L'ECO del Serrasanta Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia | N. 3 - 13 febbraio 2005 | ||||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | |||
Rubrica a cura di Carlo Catanossi L'aria che tira ... Ciascuno di noi ha un sogno nel cassetto. Per quei, non pochi, di noi che sperano di vendicarsi della fastidiosa tramontana che ci tormenta nelle giornate invernali (senza risparmiare, tuttavia, le altre stagioni) sembra essere giunto il momento. Finalmente il vento sarà imbrigliato ed asservito alle esigenze umane producendo per noi quanto di più prezioso la nostra società sembra considerare: lenergia.
Lidea mi sembra affascinante: giorno e notte, notte e giorno mentre noi ci dedichiamo a tutte altre cose viene prodotta energia senza inquinare lambiente. Non sembrerebbe una cosa difficile e ci si potrebbe domandare perché non ci si è pensato prima; se poi si fa mente locale ci si accorge che, in realtà, lidea non è del tutto nuova visto che i mulini a vento sono uninvenzione daltri tempi, molto diffusi in alcune aree della vecchia Europa.
In alcune parti, appunto! Come già per i mulini a vento (la cui diffusione in Olanda ed in Spagna è tipica) anche i moderni mulini che producono energia hanno trovato casa in aree definite: si tratta di regioni del Nord Europa (soprattutto Germania e Danimarca) dove, in ampie e brumose pianure si estendono i, cosiddetti, Parchi Eolici, cioè una selva di antenne con le ormai note pale rotanti.
Nel nostro paese (dove il vento non manca anche se la continuità è più problematica) la discussione è stata subito vivace: guelfi e ghibellini come in ogni questione nazionale. Potremmo forse rilevare di particolare in questa vicenda una spaccatura netta e senza esclusioni di colpi nel mondo ambientalista tra chi è favorevole e chi è contrario (ci sono state perfino accuse non velate di finanziamenti occulti da parte delle ditte produttrici degli impianti).
Stranamente nella nostra città le due fazioni non ci sono state: tutti (o quasi) daccordo e da subito. Pur non essendo catalogabile tra gli ambientalisti di maniera (ricordo una battaglia sulla questione "oasi del capriolo" su cui ho ottenuto ragione dal tempo pur tra gli strali immediati dei fautori della scelta) qualche domanda me la vorrei porre.
Il vento non è la soluzione al problema energetico; su questo cè lunanimità dei consensi visto che al massimo si stima di produrre luno per cento circa dellenergia necessaria al nostro paese da questa fonte rinnovabile. Se è vero che per arrivare a questa trascurabile percentuale sarebbe necessario invadere tutto lAppennino centrale (è questa larea del paese dove cè la ... materia prima) di migliaia di torri in centinaia di siti o parchi eolici, chi ce lo fa fare a noi che viviamo in questi territori? E' pur vero che può essere questione di gusto ma veramente qualcuno che li ha visti in opera può affermare che tali installazioni siano neutre per lambiente ed il paesaggio?
Se la Regione dellUmbria ha proclamato una sostanziale moratoria alla istallazione di parchi eolici, se i cittadini di Perugia si sono ribellati allipotesi di unistallazione sul monte Tezio, se alcuni comuni che hanno toccato con mano linvadenza delleolico si sono dichiarati "comuni deolizzati", insomma, se tanti ci ripensano ci sarà pure un motivo!
Ma, se volete, mi pongo la domanda in altro modo: perché si fanno gli impianti eolici?
La risposta esiste sicuramente, ma non è quella più apparente: non si fanno per lenergia che producono. Il discorso si potrebbe allargare e toccare la questione dei certificati verdi e del bussines che cè dietro, ma questo non sarebbe più argomento per poche righe su questo giornale quanto piuttosto tema per specialisti in un convegno.
Resta un problema: nella nostra città si è posta, da tempo, la questione delle cave; la discussione sulluso dellacqua è tuttora vivace; si è chiusa, a mio avviso troppo in fretta, la riflessione sulleolico. Sono diversi aspetti dello stesso problema: quale futuro per le risorse naturali di un territorio o, se preferite, quale futuro per la nostra vita? | GUALDESITA' | ||||||
| Pro Tadino | Prima pagina | Edizioni | Sommario | Cerca nel sito | ||