L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 26 giugno 2005

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FATTI E MISFATTI

Rubrica a cura di

Riccardo Serroni

 

La riforma della scuola superiore


Il Consiglio dei Ministri, il 27 maggio, ha approvato uno schema di decreto per la Riforma della Scuola Superiore (secondo ciclo del sistema di educazione e formazione). Il dibattito sui contenuti di questa riforma, su cui si è già polemizzato a lungo, è aperto. Per cercare di capirne il senso è opportuno, prima di tutto, conoscerne i contenuti essenziali.

 

Per i ragazzi sono previsti due percorsi: un percorso liceale ed un percorso di istruzione e formazione professionale. I due binari, almeno nelle intenzioni, non costituiscono una scelta definitiva ed irreversibili. I ragazzi possono cioè (ed in questo devono essere aiutati dalla scuola) trasferirsi da un liceo ad un corso di istruzione professionale ( e viceversa) ed all’interno dello stesso percorso possono trasmigrare da un indirizzo ad un altro. Possono inoltre acquisire crediti con esperienze lavorative (stage, contratti di apprendistato, ecc) ed altre esperienze formative.

 

La novità più rilevante è l’introduzione del "Campus". Il Campus viene costituito insieme dai Licei e dai corsi di formazione professionale ed ha come obiettivo l’attuazione di un forte legame con il mondo del lavoro, dell’economia e delle professioni.

 

I Licei

 

I Licei hanno una durata quinquennale (due bienni ed un quinto anno che caratterizza maggiormente il percorso scelto) e si concludono con un esame di stato (come ora).

 

Questi sono i licei previsti: artistico, classico, economico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico, tecnologico e delle scienze umane. Per l’ artistico, l’economico ed il tecnologico sono previsti (a partire dal secondo biennio) diversi indirizzi per corrispondere ai diversi fabbisogni formativi.

 

Artistico (arti figurative; architettura, design, ambiente;audiovisivo, multimedia, scenografia)

 

Economico (economico-aziendale; economico-istituzionale)

 

Tecnologico (meccanico e meccatronico; elettrico ed elettronico; informatico e comunicazione; chimico e materiali; produzioni biologiche e biotecnologie alimentari; costruzioni, ambiente e territorio; logistica e trasporti; tecnologie tessili e dell'abbigliamento)

 

I percorsi di istruzione e formazione professionale

 

La competenza è delle Regioni che hanno l’obbligo di assicurare i livelli essenziali delle prestazioni definiti dal decreto legge.

 

Sono previsti due percorsi: a) percorsi di durata triennale, che si concludono con il conseguimento di un titolo di qualifica professionale (certificato di operatore professionale con riferimento alla relativa qualifica); b) percorsi di durata almeno quadriennale, che si concludono con il conseguimento di un titolo di diploma professionale (diploma professionale di tecnico)

 

I titoli e le qualifiche rilasciate a conclusione di un corso almeno quadriennale consentono l’accesso all’istruzione e formazione tecnica superiore e l’accesso ad un esame di stato utile per accedere anche all’università, previa la frequenza di un ulteriore quinto anno (in accordo con l’università) ed il conseguente esame di stato.

 

I tempi della riforma

 

Articolo 27

 

La riforma partirà dall’anno scolastico 2006/2007 con la prima classe del primo biennio dei percorsi liceali ed il primo anno dei percorsi di istruzione e formazione professionale.

 

Valutazioni

 

Al di là di quello che può essere il dibattito politico (condizionato anche dalla vicinanza delle elezioni politiche che si terranno nel 2006), due sono le riserve che gli specialisti della materia avanzano rispetto a questo impianto.

 

La prima è la separazione delle "carriere" dello studente tra percorsi liceali e percorsi di istruzione professionali. Troppo presto i ragazzi sono costretti a scegliere senza avere gli strumenti necessari per poterlo fare. E’ vero che esiste teoricamente la possibilità di un passaggio da un percorso ad un altro, ma è realistico prevedere le grandissime difficoltà a cui andrebbe incontro un ragazzo che, ad esempio, avesse iniziato un corso professionale poi vorrebbe trasferirsi in un Liceo. Una certa corrente di pensiero avrebbe voluto che questa scelta fosse stata procrastinata più avanti, magari dopo un primo biennio comune.

 

La seconda osservazione è il pericolo della liceizzazione dei nostri Istituti Tecnici Superiori. Stando alle ultime statistiche, il 70% delle aziende del Nord ed il 40% di quelle del centro sud trovano difficoltà a reperire personale con una preparazione specifica in campo tecnico (soprattutto elettronico e meccanico). I nostri Istituti Superiori (laddove hanno avuto la possibilità di rinnovarsi tecnologicamente) sono stati per anni il fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico. Sarebbe deleterio se perdessero questa loro specificità tecnica. Si allargherebbe molto di più l’area della disoccupazione intellettuale e le nostre aziende, costrette sin da ora a ricorrere alla manodopera proveniente dall’estero per lavori che i nostri ormai si rifiutano di fare, finirebbero per importare anche personale tecnico.

 

Il dibattito è solo all’inizio, ma credo che ormai la riforma sia questa e non ci saranno modifiche sostanziali. Quindi, per noi, noi come territorio, intendo, si impone la necessità di cominciare a ragionare a vasto raggio su come organizzare (su quali indirizzi) formazione professionale e liceale.

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