L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 8 - 24 aprile 2005

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Ci consenta cavaliere

Lettera aperta a Silvio Berlusconi


"Non mi consideri un disfattista ..." cominciava così la lettera che le scrissi qualche mese fa, esprimendole alcune considerazioni sulle sconfitte elettorali della Casa delle Libertà dopo il trionfale insediamento al governo; ovviamente non avevo né la pretesa di una risposta, né che fosse preso in considerazione quanto scrittole, con spirito critico ma costruttivo, come faccio abitualmente su queste colonne nei confronti della nostra amministrazione comunale, senza aver la pretesa di insegnare nulla a qualcuno.

 

Ora che la disfatta c’è stata ed è al vaglio di politici e politologi più o meno interessati, mi consenta di rinnovarle alcune considerazioni sui motivi che l’hanno determinata, mentre i troppi galli che cantano nel suo pollaio con i loro comportamenti ricordano i capponi di Renzo di manzoniana memoria.

 

Ella ha espresso la sua ammirazione alla governatrice dell’Umbria per il suo successo: vede, Cavaliere, qui c’è un detto "Quando a Roma siam condotti ognun per sé e Dio per tutti"; in questo sta la differenza fra il suo governo e quello della Lorenzetti. Al suo, diversamente da quello della Lorenzetti, è mancato il contatto con la gente, i suoi problemi, le sue ansie e le sue aspettative; e la democrazia è un fenomeno che cresce dal basso, non un movimento di vertice.

 

Il nerbo dell’elettorato di Forza Italia, nelle ultime elezioni politiche, era costituito da un ceto medio, impiegati, pensionati e altro, che vedevano in lei un depositario delle loro certezze e delle loro aspettative. Dopo quattro anni, pur con tutte le attenuanti che le competono (che in questa sede non è il caso di elencare), il suo governo queste certezze le ha sistematicamente vanificate: il potere di acquisto delle famiglie è stato falcidiato del 25%, con il risultato che gran parte di questo ceto medio è stato trasformato nella nuova categoria di "quelli della quarta settimana"; ignorando il dettame costituzionale che "tutti sono tenuti a contribuire alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva", si è varata una riforma fiscale rivelatasi una burla per i più (per il dettaglio veda l’articolo di un insegnante a pagina due) ed una gratificazione per pochi: nel paese già segnato da gravi disparità l’alleggerimento fiscale avrebbe dovuto partire dal basso e non dall’alto, gratificando i pochi che già hanno la fortuna dalla loro parte (pensionati d’oro, boiardi di stato di ieri e di oggi, e gli occupanti l’empireo dell’aliquota fiscale al 45%); e, poiché in democrazia si vota "per testa" e non "per censo", il risultato è stato quello che è stato.

 

E ancora, ci consenta Cavaliere, qualcuno nella sua squadra di governo ha mai preso in mano una bolletta del gas o dell’energia elettrica, di quelle che ogni due mesi arrivano in tutte le case? Sono documenti che testimoniano il saccheggio sistematico delle famiglie da parte dello stato: imposta di fabbricazione, imposta di consumo, addizionali vari ecc., e infine sul totale l’IVA sulle stesse imposte (fino al ridicolo di considerare le imposte un valore aggiunto da tassare!); analoga valutazione per i carburanti, dove lo Stato è il primo a speculare e trarre profitto dalla lievitazione dei prezzi: metodi borbonici di sottrarre ricchezza alle famiglie, colpendole indirettamente nei bisogni essenziali, come centocinquanta anni fa, ai tempi delle famigerate tasse sul "macinato", sul "sale" o sui fiammiferi.

 

E infine, Cavaliere, i sudati risparmi di tanti che sono stati falcidiati dagli scandali Cirio, Argentina, Parmalat, in cui sono coinvolti non meritoriamente i vertici del sistema bancario; riguarda direttamente e indirettamente almeno un milione di votanti, ed è una truffa come comincia a riconoscere la Magistratura. Dopo un bombardamento mediatico durato oltre un anno e l’annuncio di una legge a tutela dei risparmiatori, in un anno e mezzo non si è fatto nulla, mettendo la sordina sulle malefatte dei responsabili di quella che per una cospicua parte del suo elettorato costituisce una tragedia, mentre le banche presentano i loro pingui bilanci. Se, per il sig. governatore della Banca Italia, era una questione di "quattro soldi", cosa si aspetta ad impegnare il sig. "Quattrosoldi" a far risarcire i truffati da un sistema che non ha funzionato? Invece il Governo dalla parte di chi sta? Non certo dalla parte dei truffati.

 

E, quanto al ceto medio, si potrebbero aggiungere i contratti del pubblico impiego non rinnovati, il recupero dell’inflazione non programmata che per la gente comune non è quella dell’Istat ma quella dell’Eurispes, la rivalutazione delle pensioni chiesta invano dai Sindacati.

 

Sono state queste "disattenzioni" verso la gente, Cavaliere, a creare le condizioni perché il capitano di lungo corso D’Alema, con il suo sorriso sardonico, si accinga a risalire al posto di comando della barca che aveva già portato nelle secche.

 

Mi consenta, Cavaliere, ma sentirla riaffermare la certezza in un futuro successo elettorale, ricorda l’episodio della storia di Roma quando il Senato, dopo la catastrofe di Canne, accolse con solenni festeggiamenti il ritorno del console Varrone perché portando le legioni alla disfatta "non aveva disperato dei destini di Roma"; sognare non è vietato ma, se vuol emulare la governatrice dell’Umbria, per recuperare credibilità presso chi le è mancato all’ultimo appuntamento elettorale, forse è necessario che rifletta sulle cose che mi sono permesso accennarle, assumendo conseguenti provvedimenti immediati e non destinati a produrre effetti fra qualche anno.

 

E, mi creda, Cavaliere, ... queste considerazioni non sono di un tifoso dell’on. Bertinotti.

 

Cordialmente

 

(V. A.)

 

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