L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 4 - 27 febbraio 2005 | |||||
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Le cose di cui si parla (o non si parla ...) La donazione Calai ..., ospedale e farmacia
Sollecitati da alcuni lettori abbiamo cercato di ricostruire lintera vicenda.
Latto di donazione dellospedale e della farmacia da parte di mons. Calai, stipulato dal notaio Giulio Guerrieri, è in favore della Congregazione di Carità, un organismo costituito con delibera del Consiglio Comunale il 29 Dicembre 1862, nel quale erano state concentrate le varie opere pie (fra cui lex ospedale Diotisalvi) ed i beni di proprietà delle varie confraternite demaniate dopo lunificazione nazionale, e che diventava così proprietaria anche del nuovo ospedale.
Nellatto di donazione si legge che "Mons. Roberto Calai Marioni, qual proprietario delledificio costruito tutto a sue spese ... e qual proprietario del pari della farmacia (identificata catastalmente con numero civico, numero di mappa, reddito, confinanti ecc.) acquistata per dotazione dellospedale medesimo, intende cedere il detto ospedale e laccennata farmacia ... e dona irrevocabilmente in proprietà ed usufrutto alle condizioni di cui in seguito, alla Congregazione di Carità rappresentata dal suo Presidente ...; la donazione sia soggetta alle condizioni seguenti, irrevocabili e assolute:
che il fabbricato dellOspedale sia sempre sotto lalto patronato della famiglia Calai ... riservandosi di nominare un suo rappresentante speciale in quale ... avrà diritto di voto;
che il locale stesso sia sempre adibito ad uso ospedale;
che allassistenza ... rimangano sempre le suore di S.Anna ...
che allinterno dellospedale resti sempre una cappella ...
In caso di inosservanza delle dette convenzioni ... la convenzione non avrà più valore ed i fabbricato, nonché la farmacia, dovranno ritornare alla famiglia Calai.
Per linviolato rispetto delle condizioni il medesimo (donatore) incarica gli eredi della famiglia Calai, il Vescovo Diocesano di Nocera e Gualdo, il Municipio locale e i vari parroci di San Donato e San Benedetto".
Negli ottantacinque anni trascorsi dalla stipula del contratto di donazione tante cose sono cambiate nella città e nel paese, a cominciare da quelle di carattere istituzionale, ma pur attraverso i vari passaggi alcuni punti fermi della situazione di diritto possono essere tuttora oggetto di contestazioni e discussione.
Con legge del 3 giugno 1937, che riordinava lintera materia, alla Congregazione di Carità subentrava lECA (Ente Comunale di Assistenza); più tardi la gestione delle opere pie Asilo Infantile, Ospizio Cronici e Ospedale Calai furono riunite negli Istituti Riuniti di Ricovero, con rispettive diverse personalità giuridiche.
Negli anni 60 la struttura ospedaliera fu sostanziamente raddoppiata, nel 1968, con la riforma Mancini, lOpera Pia Ospedale Calai era elevata ad Ente Ospedaliero; seguiva lo scorporo dalla gestione dellospedale delle altre attività economiche (azienda agraria e farmacia) e, a seguito della costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con legge regionale del gennaio 1980 lEnte ospedaliero veniva soppresso con incorporazione nella neocostituita Unità Sanitaria Locale; nelle varie fasi di questi passaggi il titolo di proprietà sulle strutture era attribuito al Comune nel quale con atto del governo regionale, venivano identificati anche gli "interessi originari dellEnte" e che, pertanto, è venuto a trovarsi nel doppio ruolo di proprietario dei beni e di "garante" del rispetto delle condizioni della donazione.
In questi 85 anni, oltre ai cambiamenti normativi sono maturati un coacervo di altri cambiamenti: varie successioni nella famiglia del donatore, abbandono del ruolo da parte delle religiose, estromissione della rappresentanza della famiglia dagli organi decisionali, cambiamenti nellordinamento religioso (non più diocesi di Nocera e Gualdo, unificazione delle parrocchie di San Donato e San Benedetto).
In tutte queste vicende lospedale ha sostanzialmente conservato le prerogative che erano alla base della donazione, anche se oggi, con un certo stupore, si legge nel protocollo di intesa firmato fra il Comune e la Regione di "eventuale riacquisto dalla Regione dellimmobile" da parte del Comune; e dove è finita la donazione?
Diversa invece è la considerazione sulla farmacia, non più dotazione dellospedale, ma trasformata in una attività commerciale di proprietà del Comune (tanto che viene correntemente indicata come farmacia comunale ed i relativi proventi entrano nel bilancio del Comune); il tutto in contrasto con il disposto del donatore "che i detti beni restino in perpetuo ad esclusiva opera di beneficenza".
A rigore di logica, con la trasformazione della farmacia in una attività commerciale comunale, è venuto meno uno dei cardini della donazione; analoghe considerazioni valgono per lo spostamento di una sede, da un immobile identificato nellatto di donazione catastalmente con dati inequivocabili.
Nel momento in cui la struttura (acquistata espressamente per dotazione dellospedale Calai ad esclusiva opera di beneficenza) è trasformata in attività commerciale, spostata in altra sede, ed i relativi locali sono destinati ad altri usi, si può sostenere che le prescrizioni contenute nellatto di donazione sono stati rispettati dallAmministrazione Comunale, nella doppia veste di "portatrice degli interessi originari dellEnte" e di garante delle disposizioni connesse alla donazione? E le figure giuridiche che possono essere legittimate a farlo sono più di una, tanto per esemplificare basti citare lESAP o la Fondazione Ospedale Calai.
Che poi ci sia qualcuno interessato al rispetto delle clausole della donazione è tutto da verificare, anche in considerazione che a suo tempo non ci furono resistenze al venir meno di altre delle condizioni fissate nellatto di donazione.
E' questa una storia che si ripete nella città: a suo tempo, quando il Comune acquisì larea nota come "Orti Mavarelli", la sua cessione fu concordata fra lAmministrazione Comunale del momento ed i proprietari, con impegno che la piazza risultante avrebbe conservato la denominazione "Ex Orti Mavarelli"; poi, storia recente, tutti sappiamo come è finita. Come può dirsi per i "patti parasociali", allegati allatto della vendita della Banca Popolare, per la stesura dei quali non furono lesinate carte bollate e il cui rispetto rimane affidato alla discrezionalità dei compratori. | GUALDESITA' | |||||
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