L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 12 - 26 giugno 2005 | |||||
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"Dal latino all'inglesorum", un libro di Angelo Brunetti
Ma Brunetti non si limita a individuare gli anni in cui inizia linvasione dellinglese nel modo di parlare di noi italiani. LAutore si fa curioso, si pone domande che gli servono per capire e far capire il perché di quella tracimante invasione di campo. E vi riesce. Si sa che i francesi sono gelosi della loro lingua, la difendono con guizzo nazionalistico, puntiglioso e insistito. Vorrebbero il francese al posto dellinglese, ma laspirazione non si concretizza perché la Francia è una cosa e il mondo anglosassone unaltra cosa, e parecchio diversa. Spiega bene Angelo Brunetti: "Capitò ai romani di Duemila anni addietro di esportare, durante la loro espansione imperiale, anche la lingua, tanto è vero che non poche parole inglesi hanno una radice latina. Oggi sta avvenendo un fenomeno analogo. Dietro linglese vi è il mondo anglosassone (Gran Bretagna più Stati Uniti più Canada e Australia) che primeggia come leadership del pianeta, con tutte le ricadute che ne discendono: il futuribile produttivo e finanziario è trainato da quel mondo, la ricerca scientifica e tecnica anche, la schiacciante superiorità militare pure, infine il fatto, tuttaltro che secondario, che se vuoi parlare con il mondo, commerciare con il mondo e viaggiare il mondo, devi parlare correntemente la lingua inglese".
Quello del capire perché si parli dappertutto inglese come seconda lingua, è il risvolto saggistico del volumetto di Brunetti. Ma esso è anche altro, è anche attraente lettura perché lega largomentazione seria al racconto piacevole del vissuto, che è fatto di aneddoti e curiosità che invitano a rilassanti risate. LAutore ricorda un viaggio che fece anni fa in Israele, la terra di Gesù. Un amico della vispa combriccola gualdese che stava visitando la zona attorno a una delle città più antiche del mondo, Gerico, chiede a un cameriere di un bar di portargli two schweps, due bibite. Lamico masticava poco linglese, la pronuncia era strascicata e approssimativa, tanto che il cameriere gli serve two chips, ossia patate, due vassoi di patate fritte. Al che lamico, quasi a volerlo perdonare, esclama: "Mi avrà fischiato un dente". E giù unabbondante risata generale. Sempre in Israele, un ascensore sale pigramente con dentro soltanto una cassetta di coca-cola. Il solito amico esclama prima di entrarvi: "Ma questa è manna!". Si sentì rispondere che si era in Terrasanta, e la manna non avrebbe potuto trovare dimora più adatta. E giù unaltra allegra risata.
La battuta ridanciana che rimanda ai cari tempi andati, si mescola nel volumetto ad acute osservazioni su problematiche di stringente attualità. Come quando, elencando vocaboli oramai entrati nel modo di parlare degli italiani, ci si imbatte in black out, che significa anche interruzione di corrente elettrica. Angelo scrive: "LItalia si approvvigiona di energia elettrica dalla Francia, che ne produce in abbondanza dalle sue numerose centrali nucleari, perché ha pochissimo petrolio e la pioggia non sempre è generosa. Nel referendum di qualche anno fa per dire "sì" o "no" al nucleare prevalsero i "no", e ora ne stiamo subendo le conseguenze negative. Che sono di due tipi: paghiamo lelettricità francese a caro prezzo e la pericolosià del nucleare non è cessata perché alcune centrali francesi sono a un tiro di schioppo dai nostri confini". E conclude: "Senza niente approfondire e prevedere, non si tira fuori un ragno dal buco".
Scrivevo allinizio che il libretto di Angelo Brunetti è di godibile lettura, ma esso fa pure meditare. Perché fa meditare? Ma perché Angelo confessa con saggio candore la malattia che lha colpito, un "ictus", "un nome corto", precisa, "ma di durata lunga e faticosa, come dire una via crucis". Ossia una malattia che può sconvolgere il modo di vivere e di pensare, incupire la quotidianità e annerire il futuro, che può rinchiuderti in una gabbia esistenziale disperante dove imperversa soltanto inguaribile pessimismo. Ma non è il caso di Angelo. Egli ha reagito alla malattia sorretto da una grande voglia di tornare a gustare la vita, di tornare a sperare in un futuro anche per lui, un futuro diverso se si vuole, ma non meno degno di essere vissuto. Una mano decisiva gli è giunta dal calore affettuoso di una famiglia solidale e pilotante il processo di reinserimento sociale di Angelo. Ne è prova significativa questo libretto che egli ha scritto con passione, lucidità e curiosità intellettuale, un libretto che invito i gualdesi a leggere perché dimostra quanto la volontà di uscire dal tunnel e di impegnarsi anche per una piccola avventura letteraria possa, se non sconfiggere il male, padroneggiarlo al punto da restituire serenità e tranquillità, da donare la forza per edificare qualcosa di duraturo per sé e per gli altri.
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