L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 12 - 26 giugno 2005 | |||||
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L'abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli
In Umbria il monachesimo ebbe un enorme sviluppo: si contano nel X secolo più di trecento monasteri nel territorio, alcuni dei quali ricchi e potenti, che tenevano presso di loro più di duemila monaci. Venticinque anni dopo la morte di S. Benedetto in Italia scesero i Longobardi; durante tali invasioni le abbazie continuarono ad essere sostanziali punti di riferimento per la popolazione.
Ai margini della strada che da Scheggia, attraverso laspro e selvaggio passo del Corno, porta a Sassoferrato, dopo 13 Km si trova sulla destra unantica abbazia benedettina che sorge ai piedi di Monte Aguzzo, sulla confluenza di due fiumi, del Perticaro o Rio Freddo, che scende dalle rocce di Montecucco, e del Sentino, che nasce sopra Scheggia. Viene chiamata Badia di Congiuntoli, appunto perché ivi, i due fiumi si congiungono. E dedicata ai santi Emiliano, vescovo, e Bartolomeo Apostolo, e non al nome di Cristoforo, come leggiamo nellelenco degli edifici monumentali della Provincia di Perugia.
Labbazia si presenta come un severo e grandioso fabbricato, comprendente il cenobio e la chiesa di stile romanico-gotico, che attira lattenzione del visitatore e del turista; passando in mezzo a quellandirivieni di gole basse, strette come prigioni, nessuno si aspetterebbe uno spettacolo simile,. Quando sorse questa Badia e chi la fondò? Non è facile indicare lanno preciso e del fondatore non si sa nulla. Larchivio del monastero si è perduto nel periodo delle Commende, è necessario, quindi, andare per congetture, sia pure le più probabili.
Sbaglia il Dorio, che la fa sorgere al tempo di Celestino I (+432), e sbaglia anche lo Jacobilli, che ne fissa la fondazione al tempo di Celestino II, circa il 1143. Il Gibelli, autore di una monografia sul monastero di S. Croce di Fonte Avellana, pensa che sia stato lo stesso S. Pier Damiani a fondarlo, o, per lo meno a riformarlo, nel secolo XI.
LAlfieri, sassoferratese, canonico della Cattedrale di Nocera e storico illustre, morto nel 1910, riferendo la visita che vi fece il Vescovo di Nocera mons. Alessandro Borgia, è dello stesso parere e il monaco don Alberico Pagnani, per ragioni storiche, ritiene che la Badia "non potette sorgere molto prima del 1000"; asserisce infatti che S. Pier Damiani non ha mai dimorato nella Badia S. Emiliano.
Da unenfiteusi del luglio 1100, che si conserva nellarchivio di S. Biagio in Fabriano, apprendiamo che la famiglia cenobita di S. Emiliano costituita sotto la guida dellabate Pietro, il quale dopo aver chiesto ai monaci e ai chierici di detta chiesa il voto, cede allabate di S. Vittore, di nome Pietro, due modioli di terra, per lannuo canone di 30 soldi dargento.
Il cenobio, oggi, è parte di proprietà demaniale e parte in mani private. Lantico chiostro, con il lato libero verso occidente, è stato privato del pozzo. Il suo corridoio con soffitto a crociera è stato dimezzato da vari muri per ricavarne locali da magazzini, o stalle. Sul fianco destro del portale dingresso alla Chiesa una lapide reca questa scritta: "Edificio di proprietà demaniale, restaurato a cura della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie dellUmbria, 1970". Per il notevole risultato conseguito, si ritiene che il restauro della chiesa di S. Emiliano sia uno dei migliori effettuati, in questi ultimi anni, dalla citata Soprintendenza.
Restano ancora altri corpi di fabbrica, nel cenobio, allo stato fatiscente o adibiti ad usi non adeguati. Voglia il cielo che sorga lalba, nella quale lintero complesso di questo monumento maestoso e venerabile, risuoni di nuova vita monastica.
Giuseppe Pellegrini | ARTE E CULTURA | |||||
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