L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 6 - 27 marzo 2005 | |||||
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LA CARTIERA DI SCIRCA Quando la carta era artigianato In Italia, qua e là, resiste ancora qualche vecchio "mulino" dove i maestri cartai continuano a produrre carte splendide. Filigranate, marezzate, telate, setate, sono un piacere estetico per tutti gli artisti e collezionisti ai cui occhi i fogli ancora vergini sono già capolavori, non fosse altro che per le meravigliose filigrane. In tutta Italia, poi ci sono dei laboratori artigianali che fabbricano le pergamene, decorano le carte che stampano a mano immergendole in un bagno speciale di colore per marmorizzare, rilegano e restaurano libri e stampe.
A Villa Scirca di Sigillo, intorno alla metà del XIII secolo, era in attività una cartiera, lo attesta un registro di un mercante di carta fabrianese, un certo Ludovico DAmbrogio, che per un tempo di quattro anni acquistò carta a Sigillo ed a Pioraco, lo attesta il pagamento del porto, della gabella del passo, dellimballaggio, e del dazio dintroduzione a Fabriano, cose tutte che si raccolgono dal suo registro.
Dallo stesso mercante Ser Ludovico DAmbrogio, apprendiamo che Sigillo aveva quale "filigrana" il Griffone, mentre Pioraco "La Levere" (Lepre). Dalle registrazioni che il mercante faceva nei suoi registri veniamo a sapere che le carte acquistate erano poi spedite nella vicina Romagna, e da Perugia, nel resto dellUmbria, e forse anche in Roma. "Ai piedi di Montechucco, celebre per le sue grandiose caverne, si stende la deliziosa frazione di Scirca, con le sue Cartiere, i suoi numerosi Mulini, nutriti da abbondante sorgente dacqua purissima che, da tempi remotissimi, fece scegliere il luogo ad abitanti, che dalle acque abbondanti, dai feraci pascoli, dalle macchie numerose e dai fertili piani traggono il necessario alla vita".
La cartiera di Scirca cessò la sua attività dopo la prima guerra mondiale e, le sue acque furono captate ed inviate alla città di Perugia. Ai primi del Novecento circa cento operai lavoravano a questa cartiera e, per quei tempi è da considerarsi un grande opificio.
Giuseppe Pellegrini | SIGILLO
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