L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 12 giugno 2005

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Rubrica a cura di

Carlo Petrozzi

 

Il grande malato:

il centro storico

(parte seconda)


Siamo voluti ritornare su questo argomento per puntualizzare alcuni aspetti che, emersi nel primo nostro intervento, siamo doverosamente ancora da rimarcare.

Come detto, abbiamo voluto dare alcune indicazioni per risolvere, in tempi certamente non biblici, il problema del centro storico. Ma sembra che i nostri interlocutori abbiano alzato un muro invalicabile (e per interlocutori mi riferisco sia a chi ci amministra, ma anche ai cittadini interessati al problema). Sembra paradossale che tanto se ne parli ma che poi, in fin dei conti, non freghi niente a nessuno! Certamente molti avranno notato l'iniziativa di raccogliere firme per la farmacia, fatta da alcuni volenterosi "audaci" che sta avendo (a dir loro) un grande successo. Eppure vedere quei fogli tenuti lì sgualciti tra la merce nei negozi o su improvvisate bancarelle lungo il corso fa tanta malinconia ed amarezza. E poi come verranno utilizzate le firme raccolte? Quale è il programma per ottenere il risultato? E questo risultato, sarà ottenuto? Tutte domande che speriamo abbiano una risposta positiva e che servano a riportare la farmacia comunale in piazza.

Cari amici, coraggio, ci vuole però ben altro per ottenere un risultato!!!

Chiedetelo agli abitanti di Boschetto che da anni lottano per l'acqua dell'ormai mitico Rio Fergia. Occorre una mobilitazione coordinata e responsabile affinché il malumore dei cittadini gualdesi si trasformi in "movimento" per manifestare i propri diritti e dare corpo alle idee.

Cari commercianti (ed in particolar modo quelli del centro storico) non basta una fiera di due giorni per dare respiro ad una economia boccheggiante, tantopiù se non se ne hanno riscontri rilevanti in termini di incassi. Nel nostro precedente intervento avevamo detto che non serve riportare gente in centro solo in determinate occasioni, ma avere piuttosto presenze meno corpose ma costanti e che abbiano, anche loro, interesse a venire in centro. E visto che ci siamo diamolo pure uno sguardo a quest'ultimo evento che ha monopolizzato la vita turistico/ commerciale della nostra Città: la grande Fiera di Maggio.

Diremo subito che a noi è sembrato, più che una grande Fiera, un mercato del giovedì un pò più grande, vista l'abbondanza di bancarelle che trattavano magliette, calzini, mutande, fiori, mestoli, zerbini, croccante e porchetta, con qualche tocco di ceramica locale e mobili rimessi a nuovo per l'occasione. E ci sembra un pò esagerato leggere nelle dichiarazioni dell'assessore competente lo "sforzo organizzativo" compiuto dall'Amministrazione Comunale e dall'Associazione Commercianti per aver riportato quest'evento nelle vie del Centro. Forse l'assessore Bellucci (bontà sua perché giovane) non ricorda la famosa (quella sì) "Fiera delle nocchie", nel mese di settembre, che occupava le vie e le piazze del centro storico, che i nostri nonni erano in grado di organizzare con meno sforzi e tante risorse in meno.

Così come si ricordano con piacere i mercati settimanali fatti in centro, affollati di bancarelle che si snodavano dalla piazza e via via fino ai giardini pubblici, piazza Mazzini e piazza dell'Erba. Abbiamo tutti uno splendido ricordo di quelle giornate dove la gente viveva il mercato ed era un appuntamento più sociale che commerciale. E non era certo uno sforzo organizzarle!

Ma questa non vuole essere una critica, perché noi riteniamo che la Fiera di Maggio (a cui seguirà quella di settembre) sia certamente una occasione positiva per la nostra città. Vorremmo però inquadrare la fiera in un contesto più ampio e, se possibile, più produttivo per la nostra economia e quella del centro storico.

Sembra (e qui il dubbio può essere legittimo) che la fiera abbia portato molta gente, per lo più proveniente dai comuni limitrofi; ma sembra (e questo dato ci interessa di più) che, a detta dei commercianti gualdesi, se ne sia andata con poche buste e poca spesa. Anche i pochi espositori dell'artigianato e antiquariato locale sembra si siano lamentati della "qualità" degli acquirenti. E qui ci sentiamo di sottoscrivere le loro lamentele. Ci sembra, infatti, che l'evento fiera abbia portato a Gualdo pochissimi turisti, molti dei quali esperti in oggetti d'arte o di antiquariato, turisti che mettono sul piatto della bilancia soldi e competenza e che possono spendere anche nei nostri negozi (che, vivaddio, vorrebbero un riscontro concreto a questa iniziativa!!!).

Ecco quindi che il vero sforzo da fare, da parte di Amministrazione Comunale e Associazione Commercianti, sarà quello di inserire questo evento in un circuito nazionale di fiere e mercati ma, soprattutto, di qualificare la fiera stessa, con prodotti e merci degni di essere visti ed acquistati. Sarà questo il contesto in cui i nostri artigiani potranno esporre i loro prodotti (anche con un piccolo rilancio della nostra ceramica artistica) e i nostri negozi e le nostre attività ricettive potranno trovare riscontro tangibile.

Non abbiamo nulla contro la "porchetta", ma gradiremmo che i nostri ristoranti, le nostre pizzerie, i nostri agriturismi, i nostri bar, fossero, almeno in questa occasione, pieni di turisti da "tutto esaurito". Magari trattandoli anche bene in termini di prezzi. Chiudiamo l'argomento fiera con un piccolo appunto: perché chiudere le bancarelle con l'arrivo del buio e non aver previsto l'illuminazione, tanto più che le giornate erano bellissime?

Aperta questa lunga parentesi, vogliamo tornare al nostro tema principale. Ricordavamo all'inizio come sia necessaria una forte mobilitazione per avere risultati concreti e duraturi. Ecco, ci sembra che Gualdo abbia perso, in tutte le sue componenti, lo spirito di lottare per qualcosa. E questo è molto deprimente soprattutto in un contesto di recessione generale. E ancor più deprimente è constatare che nessuno prende più iniziative, tanto siamo caduti in uno stato di remissività cronica.

Se c'è da lottare per ridare un futuro al nostro centro storico e quindi alla città, allora dobbiamo lottare tutti, perché non è un diritto acquisito, ma un nostro dovere sacrosanto.

Nel prossimo numero parleremo di viabilità (Fiaminia) e di farmacie. Faremo alcune domande (che poi sono quelle che si fanno quotidianamente tutti i cittadini) e vorremo, se possibile, risposte concrete e, soprattutto, convincenti.

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