L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 26 giugno 2005

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Dentro la crisi della Pro Tadino


A qualche giorno di distanza dall’assemblea degli iscritti del 25 maggio, e poi invalidata per motivi procedurali, sento la necessità fare alcune riflessioni con la massima schiettezza.

 

L’andamento dell’assemblea non ha fatto altro che mettere in luce le difficoltà in cui si dibatte, da alcuni anni, l’Associazione Pro Tadino, che costituisce "un’anomalia associativa". Cercherò di spiegare più avanti in che cosa consiste questa "anomalia", intanto vorrei soffermarmi sulla delibera con cui il Consiglio Direttivo ha istituito una commissione che verificasse la corretta gestione dell’assemblea del 25 maggio.

 

Non si tratta di una commissione d’indagine, per cui i cittadini non devono aspettarsi chissà quali esiti, l’istituzione della commissione è stata solo un colpo di reni del Consiglio Direttivo, che con questo atto, ha voluto riappropriarsi delle prerogative che gli spettano.

 

Troppo spesso negli ultimi tempi, il Consiglio Direttivo è stato svuotato o si è autosospeso, avallando solo decisioni già prese. Tutto ciò è avvenuto per due ordini di motivi: il primo è perché, malgrado gli atteggiamenti padronali, il presidente ha dato un qualche impulso all’associazione, il secondo è perché non si intravedevano soluzioni alternative.

 

Veniamo a ragionare su quanto avvenuto nell’assemblea del 25 maggio: certo, non era mai avvenuto che la Pro Tadino fosse stata fatta oggetto di "scalata", ma, probabilmente, non era mai successo che fosse stata fatta oggetto di un qualche interesse da parte dei cittadini. Perché è avvenuto? Negli ultimi anni l’associazione ha dimostrato segni di vivacità e ciò ha fatto crescere la voglia di partecipazione da parte dei cittadini. Qui interviene l’"anomalia" della Pro Tadino che, a differenza di ogni qualsiasi altra associazione, è costituita da soci "votanti" e non "cooperanti". I 130 soci della Pro Tadino li potremmo definire soci sostenitori, perché non fanno niente, vengono solo chiamati in Assemblea una volta l’anno per approvare il bilancio (e la presenza è stata sempre piuttosto scarsa). In una città, dove è cresciuta la voglia di partecipazione, non sembra anche a voi che ci troviamo di fronte ad un’associazione anomala? Stando così le cose, è inevitabile che chi voglia partecipare ambisca ad entrare nel Consiglio Direttivo, che è l’unico organo operativo. A questo punto ci sono due strade per entrare nel Consiglio.

 

La prima, quella che trasferisce nella Pro Tadino la logica e il costume dei partiti politici con la creazione sotterranea di cordate, alleanze, intrallazzi ... che conduce inevitabilmente a considerare la gestione del potere come l’unico obiettivo dell’associazione.

 

L’altra, che ha come obiettivo l’interesse della città, non si pone, proprio per le finalità che si da, il problema delle appartenenze, anzi, mette alla base del rapporto sociale la mescolanza delle culture e delle esperienze, non per una aspirazione al "volemose bene", ma per utilizzare le risorse e le competenze di tutti.

 

E' evidente che la politica non può essere ritenuta un corpo estraneo. Nel portare avanti iniziative e progetti si fanno scelte politiche, si collabora con il Consiglio Comunale e con l’Amministrazione, l’importante è non essere di parte, l’importante è non andare a prendere ordini dal "Palazzo" che ha la pretesa, a volte, di dettare anche i comunicati stampa da diffondere.

 

Ritengo che, prima di indire una nuova assemblea dell’associazione, che lascerebbe la situazione immutata, sia opportuno ricostituirne il corpo sociale, definire e portare all’approvazione il nuovo statuto nel quale vengano previste delle commissioni di lavoro (una commissione che si occupi della promozione turistica, una che si occupi della cultura, una dei rapporti con le varie associazioni ...) in modo da uscire da quella anomalia associativa che inchioda ed inchioderà la Pro Tadino.

 

La nuova Assemblea degli iscritti deve costituire un momento di rifondazione dell’associazione, i 130 iscritti non possono essere anime morte, ma diventare soggetti coinvolti nell’elaborazione dei progetti e nella loro gestione.

 

Mauro Mancini

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