meglio definire "distruzioni") che l’edificio subì nel XVII secolo e ad un maldestro tentativo di restauro e consolidamento avvenuto negli anni Trenta del secolo scorso, ma ancora ben visibili e soprattutto, a parte qualche lacuna irrimediabile, restaurabili. La prima è una Flagellazione di Cristo, tema piuttosto raro nell’iconografia sacra, attribuibile a Matteo da Gualdo anche per la contorsione delle forme, che assumono movenze dinoccolate e innaturali tipiche del maestro gualdese. La seconda è, invece, una magnifica Crocifissione, poco visibile attualmente a causa delle impalcature e comunque parzialmente deturpata dall’apertura di una porta, poi successivamente richiusa. Inconfondibile è la mano di Matteo, anche nei tipici colori ferrigni, quasi del tutto intatti, che emergono nella parte non devastata. E c’è poi una terza scena riconoscibile con una certa esattezza, una raffigurazione del Santo Pellegrino, con un lungo bastone da viaggio in mano, che riecheggia quella in pietra presente sopra il portale d’ingresso.

 

Quali prospettive?

 

Altri sondaggi hanno rivelato la presenza di altri affreschi anche sulle restanti pareti: sono emersi il viso di una Madonna, e poi lacerti ancora indistinguibili da altre raffigurazioni, che solo un paziente lavoro di rimozione dell’intonaco secentesco potrà rendere almeno parzialmente intelligibili. Ma già ora la considerazione che è possibile fare è una soltanto: tutte le pareti della chiesa sono ricoperte di affreschi, eseguiti in epoche diverse, dal Trecento fino al Seicento. La chiesa è dunque veramente uno "scrigno" di tesori, in parte ancora nascosti per riportare alla luce i quali non saranno sufficienti i 350 mila euro attualmente stanziati dal Ministero. La somma, infatti, dovrà bastare, oltre che ad interventi strutturali a salvaguardia della stabilità dell’edificio e al mantenimento di condizioni ambientali compatibili con la conservazione degli affreschi (leggi: nuovo impianto di riscaldamento), anche al restauro del preziosissimo ciclo di Matteo da Gualdo della sagrestia. Urgono in tempi brevi altri fondi, dunque, forse superiori al milione di euro. Ma, per quanto grande, la somma è nulla in confronto all’importanza di un edificio che si sta sempre più rivelando sorprendente. Sotto ogni punto di vista.

 

Pierluigi Gioia

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