L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 10 - 22 maggio 2005

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Ed ora ... la guerra del lustro?


08guerlust.jpg (14751 byte)Dopo la tanto decantata ritrovata pace comprensoriale (anche se la vicenda del liceo scientifico depone in tutt’altra direzione) si preannunzia fra Gualdo Tadino e Gubbio una nuova querelle: oggetto del contendere nientedimeno che la tradizione mastrogiorgesca nella produzione della ceramica, aperta da certe dichiarazioni provenienti da Gubbio, secondo le quali tale tecnica sarebbe ormai scomparsa.

 

Sull’argomento è sceso in campo lo stesso assessore allo Sviluppo Economico, Gilberto Garofoli, spalleggiato dalle locali associazioni degli artigiani evidenziando, materiale alla mano, che la tipologia della ceramica lustrata secondo la tecnica usata da Mastro Giorgio Andreoli è ancora attiva a Gualdo Tadino, dove la famiglia Rubboli - ma non solo - da oltre 140 anni dal 1873 porta avanti con un brevetto registrato la tecnica mastrogiorgesca per ottenere lustri oro e rubino con fumo di ginestra nelle antiche muffole che risalgono addirittura al 1880. Un procedimento descritto del resto anche da Cipriano Piccolpasso nel suo libro "I tre libri dell’arte del Vasaio".

 

"A Gualdo ci sono tutt’oggi altre aziende ceramiche e artisti che applicano con grande successo la tecnica del lustro - dichiara l’assessore Garofoli - pertanto affermare che questa tradizione è scomparsa, per quanto riguarda Gualdo Tadino è una notizia falsa. Sono diversi gli artigiani, veri e propri artisti, che continuano a utilizzare la muffola per la loro tipica produzione a lustro oro e rubino e con grandi risultati".

 

Sull’argomento una ulteriore testimonianza viene dal recente ritrovamento nell’archivio storico comunale di una lettera autografa di Paolo Rubboli, risalente al 1878, inviata all’Amministrazione comunale gualdese dell’epoca per evidenziare la ricoperta della tecnica mastrogiorgesca e dell’attività ripresa da alcuni anni nell’opificio gualdese attivato dalla famiglia Rubboli: in cui si legge "... Rimonta a un’epoca lontana la confezione degli oggetti di maioliche in questa città e l’arte figulina (sic) ebbe il suo splendore nel secolo XV quando fioriva a Gubbio per opera di M° Giorgio Andreoli, però da remoto tempo erasi abbandonata in guisa che neppure la traccia se ne poté rinvenire al giorno d’oggi. Sorta a novella vita l’arte ceramica per opera del Carocci, del Ginori e di tanti altri, si tentò di camminare sulle tracce dell’Andreoli e dopo lunghi, laboriosi e difficili esperimenti si poté scoprire il segreto dell’iride, del rubino e del riverbero" - questo scriveva nel 1878 Paolo Rubboli, aggiungendo che "aveva dato assetto a una fabbrica di maioliche artistiche in questa città".

 

La lettera accompagnava due splendide opere a lustro oro e rubino che Paolo Rubboli donava al Comune, raffiguranti una lo stemma della città e una scena della bottega di Matteo da Gualdo l’altra, che sono oggi conservate presso il museo della Rocca Flea, nella sezione delle ceramiche dove è possibile ammirarle insieme a tante altre preziose opere realizzate con la tecnica di Mastro Giorgio nel XIX-XX secolo in diversi opifici gualdesi.

 

Ed ancora si potrebbero aggiungere le pubblicazioni ottocentesche non sospette dei due esperti francesi Darcel e Jacquemart sulla scorta di pezzi di produzione gualdese presenti al museo del Louvre.

 

C’è da ritenere pertanto che se a Gubbio si dovesse continuare a dar corpo ad iniziative "stravaganti" in questo settore, le sponde del Chiascio potrebbero di nuovo divaricarsi, nonostante le imposizioni dei "piccoli padri" di turno; la ceramica potrebbe diventare l’ultimo bastione su cui Gualdo Tadino non sarà disponibile né a cedere né a contrattare.

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