L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 7 - 10 aprile 2005

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   CONFESSIONI DI UN OTTUAGENARIO  

I miei amori di 85 anni fa


Avevo 16 anni quando sentii il bisogno di parlare con una ragazzetta. Andavo al cinema ai Salesiani e quando c'era una scena amorosa e gli attori si baciavano oscuravano l'obiettivo. Avevo voglia di provare quella sensazione che era considerata peccaminosa. Con una della mia età cominciammo a scambiarci carezze e baci leciti al cinema Talìa nei palchetti. Ci lasciammo dopo un anno circa. Dovevo studiare. Dopo i 17 conobbi una signora; aveva più di 30 anni, era sposata, non aveva figli ed il marito occupato fuori capitava di rado. Mi iniziò; era assetata d'amore, io provavo per lei non amore, ma solo desiderio fisico. Tutte le sere andavo nella sua casa e mia madre, che seguiva la vicenda e mi vedeva emaciato, cercava di mettermi su altra strada. Parlò anche con lei dicendole che ero un ragazzo ed essa con ipocrisia la tranquillizzò. E nello studio non andavo bene. Mi arrivò la chiamata militare e, per allontanarmi, non mi dissero che per ragioni di studio si poteva chiedere il rinvio. Partii nel marzo 1940; avevo 19 anni. In fondo non mi dispiaceva, ero sazio di quell'amore. Per anni sono stato lontano, al fronte nei Balcani, in prigionia. Al ritorno in patria, dopo quasi 6 anni, desideravo conoscere una ragazza, avere la mia ragazza; tra le conoscenze c'era una 18enne che accettava la mia compagnia, ci piacevamo. Per tornare a casa la sera dovevo passare sotto la sua casa e lei, già a letto, riconoscendo i miei passi, per salutarmi accendeva e spegneva la luce. Come mi batteva il cuore!

 

Me ne innamorai di un amore serio, tanto serio da intuire che non sarebbe andato a buon fine. I sentimenti che nutrivo per questa 18enne in collegio ad Assisi si spensero anche perché ma madre voleva ... di più. Nel frattempo mi ero occupato e avevo la macchina: che ruffiana! Le ragazze venivano a frotte. Andavamo al mare, a ballare, a sciare, ai circoli, ai concerti, ai veglioni, ai teatri; cercavo l'anima gemella. Quando credevo di averla trovata ella mi voleva subito portare a conoscere i suoi. Allora scomparivo, non volevo impegni ufficiali. Capiterà, dicevo, ma il tempo passava ed infruttuosi erano i miei viaggi e insoddisfatto delle tante conoscenze; a Bastia, a Scheggia, a Sigillo, a Fabriano, a Foligno, a Spoleto, a Roma, a Perugia, a Gubbio, a Cagli. Avevo 32 anni quando un giorno un parente mi disse che aveva visto un bella ragazza quel giorno che sarebbe venuta a lavorare a Gualdo. Era appena andata alla stazione per tornare a casa. Ci precipitammo e la trovammo in sala d'aspetto. Una bella bruna, slanciata, sicura, allegra, sorridente, elegante, con un baschetto sulle 23 - Che colpo! Andiamo anche noi a ... - dissi - a comprare dei dischi, Vieni? Dai vieni ...

Riluttante accettò e per la strada parlammo, era simpatica. Pensavo: se questa non è come le altre, non me la faccio scappare. Infatti era diversa. Non accettava capricciose imposizioni solo perché ero un uomo e più forte. - Io faccio quello che desidero se non c'è niente di male - mi disse - anche tu comportati così. Non ho da nascondere alcuna cosa.

 

Ci frequentavamo da 7-8 mesi e non mi chiedeva di conoscere i suoi. Era unica! Fui io che glielo chiesi. Ci accordammo per la domenica. Ero emozionato e un pò confuso, era la prima volta che andavo a conoscere i genitori della mia ragazza. Arrivai sotto casa, parcheggiai, le persiane erano socchiuse. Mi ha visto - pensavo - mi stanno aspettando. Salgo, suono. La porta si apre e compare la madre. Mi faccio serio e chiedo di lei. - E' a letto con un attacco di appendicite -. Si sentì - Mamma fallo entrare - e la signora mi accompagnò in camera da letto. Il giorno dopo si operava e chiesi se potevo farle visita. Furono contenti così cominciai a frequentare la loro casa. Una sera la mamma mi disse che voleva parlarmi, mi fece accomodare in sala. - Mi accorgo che lei tiene molto a mia figlia, se pensa che questo rapporto non potrà continuare è meglio romperlo subito - disse - sappia che è ben gradito a casa nostra. Risposi a dovere, ero felice. Questo discorso ai miei tempi si faceva. Passò più di un anno poi ci siamo sposati alla Porziuncola. Testimone fu mio cugino di Roma e per Lei lo zio che, per un impegno improvviso, non poté essere presente, ma delegò un parente avvocato; venne però il figlio Vittorio che portò in auto la mia sposa.

 

Fu una cerimonia semplice, composta; al pranzo eravamo 35, partimmo per il viaggio di nozze al nord con la mia utilitaria. Ero felice e innamorato e lo sono sempre stato perché era la donna fatta per me. Ci siamo molto capiti e amati. Il nostro non era quello morboso o sfacciato dei romanzi ma più completo e più grande, fatto di stima reciproca, del rispetto delle idee dell'altro, della fiducia riposta, della compagnia, dell'aiuto nel bisogno, del coraggio nell'affrontare le avversità, della passione che sempre alimentavamo, della gelosia soffusa e segreta, dell'amore per i figli e per la casa, per la complicità nello spendere e nel risparmiare. Il nostro era un amore che ci piaceva viverlo e celarlo, più gradito di un fiore o un profumo ad un compleanno o di un anello a Natale. Eravamo innamorati ma non lo sbandieravamo ed è per questo che nonostante dall'86 non ci sia più, io sto ogni giorno un pò con Lei che da lontano mi segue e consiglia e l'amo, l'amo ancora e sempre.

 

Vi ho parlato dell'amore, dei tanti amori, dei veri amori. Ho preso dalle donne che conoscevo, solo ciò che potevano darmi, senza mai forzare la loro volontà. Non ho rimproveri da farmi perché non ho mai forzato a far le cose che potevano recare danno sia morale che materiale.

 

Credo che ciò si chiami onestà.

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