L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 4 - 27 febbraio 2005

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Le cose di cui si parla

(o non si parla ...)

La donazione Calai ..., ospedale e farmacia


07osfacalai.jpg (5043 byte)Con l’avvio della costruzione del nuovo ospedale comprensoriale di Branca, che prelude ad una diversa destinazione d’uso dell’attuale Ospedale Calai, e con la decisione già maturata del trasferimento in altra sede della omonima farmacia, si evidenziano due problemi di natura legale connessi all’eredità ed al rispetto delle condizioni che furono sancite nell’atto di donazione da parte di mons. Roberto Calai, stipulato il 1 dicembre 1919 con l’istituzione allora beneficiaria della donazione.

 

Sollecitati da alcuni lettori abbiamo cercato di ricostruire l’intera vicenda.

 

L’atto di donazione dell’ospedale e della farmacia da parte di mons. Calai, stipulato dal notaio Giulio Guerrieri, è in favore della Congregazione di Carità, un organismo costituito con delibera del Consiglio Comunale il 29 Dicembre 1862, nel quale erano state concentrate le varie opere pie (fra cui l’ex ospedale Diotisalvi) ed i beni di proprietà delle varie confraternite demaniate dopo l’unificazione nazionale, e che diventava così proprietaria anche del nuovo ospedale.

 

Nell’atto di donazione si legge che "Mons. Roberto Calai Marioni, qual proprietario dell’edificio costruito tutto a sue spese ... e qual proprietario del pari della farmacia (identificata catastalmente con numero civico, numero di mappa, reddito, confinanti ecc.) acquistata per dotazione dell’ospedale medesimo, intende cedere il detto ospedale e l’accennata farmacia ... e dona irrevocabilmente in proprietà ed usufrutto alle condizioni di cui in seguito, alla Congregazione di Carità rappresentata dal suo Presidente ...; la donazione sia soggetta alle condizioni seguenti, irrevocabili e assolute:

 

che il fabbricato dell’Ospedale sia sempre sotto l’alto patronato della famiglia Calai ... riservandosi di nominare un suo rappresentante speciale in quale ... avrà diritto di voto;

 

che il locale stesso sia sempre adibito ad uso ospedale;

 

che all’assistenza ... rimangano sempre le suore di S.Anna ...

 

che all’interno dell’ospedale resti sempre una cappella ...

 

In caso di inosservanza delle dette convenzioni ... la convenzione non avrà più valore ed i fabbricato, nonché la farmacia, dovranno ritornare alla famiglia Calai.

 

Per l’inviolato rispetto delle condizioni il medesimo (donatore) incarica gli eredi della famiglia Calai, il Vescovo Diocesano di Nocera e Gualdo, il Municipio locale e i vari parroci di San Donato e San Benedetto".

 

Negli ottantacinque anni trascorsi dalla stipula del contratto di donazione tante cose sono cambiate nella città e nel paese, a cominciare da quelle di carattere istituzionale, ma pur attraverso i vari passaggi alcuni punti fermi della situazione di diritto possono essere tuttora oggetto di contestazioni e discussione.

 

Con legge del 3 giugno 1937, che riordinava l’intera materia, alla Congregazione di Carità subentrava l’ECA (Ente Comunale di Assistenza); più tardi la gestione delle opere pie Asilo Infantile, Ospizio Cronici e Ospedale Calai furono riunite negli Istituti Riuniti di Ricovero, con rispettive diverse personalità giuridiche.

 

Negli anni ’60 la struttura ospedaliera fu sostanziamente raddoppiata, nel 1968, con la riforma Mancini, l’Opera Pia Ospedale Calai era elevata ad Ente Ospedaliero; seguiva lo scorporo dalla gestione dell’ospedale delle altre attività economiche (azienda agraria e farmacia) e, a seguito della costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con legge regionale del gennaio 1980 l’Ente ospedaliero veniva soppresso con incorporazione nella neocostituita Unità Sanitaria Locale; nelle varie fasi di questi passaggi il titolo di proprietà sulle strutture era attribuito al Comune nel quale con atto del governo regionale, venivano identificati anche gli "interessi originari dell’Ente" e che, pertanto, è venuto a trovarsi nel doppio ruolo di proprietario dei beni e di "garante" del rispetto delle condizioni della donazione.

 

In questi 85 anni, oltre ai cambiamenti normativi sono maturati un coacervo di altri cambiamenti: varie successioni nella famiglia del donatore, abbandono del ruolo da parte delle religiose, estromissione della rappresentanza della famiglia dagli organi decisionali, cambiamenti nell’ordinamento religioso (non più diocesi di Nocera e Gualdo, unificazione delle parrocchie di San Donato e San Benedetto).

 

In tutte queste vicende l’ospedale ha sostanzialmente conservato le prerogative che erano alla base della donazione, anche se oggi, con un certo stupore, si legge nel protocollo di intesa firmato fra il Comune e la Regione di "eventuale riacquisto dalla Regione dell’immobile" da parte del Comune; e dove è finita la donazione?

 

Diversa invece è la considerazione sulla farmacia, non più dotazione dell’ospedale, ma trasformata in una attività commerciale di proprietà del Comune (tanto che viene correntemente indicata come farmacia comunale ed i relativi proventi entrano nel bilancio del Comune); il tutto in contrasto con il disposto del donatore "che i detti beni restino in perpetuo ad esclusiva opera di beneficenza".

 

A rigore di logica, con la trasformazione della farmacia in una attività commerciale comunale, è venuto meno uno dei cardini della donazione; analoghe considerazioni valgono per lo spostamento di una sede, da un immobile identificato nell’atto di donazione catastalmente con dati inequivocabili.

 

Nel momento in cui la struttura (acquistata espressamente per dotazione dell’ospedale Calai ad esclusiva opera di beneficenza) è trasformata in attività commerciale, spostata in altra sede, ed i relativi locali sono destinati ad altri usi, si può sostenere che le prescrizioni contenute nell’atto di donazione sono stati rispettati dall’Amministrazione Comunale, nella doppia veste di "portatrice degli interessi originari dell’Ente" e di garante delle disposizioni connesse alla donazione? E le figure giuridiche che possono essere legittimate a farlo sono più di una, tanto per esemplificare basti citare l’ESAP o la Fondazione Ospedale Calai.

 

Che poi ci sia qualcuno interessato al rispetto delle clausole della donazione è tutto da verificare, anche in considerazione che a suo tempo non ci furono resistenze al venir meno di altre delle condizioni fissate nell’atto di donazione.

 

E' questa una storia che si ripete nella città: a suo tempo, quando il Comune acquisì l’area nota come "Orti Mavarelli", la sua cessione fu concordata fra l’Amministrazione Comunale del momento ed i proprietari, con impegno che la piazza risultante avrebbe conservato la denominazione "Ex Orti Mavarelli"; poi, storia recente, tutti sappiamo come è finita. Come può dirsi per i "patti parasociali", allegati all’atto della vendita della Banca Popolare, per la stesura dei quali non furono lesinate carte bollate e il cui rispetto rimane affidato alla discrezionalità dei compratori.

GUALDESITA'

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