L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 8 - 24 aprile 2005

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Ciao Papa ...

 

di Carlo Catanossi


Sono in fila, nella notte romana di questa primavera del 2005, per andare ad incontrare, per l’ultima volta, Giovanni Paolo II. La calca è stata soffocante per tutto Borgo Pio e lo è ora per tutto il Borgo Sant’Angelo. Siamo migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia.

 

Non è descrivibile la pressione della folla, la varietà umana presente, la serenità delle persone che hanno scelto di dedicare un po’ del loro tempo a questo ultimo atto di omaggio. Altri, ben più competenti, faranno le analisi sociologiche su ciò che sto vivendo. Voglio invece, molto più modestamente, raccontare alcune sensazioni che mi stanno accompagnando mentre, nel profondo silenzio in cui sono immerso, decido di approfittare per scrivere questi appunti.

 

Intanto i ricordi lontani ...

 

La stessa visita che ho fatto alla salma di Paolo VI: un silenzio ed una solitudine che mi consentirono una tranquilla sosta a San Pietro ed un passaggio ripetuto nel luogo dove oggi sta il suo successore. Come non riandare a Paolo VI e come non valutare l’impatto su coloro che son venuti dopo e che, non a caso, ne hanno assunto il nome insieme a quello del Papa buono.

 

La corsa per vedere in televisione la faccia di questo sconosciuto che veniva da chissà dove. Ed il primo incontro ad Assisi dopo pochi mesi dalla elezione. Eravamo ancora in pochi! La piccola piazza della Basilica si riempì solo all’ultimo momento e noi che aspettavamo da mezzogiorno trovammo facile accesso alle prime file.

 

Intanto qui distribuiscono acqua, qualcuno viene portato via in barella e c’è il primo ragazzo che si è smarrito ... ma certamente non può essere andato lontano. Un uomo si affaccia alla finestra al piano terra della sede di RaiSat per lamentarsi di chi si appoggia alla porta e, forse, fa scattare l’allarme. C’è sempre chi guarda il dito quando viene indicata la luna!

 

Ero messo in discussione: io montiniano prima e martiniano poi vedevo un papa che si schierava su una linea contrapposta. Almeno così credevo. Un impatto forte riportai dal suo discorso al Convegno della Chiesa italiana svoltosi a Loreto a metà degli anni ’80. Ed una necessità di ripensamento di metodi e strategie.

 

Quello che ancora non capivo era che non si trattava di un cambio di direzione ma di un nuovo piano di discussione, un nuovo piano di interpretazione della missione della Chiesa, una nuova e diversa chiamata alla vita della fede per tutti i cristiani. Avrei messo del tempo per comprendere questo e solo dopo molti anni avrei piegato le mie teorie all’evidenza.

 

Grande lavoro dei volontari della Protezione Civile per distribuire acqua ed impedire la disidratazione anche se la notte è un po’ frizzante. Mi danno fastidio invece queste telecamere insistenti su particolari di effetto e non di sostanza. Ho un rancore con le televisioni: la prima sera dell’agonia solo per caso ho saputo della gravità delle condizioni del Papa. Intento a leggere, prima di chiudere la tv, scanalando, trovo la CNN e la BBC che fanno collegamenti in diretta con San Pietro mentre le tv italiane sono impegnate con nani e ballerine.

 

Nel mio impossibile inglese capisco comunque che sta succedendo qualcosa e quando scrivono sulla striscia "estrema unzione" decido di non sprecare il mio tempo per dormire ed esco per andare in Vaticano (come è bello "partecipare" all’agonia di un morente, essergli vicino, accompagnarlo nel passaggio. Dalla morte improvvisa, liberami o Signore!).

 

Vivere a Roma qualche vantaggio deve pur portarlo e, almeno finché ci sarà la Chiesa Cattolica, la città eterna sarà una delle capitali del mondo, uno dei centri pulsanti della storia. Sono stato, l’estate scorsa, all’incontro del Papa con l’Azione Cattolica a Loreto temendo che fosse il suo ultimo grande incontro con la Chiesa italiana e, soprattutto, che fosse l’ultima occasione per me per essere in sintonia con Lui. E così è stato. Ha rilanciato ancora la missione, ha ribadito il suo punto fisso: l’annuncio del Vangelo.

 

Intanto è passata la mezzanotte e sono qui da tre ore e mezzo. Non si vede ancora via della Conciliazione. Alle due le porte della Basilica chiuderanno fino alle cinque ed il tragitto che mi manca non può essere percorso nel tempo rimasto.

 

Esco dalla fila e ritorno al maxischermo che mi porta con lo sguardo dentro la Chiesa a vedere il corpo del Papa. Mi accorgo di non avere il desiderio di vederlo da vicino ma quello di essergli vicino. Come si va a visitare la casa di un amico che ci ha lasciati così io sono venuto qui convinto di portare qualcosa: me ne sono andato senza aver lasciato nulla e portandomi via molto, molto di più di quello che mi aspettavo.

 

Non so come esprimere il mio ultimo sentimento di impegno se non con le parole di una vecchia canzone che mi porto nel cuore: " Bianco Padre che da Roma / ci sei luce, voce, guida, / su ciascun di noi confida / su noi tutti puoi contar".

 

Ciao Papa.

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