L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 12 giugno 2005

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FATTI E MISFATTI

Rubrica a cura di

Riccardo Serroni

 

   Quale scuola per il territorio? (2)  

Formazione e lavoro:

un connubio non facile


Torniamo, come promesso, sul tema della scuola per approfondire il secondo aspetto del problema: il rapporto tra formazione e mondo del lavoro.

 

Stiamo vivendo un’epoca di profonda trasformazione mondiale a livello economico. La globalizzazione pone le nostre aziende di fronte a problemi nuovi la cui soluzione non è facilmente individuabile dietro l’angolo perché le questioni sono talmente complesse ed interdipendenti che un’azione singola, pur congegnata e realizzata in maniera perfetta, può non essere efficace se non supportata da altre iniziative di carattere più generale a livello regionale, nazionale o internazionale: ostacoli come l’invasione dei mercati da parte del colosso cinese o come le delocalizzazioni che portano le nostre industrie a produrre laddove fino a ieri esportavano i prodotti confezionati in casa nostra richiedono soluzioni nuove, originali, fantasiose e quanto mai mirate.

 

Il futuro, quindi, è quanto mai nebuloso ed in questa prospettiva il problema della formazione assume un’importanza epocale: non si può sbagliare o si deve sbagliare il meno possibile. E per sbagliare il meno possibile bisogna essere sempre più bravi, molto più bravi, a qualsiasi livello: manageriale, impiegatizio, progettuale, manifatturiero.

 

Il problema di quale scuola per il nostro territorio deve essere, quindi, a mio avviso, nel prossimo futuro, quello al centro di qualsiasi dibattito e confronto che riguardi lo sviluppo economico della nostra realtà.

 

Negli interventi al convegno promosso dalla Margherita tre sono state le indicazioni, o provocazioni, emerse:

  • la nostra scuola produce sempre di più disoccupazione intellettuale. Problema drammatico. Vuol dire che formiamo troppi giovani che non servono al sistema economico e sociale e che faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro perché la scuola non ha dato loro le competenze spendibili a livello produttivo. Si inseriranno, prima o poi, ma, la maggior parte, avrà la sensazione sgradita di aver perso anni di fronte ai libri perché il lavoro che dovranno giocoforza adattarsi ad accettare, non richiede le competenze acquisite;

  • la scuola non deve rincorrere le imprese né può diventare succube delle esigenze del mondo imprenditoriale. Affermazione di principio che non fa una piega ma che rischia di scontrarsi con le esigenze della realtà. Bisognerà pur trovare un equilibrio per cui la scuola può formare lo zoccolo duro di una testa ben fatta (qualcuno, non ricordo chi, ha scritto che è meglio una testa ben fatta che una testa piena) ma senza schifarsi di fronte alla prospettiva di creare momenti di collegamento (stages formativi, ad esempio) con il mondo del lavoro;

  • il Liceo di Gualdo, per la formazione professionale, ha scelto l’alberghiero.

L’amministrazione comunale ha condiviso questa scelta e si è attivata perché possa partire dall’anno scolastico 2006/2007. L’alberghiero è una scuola che costa molto (pensate ai laboratori di cucina) ed il sindaco di Gualdo Angelo Scassellati, nella prospettiva di una formazione professionale che interessa tutto il territorio dell’eugubino gualdese, ha chiamato a raccolta tutti i sindaci del comprensorio, la Regione e la Provincia affinché tutti diano il proprio contributo (intendesi finanziamenti). Per ora le risposte (verbali) sono state positive. Naturalmente Scassellati spera che diventino anche operative perché il nostro comune faticherebbe non poco a sobbarcarsi da solo tutto l’onere della spesa. L’istituto alberghiero sarà una scuola utile perché formerà personale che serve. Basta analizzare qualsiasi giornale o sito internet dedicato alla ricerca ed all’offerta del lavoro per rendersene conto. La ricerca di cuochi (soprattutto), pizzaioli, camerieri, barman ... è notevole. Anche se non bisogna farsi troppe illusioni. Spesso è un lavoro precario e stagionale e spesso è sottopagato. Inoltre l’istituzione di questo ciclo di studi (finalizzato a migliorare l’offerta turistica) ci pone di fronte a problemi che non sono mai stati affrontati seriamente:

  1. Ha il nostro territorio una vera vocazione turistica?

  2. Su quale turismo possiamo puntare e quanto ci può dare in termini di sviluppo economico?

  3. In che modo, con quali iniziative questo sviluppo può essere supportato?

  4. Quali soggetti debbono essere coinvolti in un progetto globale?

Come possiamo vedere molti sono gli input che una discussione sul rapporto tra formazione e lavoro ci offre. Su queste pagine ci limitiamo a tratteggiare le problematiche che emergono. E’ auspicabile che ad altri livelli (ed in azioni interdipendenti tra di loro) si affronti il problema con impegno e serietà.

 

Nel prossimo numero cercheremo di leggere la riforma Moratti per le Scuole Superiori. Volenti o nolenti è da lì che bisogna partire e, senza paraocchi di alcun genere (né politici né di bottega), analizzarne i contenuti, coglierne cosa c’è di buono e proporne modifiche migliorative. Perché su un punto, credo, siamo tutti d’accordo: nelle riforme della scuola fino ad ora attuate si è partiti sempre dalla scuola di base (anche se si è sempre detto che la scuola di base era il nostro fiore all’occhiello), invece quella a cui non si è mai messa mano e che più di altre ha bisogno di essere riformata per adeguarla alla realtà di oggi è proprio la Scuola Superiore.

GUALDO TADINO

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