L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 8 - 24 aprile 2005

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La morte di Giovanni Paolo II "il grande"


Giornali, radio e televisioni sono pieni, in questi giorni, d’analisi sulla figura del papa scomparso, sulla cifra del suo episcopato, sulla sua influenza nella storia contemporanea, e su altre cose molto difficili, riguardanti la teologia, i rapporti ecumenici, il senso del sacro nella civiltà post-moderna, eccetera ... Ma di là da queste dotte disquisizioni, sentimenti di sgomento e commozione hanno unito le masse cattoliche e cristiane di tutto il mondo.

 

Forse per effetto dell’amplificazione mediatica dell’evento luttuoso, la partecipazione affettiva è stata straordinaria, ed ha coinvolto anche le istituzioni e le autorità d’ogni continente. Nel pomeriggio di venerdì, alla notizia dell’aggravamento delle condizioni di salute del papa, mi sono trovato, insieme a tanti altri, in Piazza San Pietro, e con meraviglia, ho assistito all’arrivo continuo di gente che iniziava una veglia funebre, che sarebbe poi continuata per tutta la notte, e per tutto il sabato, sino al momento della morte, nella tarda serata.

 

Il papa era affetto da malattia di Parkinson, le complicanze polmonari di alcune settimane prima avevano costretto ad un ricovero ospedaliero, durante il quale, era stata praticata una tracheotomia, per agevolare la funzione respiratoria. Ma il peggiorare della sindrome morbosa aveva reso quasi impossibile la parola, e da ultimo anche l’alimentazione. Per questo era stato inserito un sondino naso-gastrico per l’introduzione del cibo. Era stata programmata anche l’introduzione di una sonda gastrica percutanea con l’ausilio dell’endoscopia, in sostituzione del sondino, per affrontare i tempi lunghi della riabilitazione. Improvvisamente, un’infezione d’origine urinaria ha portato ad una condizione di shock settico, con ipotensione arteriosa e progressiva compromissione delle funzioni vitali, sino al terminale arresto cardio-circolatorio. Rimane singolare che in quelle condizioni, non si sia ricorsi ad un nuovo ricovero al "Gemelli", poiché sono occorsi due giorni alla malattia, per debellare le ultime resistenze dell’uomo Wojtila.

 

Si è saputo che uno staff di cinque medici ha assistito il santo padre nel suo appartamento dei palazzi vaticani. Tra questi due rianimatori, ed un otorino-laringoiatra. Certamente saranno stati approntati tutti gli ausili tecnici necessari, però un ambiente rianimatorio al policlinico "Gemelli" avrebbe probabilmente garantito un maggiore supporto. Oppure lo shock iniziale ha mostrato, da subito, il suo carattere d’irreversibilità, che vanificava ogni tentativo terapeutico risolutivo. Però, raccontano, che sia stato il papa in perfetta lucidità a rifiutare il ricovero.

 

Io credo a questa cosa, come ad un ultimo atto d’assoluta coerenza con il suo magistero. Ci ha sempre ricordato, che la vita è cosa sacra, un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo custodire, e di cui dobbiamo rendere conto a Dio. Per questo ha accettato le sofferenze causate dalle terapie a cui in questi anni si è dovuto sottoporre. Ma quando ha sentito che stava arrivando la fine, ha rifiutato l’accanimento terapeutico fine a se stesso e si è raccolto per il gran passo.

 

E’ stato l’ultimo insegnamento di papa Giovanni Paolo II "il grande".

 

Marcello Paci

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