L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 4 - 27 febbraio 2005 | |||||
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La memoria del tempo Cronaca di eventi meteorologici memorabili nei libri e giornali del tempo
di Giuseppe Pellegrini Lo stato del tempo è determinato dallazione concomitante di tutti quei fattori responsabili dei fenomeni atmosferici: "la temperatura, la pressione, lumidità, la copertura nuvolosa, il vento e le correnti, la quantità e il tipo delle precipitazioni, il potenziale elettrico dellatmosfera". La voce latina "tempora" indica appunto "le stagioni" e nella liturgia cattolica linizio delle quattro stagioni sono dette anche "le quattro tempora" e furono stabilite da papa Gelasio I. La locuzione latina "temporibus illis", usata col senso di "in tempi andati o tanto tempo fa" ci riporta ad eventi memorabili avvenuti "tanto tempo fa".
Nel 38 d. C. Seneca, nelle "Lettere a Lucilio", scriveva: "credi tu forse che io ti scriva parlandoti della gentilezza con cui ci ha trattato linverno, che fu mite e breve, della primavera ingrata, del freddo che viene fuori stagione".
Nel libro "Viaggiatori e servizi di posta o a vettura" di Armando Serra, si legge: "Per la presente dico, avendo visitato la Flaminia da Nocera a Cantiano, sono sei poste e una giornata di Mercante, per la quale non si possono praticare carrozze per rispetto alla montagna di Scheggia, e linverno esser cattiva strada, poco cavalcabile, per stare la valle verso tramontana, che le nevi e i ghiacci vi restano assai, e linverno non si potrà fare in una giornata, come a me bisognò restare a Sigillo, che fui forzato alloggiare a tetto con grandissimo freddo".
La pazzia delle stagioni non è dunque unanomalia, quanto unantica cosa; mentre poche sono le fonti cui attingere. La fonte più copiosa è il manoscritto di Filippo Natali del 1899 "Storia di Sigillo dalle origini lanno 1860"; alla pagina 42 si legge: "Nel 1609 piogge persistenti fecero uscire i fiumi dai loro ordinari confini allagando la campagna; a queste piogge seguirono caldi tropicali che fecero andare a male i raccolti del 1611 mentre nel 1612 si ebbero freddi siberiani, perciò si pensi a quale intensità giungesse il freddo in un paese ubicato a piè dellAppennino, ove ordinariamente gli inverni sono aspri e prolungati."
Nel 1613 si ebbero brine e piogge torrenziali, il Chiascio inondò la campagna, così pure i confluenti minori, di cui uno, il Dorìa alle porte di Sigillo. Nel 1620 lUmbria simbattè in una fiera carestia. Il 1781 non si presentò sotto buoni auspici. Il Natali continua: "E riferendoci al 1794, dal quale riprendiamo la storia di Sigillo, ciò un anno dopo linaugurazione del terrore in Francia, narreremo come una gran siccità si fece sentire da queste parti , che distrusse i raccolti e preparò le desolanti carestie del 1795 e 1796 ... anni calamitosi alternati da geli, piogge persistenti, sereno continuato, epidemie seguirono fino al 1838 accompagnate dalle feroci repressioni papali. Il Chiascio dilagò il 17 settembre 1859, levento è ricordato da una lapide a Pianello di Perugia. Fra le esondazioni dei corsi dacqua spicca la piena del Torrente Sentino, il quattro novembre 1896, ed è ricordata da uniscrizione su lapide posta sul campanile della chiesa di Scheggia. poi, unaltra piena del Sentino ebbe luogo nel 1910, ed unaltra nel 1946. Nel 1953 si verificò un nubifragio memorabile. Il 31 luglio 1959, nel "fosso del Lucarajo" morì Elisa Pierotti, mentre la sua bambina si salvò aggrappandosi al ramo di una pianta."
Un inverno particolare si ebbe nel 1885, quando, nel Pian di Gualdo si registrò una minima di ben 18 gradi. Poi una forte nevicata nel 1988. Nel 1991 si toccarono punte negative di 16 gradi e nel 1992 cadde tanta neve che rimasero bloccati alcuni tratti della ferrovia Roma-Ancona. Molto freddo anche nellinverno 1998/99, con temperature intorno ai 6 gradi. Nel ventesimo secolo, il ricordo indelebile resta "il nevone" del 1929. Alcuni anziani lo ricordano come "il nevone del 28", perché iniziò lultimo dellanno del 1928 e si protrasse per tutto il mese di marzo 1929. La Flaminia che va da Gualdo a Scheggia "era tutta n paro". A Sigillo, nei pressi del Ponte Spiano, si parla di quasi 10 metri di neve. Nel registro di quinta elementare del 1932, linsegnante Zefferino Colini scriveva: "la scuola è stata chiusa il 16 e 17 febbraio per freddo intenso e bufere di neve".
1944. "Sto qui seduta presso la stufa, che abbiamo dovuto accendere per riscaldarci del freddo veramente siberiano, che, se fa male ai giovani e ai forti, puoi immaginare quanto io ne risenta le conseguenze. Per giunta siamo da qualche giorno privi della luce elettrica". (Lettere di mia madre di Don Domenico Bartoletti). Il 2 giugno 1951, una nevicata causò ingenti danni alla campagna. Sabato Santo bianco nel 1954: "La stagione invernale è stata una delle più terribili non tanto per il freddo, quanto per le bufere di neve che a più riprese si sono abbattute nella nostra zona, chiudendo in vari punti la strada". Nel 1956 ci fu il "nevone", con inizio dal giorno della "Candelora" sino al 19 marzo. Numerosissimi ulivi seccarono ed anche molti vigneti e si formarono cumuli di oltre cinque metri. L8 maggio 1957 una tardiva gelata colpì le piante di viti ed olivi; il 1 maggio 1960, una copiosa nevicata alta circa 20 centimetri. Nel febbraio del 1962 unabbondante nevicata aveva raggiunto i 10 centimetri lora.
La più abbondante nevicata del secolo fu quella del 1963. Mons. Bartoletti, sul settimanale "La Voce" scriveva: "una parola sullinverno di questanno che rimarrà memorabile per il freddo e le bufere di neve. Le prime avvisaglie cominciarono il giorno di S. Antonio (17 gennaio, il giorno in cui entra il carnevale), con vento e nevischio. Da allora siamo stati alla mercè degli elementi: neve, tormenta, gran tempesta. In Piazza cumuli giganteschi di neve hanno letteralmente seppellito la scalea di accesso al Comune; seppellito anche il Pinocchio delle scuole."
Copiose nevicate nel 1970 e nel marzo del 1975. Il primo agosto 1975 una violentissima grandinata si abbatté, provocando ingenti danni alle colture. Nel dicembre 1977, su "La Voce" appare questo articolo: "La neve - non è che sia stata accolta con entusiasmo, ma è stata rivista volentieri (specie dai più giovani) e salutata con una certa simpatia come una vecchia conoscenza la cui comparsa, regolare nel passato, si era andata affievolendo in questi ultimi anni che, quasi quasi, se ne sentiva la mancanza. Ora è proprio inverno, inverno vero". Poi lultima nevicata, paragonabile a quella del 1929 o a quella del 1956, che ancora oggi è sotto i nostri occhi e sotto le nostre scarpe.
Questo il nostro resoconto che fu nei giornali, nei libri, nelle lettere, fino ai nostri giorni. Se qualcosa abbiamo dimenticato, non è certo per colpa nostra ma, per la scarsità delle notizie.
Giuseppe Pellegrini | SIGILLO
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