L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 5 - 13 marzo 2005

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Gli Italiani e i costi energetici

 

di Giuseppe Pellegrini


Per il 2004 l’Italia ha pagato una bolletta energetica di 28,8 miliardi d’euro, in altre parole 2,3 miliardi d’euro in più rispetto l’anno precedente. L’aumento del costo dell’energia non è dovuto solo al forte rialzo del greggio: Il prezzo del carbone importato in Italia è aumentato dell’11,8 %, e quello del gas del 12%.

 

Le prime centrali nucleari italiane furono costruite a Latina e al Garigliano nel 1964. Un anno dopo entrò in funzione anche la centrale di Trino Vercellese; poi, in seguito alla nazionalizzazione dell’energia, per un lungo periodo i lavori si bloccarono, tanto che la quarta centrale, quella di Caorso, divenne operativa solo nel 1981.

 

L’8 settembre 1897 il referendum voluto da socialisti, verdi, radicali e comunisti, bandì il nucleare in Italia. L’80,6 per cento dei votanti disse no alla costruzione di nuove centrali nucleari e il mondo politico decise di abbandonare in toto la produzione d’energia attraverso la fissione e sono state dismesse anche le centrali già esistenti.

 

Con l’acquisto (nel mese scorso) della Slovenske Electrarne, l’Enel torna a gestire il nucleare. Un terzo della produzione energetica della società slovacca è costituito da due impianti atomici. Resta congelato l’accordo con l’Edf per la gestione da parte dell’energia nucleare francese e la partecipazione a Rpd, il progetto Ue per il nucleare d’ultima generazione.

 

Il prezzo del greggio, stabile negli anni Novanta e fino al 2003 ai 30 euro, ha iniziato a salire, inarrestabile. A settembre ha raggiunto il record di tutti i tempi, superando anche punte di 50 dollari al barile. L’economia mondiale non riesce a superare la crisi in cui è caduta sul finire del 2001, dopo l’attacco d’Al Qaeda agli Usa.

 

L’Italia non ha petrolio, si vergogna di trasformare i rifiuti in calore, ma non perde occasione di insegnare agli altri come si rispetta l’ambiente. Il paese senza energia consuma oltre i propri limiti. Per la precisione nel 2003 - ultimo dato disponibile - si è avuto un aumento del 3% rispetto al 2002 per le spese di luce, gas, rifornimenti per il riscaldamento o pieni di benzina. Le emissioni d’anidride carbonica nell’atmosfera sono cresciute dell’1,3%. Nel 2004 l’Italia ha acquistato 191,8 milioni di tonnellate di petrolio, che con il greggio alle stelle non è un grande affare. La nostra dipendenza energetica dall’estero, ha rilevato l’Enea, è all’84,6%.

 

Diciassette anni fa l’80% degli italiani disse no al nucleare. Per rimetterci in carreggiata non ne basteranno altrettanti. Ma purtroppo tornare indietro è impossibile. Invece il governo ha annunciato per il 2010 la costruzione di 47 nuove centrali elettriche. L’Enel, aumentando la produzione d’elettricità dal carbone a scapito di petrolio e gas, va in questa direzione. E' necessario investire di più nell’energia rinnovabile, nel geotermico o nell’eolico, giacché il solare e l’idrogeno sono un sogno e non una realtà.

 

Questo nostro "bel paese", identificato con la sigla "Alto Chiascio" è in grado di fornire impianti eolici, senza, peraltro, danneggiare le proprie caratteristiche peculiari legate all’agricoltura. Siccome la patata è bollente, la Regione ha ritenuto opportuno delegare ai Comuni la risoluzione del problema, fermo restando che il potere decisionale spetta poi alla Regione. Non vi sembra che in questo "gran balletto di deleghe" vi siano sotto altri poteri decisionali forti che guidano la realizzazione dell’eolico nelle nostre zone. Perché non si vuole lo sviluppo di questo territorio? Ai lettori la sentenza.

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