L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 5 - 13 marzo 2005

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Lo sviluppo di Sigillo

 

di Giuseppe Pellegrini


Dalle configurazioni pittoriche del nostro castello nel secolo XVII, chiuso da Porta S. Martino, da Porta S. Maria, dalla Porta del Monte e Porta Nuova e, dalle panoramiche del 1900 e 1925, dagli elenchi degli abitanti dal 1600 al 2000, a Sigillo c’è stato un continuo crescendo d’abitanti e di case (soprattutto di case).

 

Oltre al villaggio turistico di Val di Ranco - creato negli anni ’60 - oggi altri nuovi quartieri si presentano nella loro realtà e nella loro bellezza: "Sono i quartieri del Campo della Fiera e della Pennacchia e, quello del Campo della Rena, Dorìa, Giacconale, Madonnella del Prato, San Martino, Ponte Romano. Stanno sorgendo altri quartieri in via Stanghe, sopra l’Ara di Fabriano e via Grifo, sopra i campi della Parrocchia, nonché la lottizzazione di Villa Scirca, sopra e sotto la strada".

 

Chiunque voglia cogliere con lo sguardo il panorama sigillano non deve recarsi più a San Martino, come sempre si è fatto, perché l’occhio, ora non l’abbraccerebbe più; ma dovrà portarsi sulla cima delle Rocchette e della Mucchia (il Monte Rocchette è sopra "Capodajo", mentre la Mucchia è il monte dove c’è la chiesa di S. Francesco). Da queste alture si potrà calcolare a vista d’occhio, il grande sviluppo che ha avuto Sigillo dal dopoguerra ad oggi. Da notare, inoltre, che nel centro storico la quasi totalità delle case sono state rinnovate e aggiornate, con buon gusto, pur nel rispetto delle linee architettoniche antiche.

 

Di notte guardando dai colli a ponente la silhouette degli Appennini e il lungo adagiarsi del nostro Sigillo ai piedi di Montecucco, costellato da una distesa di lampade a vapori di mercurio che diffondono una luce lunare, si ha la sensazione di vedere non più un paese, ma il profilo di una cittadina, che, forte del passato, avanza con passo giovanile verso migliori traguardi. Così non è più il caso di cantare: "Torna al tuo paesello, ch’è tanto bello/ torna al tuo casolare, torna a cantare ...". Questa canzonetta è ormai sorpassata per Sigillo, e francamente non ce ne dispiace.

 

Questa visione di un paese che di colpo diventa cittadina si ritrova anche nell’inno "Paese nativo", musicato dal gualdese mons. Casimiri, tanti anni fa, ma è l‘amore e la bellezza del paese che maggiormente ispira i versi più toccanti: "Ecco qua lo smeraldo dell’Umbria / Perla d’Appennino / tutto baciato dal sole / appare quale dolce vision / Sigillo, terra di passion ...".

 

Il paesaggio è il primo ispiratore di questi versi, la natura, il sentimento più sentito; a volte come una sorta d’istinto materno "la musa ispiratrice", che si chiama nostalgia, da sempre ha ispirato tutti i poeti e gli artisti con note d’altissima lirica, toccanti e vere, perché intimamente sofferte. L’uomo stesso è poeta, lo anima una nostalgia ed un languore profondo; il nome del poeta "l’emigrante".

SIGILLO

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