L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 10 - 22 maggio 2005 | |||||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||||
Vogliamo iniziare questa nostra rubrica parlando di quello che, come il titolo ricorda, sembra essere tra i problemi più importanti nell'attualità gualdese: il centro storico.
Sintetizzare in poche righe tutti gli aspetti che hanno portato ad una crisi oggettiva del centro storico gualdese non sarà certo facile, ma, come detto nella presentazione della rubrica, cercheremo di farlo nel modo più chiaro possibile, sperando di dare indicazioni costruttive e realizzabili in tempi brevi.
Molti gualdesi ricordano, spesso con nostalgia, di quella che era la vita del centro storico, delle attività commerciali fiorenti, degli affollamenti di banche ed ufficio postale, del ruolo sociale delle farmacie, che andava al di là del pur importante servizio sanitario, delle iniziative politico-culturali molto partecipate, del turismo estivo (chi non ricorda la "piattaforma"!) e persino del passeggio domenicale all'uscita della messa.
Sembra essere passato un secolo, ma non è, purtroppo così.
Chi si aggira oggi per le vie del centro troverà una via F. Storelli praticamente deserta, dove i cartelli "affittasi" sono più numerosi delle attività rimaste e troverà una via R. Calai che sta, malinconicamente, avviandosi ad eguagliare via Storelli. Eppure erano le due vie principali dove pulsava il cuore dell'attività commerciale gualdese. Vogliamo ricordare qualche nome? Amoni & Pasquarelli, Pagliari, Cinti, Germani, le macellerie Graziosi e Pontoni, Pezzopane, Cappelletti, Farneti, Piersimoni, Egeo, Bizzero, Scatena Arredamenti, Spigarelli e anche tante piccole attività artigiane, oltre alle farmacie.
Oggi, al posto di queste attività una volta fiorenti, troviamo solo cartelli o serrande abbassate, per lo più arrugginite. Resistono i bar storici o di nuova generazione, anche se i clienti da spartire rimangono ben pochi e sempre quelli. Anche corso Italia e corso Piave, per cause più recenti, sembrano desolatamente abbandonati, tanto che le famiglie che vi abitano si contano sulle dita di una mano.
Abbiamo detto che è nostra intenzione non solo evidenziare i problemi, ma anche di trovarne le cause e darne, se possibile (e lo è!) soluzioni. Ebbene, noi pensiamo che tutto questo abbia una causa, che potremo chiamare il "peccato originale". Tutto risale all'operazione che portò alla creazione del polo commerciale in via Flaminia, operazione nata come progetto di sviluppo economico di Gualdo, con risvolti altamente speculativi da parte degli allora imprenditori gualdesi, che si è però rivelata nefasta per l'economia del centro storico.
Certamente non vogliamo criticare la costruzione di un moderno centro commerciale che era utile alla vita socio-economica gualdese, ma ci riferiamo a quello che ne è poi derivato e a tutte le politiche di decentramento che hanno favorito (a torto o a ragione) l'abbandono e lo spopolamento del centro storico. E non ci riferiamo solo alle attività commerciali, agli studi tecnici o medici o professionali, ma anche alle banche stesse che hanno preferito aprire filiali lungo via Flaminia, ma che ora presentano le loro sedi centrali drammaticamente deserte.
Certo è che l'aver privilegiato la ricostruzione delle frazioni piuttosto che partire (diciamo noi urgentemente) dalla ricostruzione sia pesante che leggera del centro storico, è stata la mazzata finale alla malattia del nostro grande malato. Molte attività commerciali, allettate anche dal rimborso degli affitti (e qui non si capisce perché siano stati privilegiati solo coloro che erano in affitto e non i proprietari, che oltre ad avere avuto il danno del negozio, perdevano anche l'affitto stesso!) hanno preferito non tornare più nel centro storico, lasciando deserte quelle poche attività commerciali rimaste. Poi è toccato alle famacie e qui si potrebbe scrivere di tutto e di più, cosa che faremo a suo tempo, fino al tracollo finale dell'ufficio postale.
Praticamente al centro storico sono venute a mancare le risorse più importanti che non sono i cittadini in quanto tali, ma gli utenti, cioè coloro che vengono in piazza per fare la spesa, pagare tasse e bollette, incassare stipendi e pensioni, acquistare purtroppo medicinali e anche spendere in beni più o meno di lusso o al bar. Risultato: piazza e negozi deserti e, come dice la pubblicità, sette giorni su sette, festivi compresi!!!
Ma abbiamo anche detto che il nostro compito è suggerire soluzioni e qui proveremo a darne alcune, senza che comunque i cittadini, a cui ci rivolgiamo, si facciano soverchie illusioni sulla soluzione del problema: la situazione è talmente grave che i tempi di ripresa potranno essere abbastanza lunghi. Ma prima si riparte e prima si arriva.
In questi giorni si stanno muovendo delle iniziative di raccolta firme (quella più importante è per riportare la farmacia comunale in piazza Martiri) e noi crediamo che siano utili ed importanti, anche se un pò tardive.
Proviamo allora ad accellerare queste iniziative, cercando di creare un fronte comune, perché noi crediamo che ridare vita al centro, significa, anche storicamente, dare vita alla città stessa. E' vitale riportare (e questo da subito) una farmacia in piazza e nel luogo dove è sempre stata: parlare di ubicarla nei locali del parcheggio ad oggi in costruzione alla gran parte dei cittadini gualdesi non sembra una cosa sensata e tanto più produttiva. E anche se l'Amministrazione Comunale dice che i tempi saranno brevi, visti i risultati ad oggi, non crediamo che questo si possa realizzare prima di un anno o più. La farmacia in piazza Martiri è pronta e quindi vi si riapra l'attività.
Invece, per quanto riguarda l'ufficio postale (il cui vecchio edificio deve essere ancora totalmente progettato e quindi ricostruito), consigliamo (quello sì) di poterlo inserire nei locali del nuovo parcheggio e quindi, come tutti speriamo, di vederlo attivo in un anno. Riportare entro breve l'ufficio postale in corso Piave significa riportare centinaia di utenti in centro, viste le code di persone che ancora oggi troviamo negli uffici attuali presso lex Orto Mavarelli.
E tanto per completare il "ripopolamento" esortiamo lo studio notarile a rioperare nei locali di corso Italia (locali che ci sono già), così come si potrebbe riportare l'ufficio ACI nei locali di piazza Martiri e trovarne degli adeguati per l'ufficio tributi (SORIT).
Insomma tutti uffici che porterebbero "linfa vitale", ma soprattutto risorse economiche, ad una ripresa concreta dell'economia cittadina, privilegiando cari amministratori, una volta tanto, quello che è sempre stato, in ogni città che si rispetti il simbolo della città stessa: il centro storico. | LE RUBRICHE | |||||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||