L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 10 luglio 2005

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Il drenaggio della ricchezza


L’equa distribuzione della ricchezza è uno degli obbiettivi del buon governo, obbiettivo tuttavia non sempre conseguito e conseguibile per le opinabili valutazioni che sovrintendono ai sistemi di gestione della cosa pubblica, a tutti i livelli; non solo le istituzioni locali, ma anche la classe dirigente, nelle sue sfaccettature produttive, distributive, professionali ed intellettuali. La ricchezza infatti non è un concetto astratto, ma la conseguenza dei sistemi di produzione e di sfruttamento delle risorse, così pure la sua equa distribuzione.

 

Ascoltando fino a qualche tempo fa i nostri amministratori, li sentivamo decantare orgogliosi la ricchezza della nostra città. E, in effetti, la fioritura degli sportelli bancari sul territorio, in seguito al terremoto del 1997, ha alimentato l’illusione che la vallata da Nocera Umbra a Scheggia fosse un mare d’oro; ma qual è la realtà vera? c’è una ricchezza effettiva da distribuire davvero nelle nostre realtà?

 

Partiamo dal sistema bancario: siamo diventati terra di conquista di Unicredito, Banca Intesa, varie banche toscane (Banca Etruria, Cassa Risparmio di Firenze, Monte dei Paschi) e della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana: tutte, a parole, si dichiarano al servizio della nostra economia, ma in realtà, attraverso la raccolta, rastrellano le risorse economiche del territorio per la cui destinazione i centri decisionali sono altrove, non in loco, e nemmeno in Umbria. Esemplificare ci porterebbe lontano; ci limitiamo a porre l’interrogativo su quanti sono i funzionari espressi dal territorio che sovrintendono al funzionamento delle varie realtà, e quanti arrivano con l’auto la mattina e se ne vanno al termine della giornata lavorativa.

 

Dopo il sistema bancario esaminiamo quello commerciale: la fioritura di supermercati è stata salutata a suo tempo come un autentico salto di qualità della vita: sono arrivati Sma, Conad, Coop, Eurospin, Famila, Lidl, ed altri se ne preannunciano: gruppi venuti e gestiti da lontano, portatori di interessi commerciali propri, che offrono sì qualche posto di lavoro per commessi, ma dirottano altrove (né in loco, né in Umbria) il guadagno delle relative attività, mentre continuano a chiudere i battenti i nostri vecchi commercianti, espressione e portatori di diversa sensibilità per le esigenze del territorio.

 

E, infine, passiamo al sistema produttivo: è di questi giorni la notizia della vendita della Faber Flaminia ad una multinazionale che, ovviamente, deciderà e disporrà a suo piacimento della ricchezza prodotta; potremmo aggiungere le concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali di Gualdo Tadino alla Rocchetta e quelle di Nocera Umbra ad un gruppo lombardo, due attività che hanno altrove centri decisionali e destinazioni della ricchezza prodotta; ed, ultime le cave: la impercorribilità della Flaminia, in attesa di un nuovo tracciato la cui ultimazione sembra allontanarsi ogni anno, è determinata da un flusso continuo di pesanti mezzi industriali che fanno la spola fra i nostri monti e le riviere marchigiane e romagnole con materiale di cava: anche in questo campo siamo diventati territorio di conquista e di sfruttamento; altro che valorizzazione!

 

Si obietterà che queste attività garantiscono un certo numero di posti di lavoro: ma pagare i dipendenti non è distribuire ricchezza; il salario, "la giusta mercede agli operai" costituisce infatti il corrispettivo monetario erogato dall’imprenditore in cambio del lavoro prestato; la ricchezza che costituisce il "grasso" dell’economia e il motore delle iniziative è un’altra cosa e, purtroppo, c’è da prendere atto che il "grasso" delle nostre attività economiche emigra sotto altri cieli; alla luce di quanto sopra appare patetica la ricerca - altrove - di sponsor che ha impegnato il sindaco per il salvataggio della società sportiva, una vicenda che non è caduta dal cielo casualmente o all’improvviso.

 

Dove vuole arrivare questa constatazione? Da nessuna parte, vuol essere solo un motivo di riflessione per chi si propone di sovrintendere ai nostri destini, nonché per l’intera classe dirigente delle nostre collettività, che anch’essa deve avere qualcosa di concreto e costruttivo da esprimere nell’interesse del nostro oggi e domani, con l’auspicio che sappia trarne utili deduzioni.

 

Valerio Anderlini

 

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