L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 6 - 27 marzo 2005

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Il tramonto della civiltà occidentale


In biologia, più in particolare nell’uomo, ma non esclusivamente in lui, lo sviluppo dell’individuo inizia dall’incontro di due cellule che ne formano una, totipotente. Da questa si differenzieranno tutte le altre che avranno aspetto e funzioni specifiche: le cellule nervose, quelle muscolari, quelle epatiche, quelle del sangue, ecc ...

 

Lo sviluppo dell’individuo è un processo di differenziazione, di espansione, con la materializzazione dell’energia potenziale racchiusa nella primitiva cellula. Anche l’universo nato dal big bang obbedisce a questo schema, si espande a partire da quell’iniziale concentrato d’energia che esplode e genera mondi, materia, stelle, l’uomo. Anche la cultura, che è la costruzione più prodigiosa, apparsa nell’universo, perché espressione di una coscienza non materica, misteriosa al pari di chi ha creato tutto questo, che fa domande, riflette, cerca di capire e forzare le leggi della natura, nasce, si espande, si differenzia, si specializza in mille settori. Non solo lo sviluppo dell’individuo riassume quello dell’intera specie: l’ontogenesi riassume la filogenesi. Ma, in qualche modo, medesime leggi governano la biologia e la fisica, e sono dietro a tutto quanto accade nell’universo.

 

Però c’è un momento, nel quale l’espansione termina, e subentra la contrazione e il collasso e l’universo fa il big crunch, e l’uomo perde acqua, non è più in grado di riparare i suoi tessuti, si contrae anch’egli e muore. Ma prima, simili a quark di energia, sparge semi, da cui origineranno nuovi individui. E così le culture dell’uomo si espandono, poi involvono e muoiono, ma qualche germe rimane a fecondare nuove culture. Ed anche l’universo imploso riacquista energia e si espanderà di nuovo in qualche nuova forma. Questa altalena di nascita e morte è il destino di tutto e dell’uomo. Alla fine dello spazio e del tempo, per chi ha il dono della fede, ci sarà un luogo e un momento dove tutto questo avrà termine.

 

Ora accade che, il decadimento che precede la morte, segue la fine dell’espansione e, ci piace pensare che in quella fase di passaggio è scomparso l’eco degli eventi inziali, ed è oscuro il panorama degli accadimenti futuri. Per l’uomo e le sue civiltà potremmo parlare di una scomparsa della memoria e di una non contezza del destino futuro.

 

Mi sembra che la civiltà occidentale si trova in questa situazione. In medicina, sconfitte le malattie che hanno flagellato l’umanità per secoli, si ritorna all’embrione, alle cellule staminali per combattere le malattie degenerative, alla clonazione per allontanare il limite della vita. E’ un progresso ma anche un tornare indietro alle origini della vita, uno sforzo per non perdere la memoria, dettato dalla paura dell’implosione. E questa cultura tutta occidentale, anzi americana dello studiare e lavorare e vivere per progetti, abbandonando la comprensione del tutto, non è forse un’estrema divaricazione della cultura che ha perso memoria del centro, dell’inizio, perdendosi in mille rivoli distinti e indipendenti?

 

Lo studium generale delle università medioevali, che ancora campeggia nei simboli degli atenei, è rimasto solo un nome. Questa frammentazione e specializzazione estrema da un lato hanno portato alle straordinarie realizzazioni del XX secolo, all’iniziale esplorazione dello spazio, e alle altre mirabilie della scienza. Per contro rimanda ad un centro da cui tutto questo emana, di cui si va perdendo memoria. Nell’era della globalizzazione e del mercato unico, la dimensione in qualche modo metafisica di questo centro, può diventare fattuale e farsi centro di potere per un’oligarchia di individui incontrollata e dominante.

 

Per questa via si riaffaccia una dimensione etica del governo del mondo, si storicizzano le categorie astratte del bene e del male. La dinamica automatica del mercato, con l’accumulazione di risorse e la produzione di un sempre maggiore numero di merci, lascerà il posto a comportamenti e regole dettate dall’alto, da pochi. Vecchi demoni, maschere di ancestrali paure, vagheranno per le strade delle nostre città, saranno agitati come bandiere, dietro cui ci schiereremo. Potrebbe finire così la nostra civiltà: un deserto di morte prima della nuova alba.

 

Marcello Paci

IL DIBATTITO

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