L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 8 - 24 aprile 2005

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Il taglio delle tasse e ... la cattiva informazione

 

di Salvatore Nuti


Nasce da un caffè di troppo questa mia nota ma anche, e forse ancor di più, dal desiderio che da coloro i quali svolgano attività di servizio pubblico si riceva, perlomeno in circostanze importanti, informazioni puntuali e dettagliate e non disinformazioni fuorvianti e dannose.

 

Abituato da sempre a giudicare i fatti e non le vuote parole, più volte mi sono interrogato sull’opportunità di queste righe per non dare adito a strumentalizzazioni e/o a catalogazioni politiche assurde e fuori luogo.

 

Quale il contesto a cui intendo riferire una, purtroppo amara, riflessione?

 

Presto detto: collocazione temporale: mese di gennaio 2005; argomento: "taglio delle tasse"; commento: trasmissione radiofonica "Zapping".

 

Vengo al dunque: siamo a fine dicembre del 2004, periodo di approvazione della legge finanziaria; c’è nell’aria uno strano fervore, assimilabile quasi, per certi versi, a quello che precedette il debutto dell’euro.

 

Ci si sente insomma tutti un po’ più ricchi e curiosi.

 

Giunge poi, finalmente, il 27 gennaio e allora anch’io, che faccio parte di quella "vituperata" schiera degli impiegati del mondo della scuola, mi appresto a controllare la mia busta paga (quella di uno che fa parte di quel mondo ormai da 25 anni, guadagnando mensilmente, neanche 1200 euro netti, stessa cifra, all’origine, della moglie, il quale ha due figli a carico e un coniuge che per assisterli, chiedendo il part-time, ha dovuto rinunciare ad un quarto del proprio stipendio).

 

Preferirei il rinnovo del contratto, o quanto meno il suo adeguamento, relativamente al biennio economico scaduto, anche perché non ritengo che le condizioni del paese possano permettere la riduzione della pressione fiscale, se non per le categorie più deboli (ma questa è una convinzione del tutto personale) e quindi, in realtà non m’aspetto molto ... una decina di euro, non di più, convinto che la nuova I.R.E. (quella che ha soppiantato la vecchia IRPEF), con la trasformazione delle detrazioni in deduzioni dall’imponibile, finirà giustamente per premiare i nuclei monoreddito e con carichi familiari numerosi.

 

Confronto dapprima il cedolino dello stipendio del primo mese dell’anno corrente con quello relativo al novembre del 2004 e subito rilevo, sorpresa tra le sorprese per l’esiguità della cifra, una differenza in positivo di euro 1,43 (un euro e 43 centesimi).

 

Dico a me stesso, con ironia e sarcasmo: "Poteva andare peggio", poi però ancora scettico, nonostante l’evidenza, non voglio crederci. Come può essere? ... Mi interrogo di nuovo, magari non avrò sommato la quota mensile che da marzo a novembre viene puntualmente detratta dal sostituto d’imposta quale addizionale regionale.

 

Rifaccio i conti: tutto maledettamente giusto. Poi, però, siccome al peggio non c’è mai fine, mi preparo ad un ulteriore, ancor più corretto, tentativo. Eseguo la differenza tra lo stipendio di gennaio 2005 e quello di gennaio 2004 (il classico conto della serva, eseguito senza tener conto dell’inflazione e del ridotto potere d’acquisto). Risultato definitivo e incontrovertibile: uno scarto positivo di 0,23 (23 centesimi di euro) ... e vabbè, pazienza, alla faccia dei progressi del "gambero".

 

Mi sto quasi rassegnando alla triste aridità dei conti quando una sera, in auto, in viaggio verso Perugia, mi capita di ascoltare "Zapping" (Radio uno), trasmissione su temi di attualità condotta da Aldo Forbice. Tra gli altri, c’è l’intervento di un dipendente della Scuola (così si definisce) il quale, affermando di percepire mediamente attorno ai 1400 euro, a fronte di uno sbandierato aumento medio mensile di 20 euro, frutto della riforma fiscale, dichiara di aver addirittura "incassato" circa 24 euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Di seguito intervengono i giornalisti ospiti chiamati a commentare (quasi tutti direttori di testate di rilevanza nazionale) i quali si dicono stupiti e sorpresi dalle affermazioni dell’ascoltatore. Gridano all’errore perché in ogni caso ritengono si debba ricorrere alla clausola di salvaguardia, non senza però rinunciare a bacchettare quello che etichettano poi come "bidello" che, sempre a loro dire, avrebbe dovuto non lamentarsi troppo e anzi ritenersi fortunato nel confronto con un metalmeccanico (per condizioni economiche e lavorative).

 

Ora, mentre sfido chiunque a trovare nella scuola un bidello, anche a fine carriera che guadagni circa due milioni e ottocentomila del vecchio conio (il nostro ascoltatore poteva magari essere un insegnante universitario), non mi dà tanto fastidio che si pubblicizzino per veri, vantaggi mai concessi (a proposto, chi ha arraffato i miei 19,77 euro dal momento che io ho ottenuto soltanto 23 centesimi?), quanto che si diffondano notizie parziali e, comunque, irritanti. Se è vero infatti che esiste una clausola di salvaguardia è anche altrettanto innegabile che chi è chiamato a svolgere un servizio pubblico dovrebbe ben conoscere i meccanismi che stanno alla base di tale sistema.

 

Non esiste infatti, così in maniera semplicistica, che il datore di lavoro vada a confrontare gli stipendi del decorso anno con quelli del nuovo e, ove inferiori, provveda ad applicare una sorta di sanatoria. Troppo facile ... tutt’altro!

 

Chi avesse incassato mensilità ridotte, anche se diversamente non tenuto alla dichiarazione dei redditi, come minimo, se non obbligato per altri motivi alla presentazione del modello UNICO - anno 2006 (con tempi inevitabilmente molto lunghi sulla riscossione dei rimborsi, intendasi anni), per ottenere ciò che gli spetta, dovrà quanto meno presentare a maggio 2006 il modello "730" (a dir poco, quindi, sempre 18 mesi di attesa).

 

Scappatoie? Nessun’altra, tranne che non si voglia perdere il dovuto.

 

Nel ringraziare la redazione de L’ECO del Serrasanta per l’ospitalità concessa, mi sia consentito l’auspicio: "Si dia sempre a Cesare quel che è di Cesare ...".

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