L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 26 giugno 2005

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"Dal latino all'inglesorum",

un libro di Angelo Brunetti


03inglesorum.jpg (13784 byte)Angelo Brunetti ha scritto un libretto agile, stimolante, godibile, si legge d’un fiato e invita a meditare. Il suo titolo si presenta sulle prime ermetico, indecifrabile, fatto a posta per disorientare e depistare il lettore. Invece non è così, e te ne accorgi via via che entri in argomento, e l’argomento è la lingua inglese che sciama sulle altre lingue del pianeta, infiltrandovisi e condizionandole. E’ capitato anche alla lingua di casa nostra nell’ultimo dopoguerra. "I vocaboli inglesi", egli dice, "tracimarono come torrente impetuoso nel linguaggio d’ogni giorno, nello scrivere sui giornali, nel comiziare dei politici, nel sentenziare dei proverbi, nello stile paludato delle università, nei trattati di economia, finanza, psicologia e sociologia: una specie d’invasione pacifica, dopo tante scorribande straniere di imperatori, re e capitani di ventura sopra il suolo di casa nostra".

 

Ma Brunetti non si limita a individuare gli anni in cui inizia l’invasione dell’inglese nel modo di parlare di noi italiani. L’Autore si fa curioso, si pone domande che gli servono per capire e far capire il perché di quella tracimante invasione di campo. E vi riesce. Si sa che i francesi sono gelosi della loro lingua, la difendono con guizzo nazionalistico, puntiglioso e insistito. Vorrebbero il francese al posto dell’inglese, ma l’aspirazione non si concretizza perché la Francia è una cosa e il mondo anglosassone un’altra cosa, e parecchio diversa. Spiega bene Angelo Brunetti: "Capitò ai romani di Duemila anni addietro di esportare, durante la loro espansione imperiale, anche la lingua, tanto è vero che non poche parole inglesi hanno una radice latina. Oggi sta avvenendo un fenomeno analogo. Dietro l’inglese vi è il mondo anglosassone (Gran Bretagna più Stati Uniti più Canada e Australia) che primeggia come leadership del pianeta, con tutte le ricadute che ne discendono: il futuribile produttivo e finanziario è trainato da quel mondo, la ricerca scientifica e tecnica anche, la schiacciante superiorità militare pure, infine il fatto, tutt’altro che secondario, che se vuoi parlare con il mondo, commerciare con il mondo e viaggiare il mondo, devi parlare correntemente la lingua inglese".

 

Quello del capire perché si parli dappertutto inglese come seconda lingua, è il risvolto saggistico del volumetto di Brunetti. Ma esso è anche altro, è anche attraente lettura perché lega l’argomentazione seria al racconto piacevole del vissuto, che è fatto di aneddoti e curiosità che invitano a rilassanti risate. L’Autore ricorda un viaggio che fece anni fa in Israele, la terra di Gesù. Un amico della vispa combriccola gualdese che stava visitando la zona attorno a una delle città più antiche del mondo, Gerico, chiede a un cameriere di un bar di portargli two schweps, due bibite. L’amico masticava poco l’inglese, la pronuncia era strascicata e approssimativa, tanto che il cameriere gli serve two chips, ossia patate, due vassoi di patate fritte. Al che l’amico, quasi a volerlo perdonare, esclama: "Mi avrà fischiato un dente". E giù un’abbondante risata generale. Sempre in Israele, un ascensore sale pigramente con dentro soltanto una cassetta di coca-cola. Il solito amico esclama prima di entrarvi: "Ma questa è manna!". Si sentì rispondere che si era in Terrasanta, e la manna non avrebbe potuto trovare dimora più adatta. E giù un’altra allegra risata.

 

La battuta ridanciana che rimanda ai cari tempi andati, si mescola nel volumetto ad acute osservazioni su problematiche di stringente attualità. Come quando, elencando vocaboli oramai entrati nel modo di parlare degli italiani, ci si imbatte in black out, che significa anche interruzione di corrente elettrica. Angelo scrive: "L’Italia si approvvigiona di energia elettrica dalla Francia, che ne produce in abbondanza dalle sue numerose centrali nucleari, perché ha pochissimo petrolio e la pioggia non sempre è generosa. Nel referendum di qualche anno fa per dire "sì" o "no" al nucleare prevalsero i "no", e ora ne stiamo subendo le conseguenze negative. Che sono di due tipi: paghiamo l’elettricità francese a caro prezzo e la pericolosià del nucleare non è cessata perché alcune centrali francesi sono a un tiro di schioppo dai nostri confini". E conclude: "Senza niente approfondire e prevedere, non si tira fuori un ragno dal buco".

 

Scrivevo all’inizio che il libretto di Angelo Brunetti è di godibile lettura, ma esso fa pure meditare. Perché fa meditare? Ma perché Angelo confessa con saggio candore la malattia che l’ha colpito, un "ictus", "un nome corto", precisa, "ma di durata lunga e faticosa, come dire una via crucis". Ossia una malattia che può sconvolgere il modo di vivere e di pensare, incupire la quotidianità e annerire il futuro, che può rinchiuderti in una gabbia esistenziale disperante dove imperversa soltanto inguaribile pessimismo. Ma non è il caso di Angelo. Egli ha reagito alla malattia sorretto da una grande voglia di tornare a gustare la vita, di tornare a sperare in un futuro anche per lui, un futuro diverso se si vuole, ma non meno degno di essere vissuto. Una mano decisiva gli è giunta dal calore affettuoso di una famiglia solidale e pilotante il processo di reinserimento sociale di Angelo. Ne è prova significativa questo libretto che egli ha scritto con passione, lucidità e curiosità intellettuale, un libretto che invito i gualdesi a leggere perché dimostra quanto la volontà di uscire dal tunnel e di impegnarsi anche per una piccola avventura letteraria possa, se non sconfiggere il male, padroneggiarlo al punto da restituire serenità e tranquillità, da donare la forza per edificare qualcosa di duraturo per sé e per gli altri.

 

Gianni Pasquarelli

ARTE E CULTURA

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