L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 7 - 10 aprile 2005 | |||||
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Accadde in treno Miracoli del telefonino La vicenda, realmente accaduta, risale a un paio di anni fa: eravamo a Milano per assistere alla discussione della tesi di laurea di Francesco, insieme a Bartoccioni suo compagno di studi; espletate le incombenze della nostra gita milanese, andammo ciascuno per conto proprio per la città, con lintesa di ritrovarci alla stazione per la partenza del treno delle 19, in modo da fare insieme il viaggio di ritorno.
Nel bailamme poliglotta e rumoroso della stazione che si andava affollando, prima che fossero aperte ai viaggiatori le vetture del Milano-Lecce pronto per la partenza, sfogliando un giornale attendevo sul marciapiedi larrivo del compagno di avventura quando la vidi arrivare e ne restai colpito: era giunta infatti a far numero nella compagnia una vistosa, piacente ed elegante signora bionda, con un leggero bagaglio a mano, una donna di classe di quelle che normalmente non avrei annoverato fra gli utenti del plebeo mezzo di trasporto attorno al quale si affollava la ressa dei comuni mortali usa a quel treno.
Giunta accompagnata da alcune conoscenti, dai saluti che si scambiarono prima del commiato, capii che proveniva da Como ed era diretta in Umbria; mentre cercavo ancora tra la confusione crescente quello che doveva essere il mio compagno di viaggio, e che sarebbe arrivato giusto in tempo per saltare sullultimo vagone prima della partenza del convoglio, quando si aprirono le portiere delle vetture, iniziò lassalto al posto a sedere da parte della folla accalcata sulla banchina, mentre io non trovai Bartoccioni, non feci in tempo a occupare un posto a sedere e persi di vista la signora.
Quando il treno affollato allinverosimile si mosse Bartoccioni si era appena sistemato sullultima vettura, io su una piattaforma in mezzo ad una catasta di bagagli e valigie e la signora inghiottita da non so quale angolo del convoglio; viaggio da incubo fino alla stazione di Bologna, dove il convoglio cominciò a svuotarsi, consentendomi di sgranchirmi le gambe e di trovare una più comoda sistemazione fino a Falconara ...
Era passata da tempo la mezzanotte quando ci ritrovammo insieme tutti e tre sulla banchina della stazione marchigiana, sotto il cielo stellato, cercando di ripararci dalla pungente brezza marina carica di salsedine, ad aspettare la coincidenza Ancona-Roma, per lultima parte del viaggio: una breve sosta durante la quale mentre con Bartoccioni ci relazionammo a vicenda sulla giornata trascorsa, la signora ascoltava in disparte interessata, anche se non lo dava a vedere.
La coincidenza proveniente da Ancona fu puntuale e, sulla vettura semivuota del treno diretto a Roma, attraversata da un corridoio centrale che divideva le file di panche sui due lati, prendemmo posto insieme, noi due sulla destra e la signora sul lato opposto; noi, cercando di tenerci svegli per lultima ora di viaggio chiacchierando del più e del meno, lei che continuava a fissare un giornale, sorridendo di tanto in tanto alle facezie dei nostri discorsi più che a quanto fingeva di leggere.
Eravamo spossati dalla lunga giornata iniziata la notte precedente con la partenza per Milano, e per quanto mi riguarda cercavo di tenermi sveglio chiacchierando; alla stazione di Jesi la sosta prolungata, determinata dal ritardo di un treno proveniente in direzione opposta, mi offrì loccasione per una divagazione del mio racconto su alcune vicende personali legate alla città e, quando finalmente il convoglio si rimise in movimento, tirai la conclusione che fra unora circa potevamo comunque arrivare in perfetto orario alla stazione di Fossato di Vico, dove avevo lasciato la macchina ventiquattro ore prima e contavo di correre a casa per una dormita ristoratrice; quanto a te - conclusi rivolto a Bartoccioni - dovrai cercare di tenerti sveglio una decina di minuti in più, per il tempo necessario a raggiungere Gualdo Tadino, verso le 2,30.
Fu a questo punto che la signora, per la prima volta ruppe il silenzio: "Ed io a che ora arrivo a Gubbio?"
La domanda giunta così inaspettata suonava per me manifestamente incongrua; dopo uno sguardo interrogativo a Bartoccioni, cercando di tenere un tono il più accomodante possibile, mi rivolsi direttamente allinterlocutrice: "Ma signora, lei a Gubbio non può arrivarci per il semplice fatto che la ferrovia da Gubbio non ci passa ..."
"Ma come - ribatté la signora - io ho qui il biglietto con su scritto Fossato di Vico-Gubbio ..."
"Sì, signora, ma cè una particolarità; senza scendere in altri particolari che le risparmio, sta di fatto che Gubbio dista dalla stazione di Fossato di Vico circa 25 chilometri per cui Ella, per raggiungere Gubbio, dovrà scendere a Fossato di Vico da dove cè poi un servizio di pullman, ma che non credo funzioni a questora di notte ...; ci sarebbe a Fossato di Vico un servizio di taxi, ma alle due di notte senza preavviso ...".
"Ma come è possibile? devo essere a Gubbio per un convegno in mattinata, quando ho fatto il biglietto avrebbero potuto darmi informazioni migliori ...".
Il disappunto dellinterlocutrice era evidente, anche se contenuto, tanto che avrei voluto rendermi utile; per un momento pensai di offrirle un passaggio con la macchina, ma avrebbe comportato di ritardare almeno di unora il mio sonno ristoratore; poi come sarebbe stata considerata dalla signora questa offerta di un passaggio alle due di notte da parte di uno sconosciuto?
Mentre mi passavano per la mente queste considerazioni, fu la signora stessa a trarmi dimpaccio: consultato un taccuino, trasse un telefonino dal suo bagaglio e cominciò a formare dei numeri telefonici finché qualcuno rispose dallaltro capo della linea ... e, dopo i convenevoli duso e le scuse per la telefonata in unora così inopportuna, la signora frenando con stile il proprio disappunto: "Sto arrivando in treno da Milano, abbiamo lasciato la stazione di Jesi e ci stiamo avvicinando a Fabriano; un viaggiatore mi ha appena informata che fra meno di unora dovrò scendere a Fossato di Vico a 25 chilometri da Gubbio, alle due di notte ...".
Per farla breve, miracolo del telefonino, linterlocutore/trice assicurò la viaggiatrice che avrebbe provveduto ad ovviare allinconveniente, prelevandola di persona alla stazione. Quando scendemmo a Fossato di Vico non cera ancora nessuno ad aspettare; avviandomi verso lauto, salutai la signora rimasta sola sul piazzale della stazione con il suo bagaglio ...
Quanto tempo ed in quale stato danimo abbia atteso non fa parte della storia.
V.A. | DEL PIU' E DEL MENO | |||||
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