L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 7 - 10 aprile 2005

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L'Ecuador: la scoperta del cuore


08ecuador.jpg (13138 byte)Un giorno d’inizio dicembre, sono partita per uno di quei miei viaggi alla scoperta del resto del mondo, momenti che ritaglio nella quotidianità, spesso troppo abitudinaria da risultare insoddisfacente, a quelli come me, che hanno molto e quel molto ci sembra sempre poco. La meta era l’Ecuador, accompagnavo Nancy, un’amica che si occupa di mia nonna, e che tornava a casa dopo tre anni.

 

L’Ecuador è stato subito stupore, colori e profumi di un mondo, la metà del mondo.Un luogo quasi incantato, che mi ha fatto riscoprire la parte più profonda, non solo attraverso gli splendidi paesaggi, la natura ancora incontaminata, gli animali così vicini da poterli toccare ma soprattutto attraverso i visi sereni delle persone che incontri per strada, che ti sorridono, che fieri cercano di farti amare il loro paese. Ho vissuto con loro, dormito nelle loro case, mangiato alle loro tavole. Sono stata partecipe della loro quotidianità, stupita vedevo arrivare l’acqua potabile in grosse autobotti, 70 centesimi di dollaro per 20 galloni, la riversavano in cisterne che di antigenico avevano ben poco e terrorizzata li ho visti bere tranquilli, quell’acqua che noi non avremmo usato per nulla.

 

Era la prima volta che passavo il Natale lontano da casa, e quanto lontano, dall’altra parte del mondo! Quando qui in Italia scoccava la mezzanotte del 25 dicembre laggiù erano appena le sei del pomeriggio, il sole stava tramontando in uno scenario caldo e fantastico ed io pensavo alla mia famiglia, a mio padre e mia madre che a casa avrebbero messo Gesù bambino nella mangiatoia, alla messa di Natale nella basilica di San Benedetto, alla gente che infreddolita sfidava il gelo della notte per una preghiera. Io mi trovavo nello stesso istante, sul cassone di un vecchio Chevrolet, diretta a Anconcito, piccolo peasino sulla costa, per trascorrere il Natale in compagnia dei famigliari di Nancy.

 

Il mio fortuito mezzo di trasporto era condotto superbamente da don Idilio Rivera, ometto alto e secco di una gentilezza unica, non ci ha lasciato mai, ci ha accompagnate in giro per tutto l’Ecuador; tutta la sua dolcezza in un sorriso nascosto sotto due buffi baffetti. Altra presenza piacevole e costante è stata quella di Mariela la figlia di Don Idilio, una bambina sveglissima, con il piglio di chi sa il fatto suo pur avendo solo 9 anni, se cercavamo qualcosa, bastava chiedere a lei, che sapeva trovare tutto.

 

Quando siamo arrivati ad Anconcito, appena scesa sono stata letteralmente travolta dai parenti di Nancy, dalla loro calda accoglienza ed in particolare una piccola bimba di 4 anni, Sandra, mi si è gettata felice tra le braccia, in quel momento niente era più importante dei suoi occhioni e del suo sorriso. Stretta tra le mia braccia in una casa fatta di niente, sentivo una serenità profonda che era come un dono. Altri bimbi felici ed urlanti si facevano intorno alla zia Nancy pronti a ricevere il loro regalo italiano, chi una maglietta, chi un pantaloncino ed era sorriso, quello vero. Tra loro un bimbo, mi ha toccato subito il cuore, due grandi occhi scuri ed un sorriso che voleva dire parole, che la sua bocca non poteva pronunciare, era Jeorge, in famiglia lo chiamano l’infermo, perché non sente e non parla. Un silenzio di tristezza mi è sceso dentro e avrei voluto portalo con me, farlo visitare da un medico specialista, vedere cosa si poteva fare per lui che in 10 anni della sua vita non era mai stato visitato da un medico.

 

Durante quella magica notte di Natale è stata la prima volta che ho desiderato e pensato realmente di portare Mariela e Jeorge in Italia per regalargli un sogno, un sogno come quello che tutti loro stavano regalando a me. Oggi che sono qui e quegli occhi mi mancano a volte come i respiri, attonita ricordo, dimentica di questo mondo che ha tutto e tutto ci da, quei paesaggi poveri ma ricchi dentro, dentro il cuore delle persone, nei loro gesti e nei loro sorrisi, tesoro che mai perderò.

 

Ho chiesto ai miei genitori di invitare per un breve periodo a casa nostra, questi due cari bambini che dalla vita meritano certo molto di più. Pensavo fosse una cosa semplice ed invece ci sono voluti più di due mesi di telefonate e documenti. In fondo se si pensa che un bambino italiano o europeo che sia, può prendere un aereo e viaggiare tranquillamente da solo o accompagnato dalle hostess, ovviamente con il consenso dei genitori, ma può farlo, loro no! Assurda tutta la burocrazia che c’è dietro un paese povero, eppure le difficoltà che ho incontrato nell’ottenere i visti per un permesso turistico di 90 giorni sono state davvero tante.

 

Ho smosso mari e monti e finalmente grazie a delle lettere di credenziali sulla mia famiglia, fatte dal parroco Monsignor Giancarlo Anderlini ed in particolare dal sindaco Angelo Scassellati che si è reso protagonista ultimo per la realizzazione di questo sogno, con una telefonata al vice-console, ce l’abbiamo fatta! I due piccoli, dopo un viaggio di circa 24 ore tra voli e scali, sono arrivati qui giusto il Sabato Santo, quasi come un miracolo il Natale e la Pasqua sono state per me due grandi gioie.

 

Spero che incontrando lo sguardo di questi bambini in giro per la nostra città, nel breve tempo di tre mesi, qualcuno di voi possa scorgere e trovare la serenità che le cose semplici ma vere regalano, il dono più importante della vita che va al di là di qualsiasi ricchezza materiale.

 

Alessandra Bonci

L'ALTRA AMERICA

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