L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 9 - 8 maggio 2005

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   Tradizione e gastronomia umbra  

La tradizione del dolce nel vino

 

di Ivo Picchiarelli


La presenza del dolce va a connotare e a sacralizzare esplicitamente un elemento già di per sé costitutivo di una vastissima tradizione liturgica: il vino. In Umbria sia il "vinsanto" bianco della Valtiberina, sia il "sagrantino" rosso di Montefalco, evidenziano con il nome e la particolare dolcezza che li caratterizza, la loro funzione legata al consumo del sacro.

 

I rispettivi vitigni messi a coltura negli orti chiusi dei borghi, dei conventi e non all'aperto nei campi, sono "domestici", urbani e segnati da coltura particolare, mentre manipolazioni elaborate richiedono le uve per produrre questi vini speciali.

 

A Montefalco il primo assaggio del nuovo "sagrantino" era abbinato con la "porchetta", per la festa del lunedì dell'Angelo. A Spello è sempre la "porchetta" ad essere "accompagnata" da un altro vino dolce, la "vernaccia di Cannara", nella baldoria della "sbeccica" il martedì dopo Pasqua. Così come il sangue, quando diventa sacrificale offerta, è santificato dal dolce, ed ecco il "sanguinaccio", parimenti il "sangue della terra", il vino, con la presenza del dolce diventa vino santo e sacro.

 

Perché, infine, il dolce, sia esso nella farina, nel sangue, nel fegato o nel vino, sortisce l'effetto di consacrare il cibo e il pasto e con essi la ricorrenza, la festività e il rito? Questa stessa domanda pose Ovidio al "dio degli inizi", nel primo libro dei Fasti, dopo aver costatato che le kalende di Janus e gli inizi di tutti i mesi, siano essi consacrati a Janus o a Juno, comportavano l'offerta del dolce, cioè l'impiego dei datteri, dei fichi o del miele, gli "zuccheri" allora conosciuti dei tre continenti.

 

Si può far nostra, la risposta che il dio diede al poeta: "Si fa per buon augurio, perché nelle cose passi il sapore; e l'anno, qual cominciò, sia dolce". Ma il bifronte dio degli inizi è anche il dio di ogni fine che, così, sotto la protezione divina e grazie al dolce, è riconsacrata come speranza di vita nuova.

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