L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 26 giugno 2005

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Il fiore del cucco, caratteristica ambientale

 

di Giuseppe Pellegrini


Anche Dioscoride, il più celebre farmacologo dell’antichità, il quale, in un antico erbario, chiama Fiore del Cucco, il ciclamino che è parte integrante della nostra flora montana, sembra rifarsi al Monte Cucco. Del suo trattato "Rimedi dei Semplici", in cui sono elencate e descritte innumerevoli specie vegetali e animali, noi ci limitiamo a riportare testualmente ciò che si riferisce alla voce: "ciclamino, ossia fiore del cucco, la cui radice è come una rapa; bevuta con acqua melata, purga; messa nel vino, ubriaca. Il succo, tirato su per il naso, purga la testa; impiastrata, giova ai morsi dei serpenti, netta la pelle, giova alla faccia cotta dal sole, fa rinascere i capelli ....".

 

Monte Cucco domina le Marche e l’Umbria, nelle sue caverne si nasconde un mondo ignorato che sa di sogno e di racconti fiabeschi. Il "buon gigante", che contende al Catria le maggiori altezze è stato egualmente testimone di vicende gloriose, come quelle dei castelli adagiati alle sue pendici e degli eremi addossati ai suoi fianchi.

 

A parte le indicazioni farmacologiche attribuite a questa pianta erbacea del sottosuolo montano, ancora oggi, la denominazione data da Dioscoride, sopravvive ed è molto comune e usata dalla gente; dalle nostre parti i Ciclamini sono chiamati "i cucchi". Sino a pochi anni addietro, il panorama di Sigillo, visto da S. Martino, era dominato dai quattro campanili, intorno ai quali era raccolto il paese con le sue case allineate, la piazza, gli stradoni, i vicoli. Ora del panorama sono entrati a far parte altri elementi decorativi, che nulla hanno a vedere con le costruzioni, ma che colpiscono egualmente l’occhio per la loro mole, lo slancio verso l’alto, la vitalità, il verde.

 

Si tratta, beninteso, di monumenti del mondo vegetale: soprattutto gli altissimi abeti del giardino di Fantozzi e il Cedro del Libano del Parco di Villa Anita, conifere di grande effetto che svettano, sovrastando e rappresentano spettacolo. Tuttavia non è solo di questi colossi che intendiamo parlare, ma anche d’altri alberi di seconda e terza grandezza, che prosperavano attorno e dentro il paese, ne ingentiliscono il quadro e ornano le vie, le piazze, i giardini.

 

Amanti come siamo delle piante, vorremmo pertanto passare in rassegna e fare una guida alla riscoperta di quelle, sia rustiche che ornamentali, che vegetano in casa nostra. A Sigillo non si manca il verde: ne sono abbondantemente forniti ambedue gli ingressi del paese per le varie piante ai lati della Flaminia.

 

Per chi proviene da Fano, un lungo viale d’acacie offre la sua ombra e frescura durante la caldura estiva; per chi viene da Roma, c’è un’alberata in cui figurano perfino i ciliegi. Oltrepassato il Ponte della Dorìa, ai bordi del paese, ci viene incontro una splendida magnolia fiorita e, poco più avanti, presso l’Aia di Fabriano, addossata alle case, una delle poche palme esistenti in paese. Nell’attiguo giardino pubblico è da notare una pianta di tasso, che cresce in mezzo a vigorosi ippocastani, messi a dimora agli albori del secolo insieme con quelli dell’adiacente via Baldeschi, Una ventina di piantoni in tutto, ma ancora vegeti e che hanno perfettamente resistito alla radicale potatura di qualche anno fa.

 

Continuando il nostro itinerarionello slargo di S. Agostino, tre cipressi, fanno da sfondo al busto dell’eroe sigillano Ermanno Caserta. Si apre poi la piazza, cuore di Sigillo, contornata da magnifici lecci con la chioma squadrata a forma di cubo. Lasciando il centro con il suo verde storico, e uscendo verso la strada romana, ricordiamo l’odoroso viale di tigli il cui abbattimento, effettuato dall’Anas nel 1958, provocò non poche polemiche. Restano i tigli del parco comunale sopra il quale troneggia il già citato Cedro. Proprio di fronte al giardino di villa Agostinelli esiste una vera rarità, purtroppo nascosta e soffocata dalle infestante piante del paradiso, un giovane faggio dal fusto perfetto trasportato a vivere qui dal suo habitat naturale, la Madre dei Faggi. Proseguendo lungo la Flaminia accanto all’edicola della Madonna del Grappa, spiccano certe piante, chiamate "catalpa", singolari per la loro frondosa chioma impenetrabile alla pioggia. Completano la vegetazione del piccolo parco, alcuni cipressi, pini, platani e tigli: sotto l’ombra di uno di questi riposano le spoglie del povero "Stortino", il cagnolino mascotte, noto personaggio verso gli anni ’70.

 

Di fronte si profilano i cipressi del Viale della Rimembranza, seguiti da quelli della sottostante Via delle Viole. Chiudiamo questa carrellata naturalistica, con uno sguardo al filare di piante delimitante il verdissimo campo sportivo con un pensiero alle annose querce di S. Martino, per rispettare le quali è stata effettuata una lodevole biforcazione della strada, al quercione dell’aia di Bonafede e a quello del prato ai piedi della Mucchia e agli imponenti ontani che prosperano nell’ameno boschetto del Bottino, poco dopo l’inizio della panoramica che conduce a Monte Cucco.

 

Nella nostra Sigillo, in dialetto, si chiama "calaverna", nella dizione italiana galaverna, un fenomeno meraviglioso della natura, che si verifica in particolari condizioni atmosferiche, in cui, rientrano l’umidità dell’aria e la temperatura. Non è altro che una forte "Brinata", cosa che nella stagione invernale, capita spesso un po’ dappertutto, ma, in montagna, si manifesta in maniera eccezionale e molto suggestiva. Avviene cioè, in seguito al brusco abbassamento di temperatura, le goccioline d’acqua e la stessa nebbia, sono cristallizzate; di conseguenza le piante, da scheletriche che erano, di punto in bianco, sono trasformate in alberi splendidamente fioriti e così pure le felci, in ventagli e ricami finissimi. Il singolare fenomeno attrae l’attenzione dei curiosi e degli amanti della natura, i quali non si lasciano sfuggire all’occasione di ammirare e godersi un cos’ straordinario spettacolo. La visione del bosco, trasformato d’incanto in una gigantesca serra fiorita per l’esplosione di miriadi di ghiaccioli e d’aghi splendenti, ha del fiabesco e dell’irreale e l’impressione che suscita è difficile da dimenticare.

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