L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 7 - 10 aprile 2005

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  CALCIO E VIOLENZA 

Mass media e comportamento dei tifosi

Una ricerca della Klaus Davi & Co e della questura di Terni analizza il fenomeno


Ha mediamente 35 anni, vive prevalentemente al nord, nell’85% dei casi è maschio, consuma televisione ma il mezzo con cui si rapporta prevalentemente agli altri è la radio. Sono alcuni dati emersi dal convegno "Calcio e provincia; le curve della violenza", promosso dal questore di Terni Luigi Savini, dal massmediologo Klaus Davi e dallo psichiatra Paolo Crepet. Dalla ricerca, condotta su un campione di 200 tifosi di tutta Italia è emerso che lo strumento mediatico preferito dal tifoso è la televisione (28%). Seguono la radio con il 23% e la lettura di quotidiani sportivi con il 18%. Il 16% ama essere aggiornato in tempo reale mediante Internet e i new media. Chi vive il calcio come uno svago (15%) simula partite con i videogiochi.

 

Quasi la totalità dei tifosi (93%) acquista dalle 3 alle 7 copie del proprio quotidiano sportivo a settimana. Solo il 23% dichiara di leggere anche altri quotidiani non di carattere sportivo. Il quotidiano più letto in assoluto è la Gazzetta dello Sport (79%). I siti Internet più navigati sono quelli dei principali quotidiani e i più grandi portali sportivi: La Gazzetta dello Sport (23%), Yahoo Sport (22%) e Uefa.com (20%). Inoltre la ricerca ha svelato che, quando segue la squadra in casa, il tifoso medio dedica 2 ore pre/post per raggiungere lo stadio, 90 minuti al match e dalle 2 alle 3 ore per la visione dei programmi sportivi. Per i tifosi che si recano in trasferta, il tempo dedicato al calcio occupa quasi tutto il weekend. Quando il tifoso non si reca allo stadio, nel 73% dei casi segue il campionato in TV scegliendo le trasmissioni serali di calcio che preferisce.

 

Il tempo dedicato al calcio nel weekend spazia da un minimo di 4 a un massimo di 48 ore. Nell’11% dei casi il tempo medio dedicato al calcio è inferiore alle 4 ore (tifosi meno "accesi" che si accontentano di seguire la squadra in televisione o allo stadio solo quando gioca in casa). La maggioranza dei tifosi (66%) pur non seguendo abitualmente la propria squadra anche in trasferta, dedica dalle 4 alle 6 ore al calcio facendosi "rapire" da TV e Radio per seguire minuto per minuto la giornata calcistica. Quasi un quarto dei tifosi (23%) risulta un fedelissimo: segue la propria squadra sia in casa che in trasferta.

 

Meno feriti e arresti tra i tifosi

 

La ricerca ha concluso che il numero dei feriti tra civili è diminuito. Nell’ultimo campionato, infatti, i tifosi rimasti feriti sono scesi di oltre il 40%, passando da 473 a 282. In calo anche il numero dei feriti tra le forze dell’ordine (25% da 1240 a 931). Le Serie A e B sono quelle in cui la diminuzione dei feriti dell’ultimo campionato rispetto al precedente è minore.

 

Sensibile decremento dei feriti in seguito a episodi di violenza si registrano, invece, nelle serie C, D negli altri tornei minori.

 

Le nuove norme di contrasto alla violenza negli stadi, hanno indubbiamente ottenuto un forte effetto deterrente, colpito i facinorosi e diminuito gli incidenti. Gli arresti sono diminuiti del 13% dalla stagione 2002/2003 alla stagione 2003/2004 (da 335 a 292). In lieve calo anche le denuncie (7%) che passano dalle 1348 del 2002/2003 alle 1256 del 2003/2004.

 

La ricerca ha anche espletato i dati raccolti dal Centro Studi Defim sul tema della sicurezza negli stadi. Il 60% degli intervistati è favorevole all’installazione delle reti di separazione. Il 40% preferisce il modello inglese (niente reti e separazioni ma solo forze dell’ordine). Il 33% prepone le telecamere. Il 15% l’uso di stewart (servizi di sicurezza privata). Il 22% uso massiccio di forze dell’ordine. Il 9% predilige l’uso di tecnologie avanzate (letture dell’iride, scansioni tridimensionali delle mani, etc.). Il restante 5% vorrebbe le impronte digitali.

 

La ricerca ha, dunque, concluso che come ogni atto comunicativo, anche quello della violenza calcistica si manifesta con l’intenzione di trasmettere scopi, emozioni, incomprensioni ma soprattutto bisogni, collegati alla componente culturale in cui il tifoso è calato.

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