L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 9 - 8 maggio 2005

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CONTROCANTO

Rubrica di Carlo Catanossi

O partigiano portami via ...


Stavo leggendo proprio in questi giorni uno scritto sulla vita di Goffredo Mameli che, come forse non tutti sanno, è l’autore delle parole ma non della musica dell’"Inno di Mameli", composizione musicale che dalla fondazione della Repubblica Italiana è l’inno nazionale del nostro Paese. Ripenso a questo quando, alla fine del corteo del 25 aprile, sento suonare dalla banda musicale Bella Ciao o meglio La Canzone del Partigiano. Penso a quanto sono lontane da noi certe sensibilità espresse in parole e musica ormai tanto tempo fa.

 

Sono salito in piazza per la Festa della Liberazione insieme ai miei figli (4 e 14 anni) con lo scopo un po’ nascosto di fargli capire qualcosa su questa "giornata particolare" anche in seguito alle forti discussioni che ci sono state nel nostro Paese sulle celebrazioni da farsi. Confesso subito di non esserci riuscito.

 

Lo schieramento dei presenti mi sembra un po’ guareschiano: le autorità, molti "addetti ai lavori", qualche curioso, e i soliti frequentatori di piazza. Non c’è invece la città, il popolo. A forza di svilire ogni sorta di festa non esistono più le Feste. D’altra parte: perché qualcuno dovrebbe rinunciare alla gita fuori porta, al ponte di primavera o magari alle spese presso uno dei tanti supermercati che abbiamo cominciato a frequentare la domenica e i festivi solo per partecipare alle celebrazioni della Festa della Liberazione?

 

Non è molto facile spiegare a mio figlio grande che oggi si festeggia la nascita dell’Italia così come io e lui la conosciamo e che il merito non è solo di quelli che oggi celebriamo come eroi ma anche di chi ha vinto una guerra combattendo contro di noi finché eravamo in grado di combattere. Né posso dirgli che questa è la festa di tutti gli schieramenti visto che qui ce n’è uno solo presente e neanche molto ben nutrito anche se ben rappresentato. Ma dove sono gli altri che pure avrebbero qualcosa da dire in proposito?

 

Dei partigiani che hanno operato nel nostro territorio pochissimi erano quelli "rossi" ed il centro operativo principale era presso i Salesiani. Perché, mi chiedo, lasciarsi sfuggire tali occasioni ed opportunità politiche se proprio non si vuole credere al valore della festività che si celebra. Più facile è raccontare al figlio piccolo che ci sono delle persone uccise nella piazza principale ma il difficile piuttosto è dire con semplicità che tutto è avvenuto perché c’era uno scontro tra il bene e il male, tra i buoni ed i cattivi.

 

Certo, il civile inerme che è stato rastrellato e spinto verso il muro per essere fucilato non può avere colpe da farsi perdonare, almeno su questa terra, ma il male che li ha uccisi si chiama "guerra" e non soldato tale o tal altro, nazione o popolo tedesco piuttosto che russo o giapponese.

 

Questo è molto difficile da spiegare ad un bambino anche se non credo che per noi adulti sia più facile da assimilare.

 

Allora ripartiamo dalla necessità di spiegare le cose, il che non è propriamente una cosa semplice ma che sicuramente è la più necessaria. Verifichiamo anche però la possibilità di tradurre in termini ed in linguaggi (anche musicali) adeguati ai giovani le grandi storie del passato e le vicende fondanti della nostra Patria. Non posso immaginare un ragazzo alle prese con la "Leggenda del Piave" o con l’"Inno di Garibaldi" (quello, per intenderci, di: "si scopron le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti ...") ma forse non possiamo permetterci il lusso di non spiegargli e di non pretendere che conosca le vicende del primo conflitto mondiale o del Risorgimento italiano.

 

Ancora una volta la conoscenza è la chiave della responsabilità e della maturità.

 

GUALDO TADINO

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