L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 9 - 8 maggio 2005

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Il petrolio di Gualdo


Eravamo sfacciatamente giovani e vestivamo con tantissimo orgoglio la divisa di ufficiale del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna.

 

Tre di noi, tra cui il compianto amico Renzo Montagnani, l'attore del cinema, fummo chiamati a rapporto dal colonnello comandante il quale ci propose un viaggio negli Stati Uniti, nel Texas, dove ci aspettava un corso di aggiornamento per la nostra specializzazione di ufficiali piloti osservatori.

 

Accettammo e con un bimotore ad elica, un Martin B.25 dell'Air Force, dopo un viaggio avventurosissimo ed interminabile, atterrammo ad un centinaio di miglia a sud ovest della città di Waco, tra Pidcoke e Topsay. Fummo alloggiati in una base militare adiacente ad un villaggio meravigliosamente bello; ordine, pulizia e fiori dappertutto: lungo i viali, nei giardini, sui prati, sulle finestre e sui balconi delle case e degli edifici pubblici. Ed anche la gente del villaggio (un migliaio circa ...) era bella e rilucenti, enormi e silenziose erano le tante automobili che circolavano e le ragazze, allegre e cordiali, immediatamente disponibili all'amicizia. Fummo colpiti da tanto benessere.

 

Era il 1953 ed in Italia si tirava la cinghia su tutto. "Oooh ... Italiani alti ..." diceva la gente dandoci amichevolmente pacche sulle spalle.

 

Cavolo: eravamo granatieri!

 

Insomma, a noi sembrava di essere in paradiso.

 

Facemmo il corso volando per ore ed ore sugli L5 Stinson e quello che vedevamo dall'alto per centinaia di chilometri era semplicemente incantevole. Una natura spettacolare, incontaminata.

 

Da quel sogno sono passati tanti anni e tante vicissitudini; siamo diventati anziani.

 

Qualche anno fa, il caso ci fa incontrare allo scalo di Fiumicino il terzo collega di quell'antica avventura. Era stato pilota di linea e collocato in pensione, ma gravitava ancora nell'ambiente. Abbracci, ricordi, occhi lucidi. "Sai, l'anno scorso sono tornato a Waco, per un certificato ..."

 

Uno sfacelo. Il villaggio era stato polverizzato, non esisteva più. Demolite le case, le strade. Cancellati i giardini. Non un fiore, non una traccia dell'antica bellezza. Sparita la gente. Tutto imbrattato dal petrolio: centinaia di pozzi, condutture, operatori unti e bisunti con l'elmetto da lavoro. Una cappa infernale nera e sporca, dall'odore di zolfo, aveva lordato tutto. Una distruzione in nome del petrolio, in nome della fame insaziabile di energia. Massacrata la natura.

 

E questo negli Stati Uniti! In una democrazia civilissima ed all'avanguardia del benessere, checché se ne dica e se ne pensi. Ma il petrolio, in tutti i casi, doveva essere estratto! Il progresso non si ferma e divora fiumi di energia. Chi non ne ha o non si adegua, resta indietro, tagliato inesorabilmente fuori.

 

Perché questa introduzione che probabilmente non interessa nessuno?

 

Perché l'arrivo del figlio del nostro caro professore (L'ECO del Serrasanta del 6 luglio 2003) ci ha fatto tornare all'argomento, sull'eolico di Gualdo.

 

"Noi - ha detto - non abbiamo il petrolio ma un bene altrettanto prezioso ai fini energetici: il vento. In Umbria ce l'abbiamo in pochi ed in misura altamente sfruttabile."

 

Il vento: l'abbiamo anche maledetto in tante circostanze. Alcuni secoli or sono, abbiamo rovinato una bellissima piazza per ripararci dai suoi effetti.

 

"Si, è vero - ha proseguito - ma oggi è oro colato, capace di arricchire una comunità, di portare benessere a coloro a cui scompiglia i capelli ..."

 

Lo abbiamo invitato a farci comprendere, in termini terra terra, la equivalenza energetica di un'elica rispetto ad un certa quantità di quel maledetto petrolio. Lui, docente di fisica alla Sapienza, ha sfilato la biro ed il notes dal taschino; velocemente ha scritto una serie di geroglifici e ci ha consegnato il foglietto. Roba illeggibile, indecifrabile.

 

Delusi e frastornati lo abbiamo supplicato di "farsi capire ..."

 

"Bene ... - ci ha sorriso - una tonnellata di petrolio corrisponde a circa dodicimila Kilowatt. Un'elica, con millequattrocento Kilowattore di potenza, impiega circa 8 ore per eguagliarla. Tralasciando, come voi desiderate, tutti gli altri parametri, possiamo affermare che in ventiquattro ore quell'elica fornisce energia pari a quella di tre tonnellate di petrolio. Lasciando perdere la resa energetica e tutti i suoi aspetti, è interessante fare considerazioni sulla vil moneta. Dunque, una tonnellata di petrolio corrisponde a 7,33 barili; un barile l'altro ieri era venduto a 54 dollari. Significa che una tonnellata, all'origine, costa 400 dollari. Con i costi aggiuntivi della raffinazione, del trasporto, della distribuzione e della fiscalizzazione arriviamo al prezzo del distributore: un Euro a litro. Una tonnellata di petrolio costa mille Euro. Oggi. Domani, chissà ...

 

Un'elica, una sola elica, ne produce, in equivalenza, tre e "guadagna" 3.000 Euro al giorno, senza lordare, senza puzzare, senza inquinare, senza stravolgere la Natura. Sotto di essa continuano tranquillamente a nascere narcisi e margherite.

 

Gli altri calcoli fateli voi ..."

 

Luigi Gaudenzi

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