L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 6 - 27 marzo 2005 | |||||
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Il Nuovo Rosone, Marx, Tito e le foibe
di Angelo Pucci Dopo aver letto gli articoli sulla polemica riguardo alla via Carlo Marx e le foibe, di cui nei numeri 3 e 4 de LECO, il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: "Che peccato!".
Peccato, perché la proposta dei consiglieri del Nuovo Rosone di intitolare una via ai martiri delle foibe avrebbe potuto produrre un atto unanime di rispetto per le vittime di una tragedia ingiustamente dimenticata. Invece, accompagnata dalla contestuale proposta di sostituire "Via Martiri delle Foibe" a "Via Carlo Marx", con lassunto che questultimo, in quanto "ispiratore del comunismo", sia stato il responsabile di quella tragedia come della "barbarie dellideologia comunista", ha degradato la proposta a mera polemica politica; né più felice è stato il tentativo di provocare uno strappo, tanto improbabile quanto ingiustificato, tra sindaco e "rifondatori".
I consiglieri del Nuovo Rosone sono stati eletti in una lista civica nella quale sono confluite culture, esperienze e tradizioni ideologiche diverse. Tra queste si annovera anche il marxismo, inteso come dottrina filosofico-politica, parte integrante del patrimonio storico, insieme ad altre correnti di pensiero, anche tra loro contrastanti, di tutta la sinistra italiana e mondiale e non solo della "sparuta minoranza di rifondaroli". E' vero che, vista lirrisoria presenza di elementi di sinistra al suo interno a fronte di una forte connotazione di destra (ex AN) e di centro (UDC), la proposta di Biagiotti e Fofi è pienamente in linea con gli orientamenti politici dellelettorato del Nuovo Rosone. Tuttavia, la marcata fedeltà alle tesi del centro-destra vanifica qualsiasi tentativo del Nuovo Rosone di apparire come strumento politico-amministrativo accessibile anche a quella parte dellelettorato che nel centro-destra non si riconosce e, così, sancisce la rinuncia del Nuovo Rosone a proporsi come "movimento civico".
Va ricordato che Carlo Marx, essendo morto nel 1883, cioè 34 anni prima della Rivoluzione dottobre, difficilmente può essere additato come responsabile delle conseguenze del comunismo reale e tanto meno delle sue degenerazioni. Se si seguisse questa logica in assoluto, si dovrebbe imputare a Cristo, salva ogni proporzione e distinzione tra divino e terreno, la responsabilità per le malefatte perpetrate nel corso dei secoli da papi e potentati in nome del Messia, dalle crociate in Terrasanta, ai roghi nelle piazze di tutta Europa e del Nuovo Mondo. E a Cristoforo Colombo si dovrebbe imputare il genocidio dei nativi del continente americano, crimine contro lumanità che invece va oggettivamente ascritto ad altri.
Credo sia più corretto sostenere che a provocare la tragedia delle foibe sia stata semplicemente la guerra. Nel 1945, lItalia era un paese sconfitto, mentre la Jugoslavia di Tito sedeva insieme a Truman, Churchill e De Gaulle al tavolo dei vincitori. E si sa che sono sempre questi ultimi a scrivere la Storia. Se a Norimberga avesse operato un tribunale neutro, insieme ai gerarchi nazisti sarebbero stati giudicati Tito per la strage delle foibe, lair chief marshall britannico Arthur Travers Harris per il bombardamento di centinaia di migliaia di civili tedeschi a Dresda, Amburgo, Kassel e Heilbronn, Harry Truman per la morte di 350.000 persone, di cui la maggior parte civili, senza contare le migliaia di vittime successive del fall-out, a Hiroshima e Nagasaki.
Quanto al silenzio per 60 anni intorno al crimine delle foibe, non è ascrivibile esclusivamente al PCI e alla sinistra. Nei decenni successivi alla fine della guerra, lintero occidente democratico si prodigò per coccolare Tito come leader dei paesi non allineati al fine di incoraggiarne luscita dallorbita dellUnione Sovietica. E "complici" di quelloccultamento per opportunità politica sono stati, tra molti altri, anche Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti, ai quali i consiglieri del Nuovo Rosone riconosceranno pur qualche merito nella rinascita dellItalia postbellica.
La storia più recente ci ha anche insegnato che non è solo il comunismo ad essere "incompatibile con la democrazia". Valga per tutti lesempio del regime dei colonnelli in Grecia dal 1967 al 1974 e della dittatura di Pinochet in Cile dal 1973 al 1990, ambedue frutto di colpi di stato militari, sostenuti dagli USA, contro governi democraticamente eletti. Casi emblematici in cui un governo nato dalla volontà elettorale interferisce in altri paesi in maniera incompatibile con quella stessa democrazia alla quale si richiama.
I conflitti armati produrranno sempre, nonostante la favola moderna delle bombe intelligenti, sofferenza e morte. Finché lumanità continuerà ad accettare la guerra come strumento per la risoluzione di contrasti politici ed economici ci saranno sempre vittime innocenti, e alla tragedia si aggiunge la beffa ogni qualvolta si tenta di condannare o di giustificare secondo il ridicolo metro del colore ideologico delle armi. Quanto alle vittime, siano esse di "destra" o di "sinistra", rappresenteranno sempre un atto daccusa contro i signori della guerra che le hanno provocate, e nessuno può rifarsi una coscienza barattando gli uni contro gli altri.
Ecco perché è deplorevole che i consiglieri del Nuovo Rosone abbiano mancato lopportunità di dimostrare rispetto sincero nei confronti delle vittime delle foibe, accogliendoli finalmente anche nel pantheon ideale della memoria collettiva gualdese senza utilizzarli come strumento di provocazione politica insita sia nel tono che nella sostanza della loro proposta toponomastica.
Forse avrebbero evitato il passo falso, se avessero letto e seguito il consiglio del prof. Carlo Palermo, che spero mi perdoni se lo cito estrapolando le sue parole dal contesto originale: "Soltanto seguendo regole ermeneutiche di contestualizzazione storica è possibile evitare il rischio, sempre in agguato, di cadere nella facile demonizzazione di ciò che idealmente non si condivide" (Streghe e stregoneria, LEco del Serrasanta, n. 2 30 gennaio 2005).
Ma, a pensarci bene, le parole del prof. Palermo non sono poi così fuori tema rispetto allargomento in questione, nella misura in cui, nel tono e nelle argomentazioni dei consiglieri del Nuovo Rosone, non si può non cogliere la tentazione di una caccia alle streghe. Se accettano suggerimenti, darei loro quello di riflettere di più e meglio nellelaborazione delle loro proposte quando coinvolgono argomenti così seri come la tragedia delle foibe. Altrimenti, oltre a non tributare il dovuto rispetto alle vittime, corrono anche il rischio di apparire come della politica e della storia ... gli apprendisti stregoni.
P.S. Quanto al nome dellasilo nido di Largo Zagabria credo anche io che sarebbe opportuno cambiarlo magari in asilo nido PISELLINO o QUI QUO QUA, forse più consoni, sicuramente più allegri. | IL DIBATTITO | |||||
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